
Dazi USA al 25% sul Brasile: Lula stanzia 3,66 miliardi e cerca nuovi mercati
Il presidente brasiliano annuncia un pacchetto di credito per le imprese colpite e ribadisce la volontà di negoziare, pur denunciando l'assenza di reciprocità da Washington.
È entrato in vigore mercoledì 22 luglio il dazio aggiuntivo del 25 per cento imposto dagli Stati Uniti su una parte delle importazioni brasiliane, frutto di un’indagine condotta dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio (USTR) ai sensi della Sezione 301. Secondo l’amministrazione Trump, le politiche brasiliane in materia di pagamenti digitali (il sistema Pix), proprietà intellettuale, deforestazione illegale e accesso al mercato dell’etanolo costituirebbero pratiche commerciali sleali. Il capo dell’USTR, Jamierson Greer, ha dichiarato che Washington ha tentato per oltre un anno di negoziare senza ottenere risposte soddisfacenti. La misura colpisce circa il 20 per cento dell’export brasiliano verso gli USA, per un valore stimato tra 7,2 e 11 miliardi di dollari, con esenzioni per prodotti ritenuti essenziali come caffè, carne bovina e petrolio.
In risposta, il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha annunciato la terza fase del Plano Brasil Soberano, un pacchetto da 18,5 miliardi di real (circa 3,66 miliardi di dollari) in linee di credito per le imprese colpite, di cui 13,5 miliardi dal Tesoro nazionale e 5 miliardi dalla banca di sviluppo BNDES. Lula ha escluso ritorsioni immediate – il vicepresidente Geraldo Alckmin ha avvertito che “occhio per occhio lascia entrambi ciechi” – ma ha alzato il tono verso Washington: “Nessuno vincerà contro il Brasile mentendo”, ha detto, sfidando gli Stati Uniti a provare le accuse. Il presidente ha ribadito che il Brasile non abbandonerà il tavolo negoziale, pur non avendo mai incontrato “reciprocità” nei colloqui, e ha indicato nella crisi un’opportunità per diversificare i mercati: “Non piangeremo sui prodotti che non abbiamo venduto loro, cercheremo altri compratori”.
Il governo brasiliano teme un’escalation: il Paese è tra i sessanta sotto indagine per il presunto uso di lavoro forzoso nelle filiere produttive, accusa che potrebbe far scattare un ulteriore dazio del 12,5 per cento. Per questo, oltre al credito agevolato destinato a settori come macchinari, calzature, zucchero ed etanolo, l’Agenzia per la promozione delle esportazioni (Apex-Brasil) prepara un piano da 130 milioni di real per agosto, volto a dirottare le vendite verso Unione Europea, ASEAN e Asia centrale. L’impatto territoriale è asimmetrico: secondo i dati ufficiali, gli stati di San Paolo e Santa Catarina concentrano da soli oltre la metà del valore delle esportazioni colpite.
La tensione commerciale si innesta in un anno elettorale: in ottobre Lula cercherà un quarto mandato non consecutivo, con il senatore Flávio Bolsonaro – figlio dell’ex presidente Jair, alleato di Trump – come principale avversario. Il governo brasiliano ha ritirato dal negoziato temi come il Pix, giudicando i dazi “ingiusti e sproporzionati”, mentre la misura provvisoria per il pacchetto di aiuti sarà inviata al Congresso. Il dossier resta aperto: il Brasile insiste sul dialogo, ma accelera la diversificazione commerciale per ridurre la dipendenza da un unico acquirente.
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