Accedi
Edizione delle 16:00 CETmercoledì 5 agosto 2026
320 testate · 17 lingue989 briefing oggi
venerdì 24 aprile 2026

Delhi, senza rimorso l’assassino della figlia del funzionario: «Se mi avesse dato i soldi»

Rahul Meena, l’ex domestico diciannovenne accusato di aver stuprato e ucciso la figlia ventiduenne di un alto funzionario del fisco indiano nella sua abitazione nel quartiere Kailash Hills di Delhi, non mostra alcun segno di pentimento. Durante l’interrogatorio, secondo gli inquirenti della polizia di Delhi, ha dichiarato con freddezza che «se didi mi avesse dato i soldi, non sarebbe successo», riducendo la violenza a una conseguenza di un rifiuto economico. Un’affermazione che gli investigatori descrivono come «priva di rimorso» e che ha sconvolto l’opinione pubblica indiana, già scossa dalla brutalità del delitto: la giovane, laureata all’IIT, è stata aggredita nello studio sul tetto, strangolata con un cavo di ricarica e violentata mentre era priva di sensi, prima di essere trascinata per le scale nella stanza dove si trovava una cassaforte, da cui Meena ha sottratto circa duecentocinquantamila rupie.

La dinamica emerge dalle dichiarazioni rese in tribunale, dove il giudice ha concesso quattro giorni di custodia cautelare alla polizia. Nella stessa udienza, con il volto coperto, l’imputato ha mormorato «Mujhse apradh ho gaya, galti ho gayi» – ho commesso un crimine, un errore – parole che suonano come una confessione ma anche come un tentativo di minimizzazione, secondo i magistrati. La prospettiva del Rajasthan, regione d’origine di Meena, aggiunge elementi di complessità: nel villaggio di Alwar, la famiglia dell’accusato lo descrive come «tranquillo e senza cattive abitudini, salvo la dipendenza dal gioco online».

Una madre che ne difende la condotta, mentre gli inquirenti rivelano che già nella notte precedente il giovane avrebbe aggredito un’altra donna nella stessa area, un’escalation di violenza che la polizia interpreta come il frutto di un debito di oltre cinque lakh di rupie accumulato per alimentare la sua ossessione videoludica. Meena, assunto un anno fa come domestico grazie alla richiesta del padre che lavorava nello stesso ufficio della vittima, con uno stipendio mensile di ventimila rupie e bonus, aveva conservato una chiave di riserva e sfruttato la fiducia della famiglia per entrare con la scusa di un appuntamento con «aunty». Secondo gli analisti di Bruxelles, casi come questo sollevano interrogativi urgenti per l’Europa, dove il lavoro domestico informale resta diffuso: la mancanza di controlli sulle assunzioni private, sia a Delhi che a Roma, espone le famiglie a rischi che la sola fiducia non può prevenire.

A Delhi, la polizia ha intensificato le campagne per la verifica degli addetti alle pulizie, ma la risposta delle associazioni di residenti resta debole. In prospettiva, la vicenda diventa un monito: quando la dipendenza e il rancore si intrecciano con l’accesso non regolamentato alle abitazioni, il confine tra servizio e violenza si assottiglia. Per l’Italia, dove il dibattito sulla regolarizzazione del lavoro domestico è periodicamente riacceso, l’eco di questa tragedia indiana potrebbe alimentare una riflessione più sistemica sulla necessità di tutele e verifiche, prima che un altro «galti ho gayi» diventi l’epitaffio di una vita spezzata.

Ultim'ora
Il dramma del diabete in Indonesia: diagnosi tardive e scarsa aderenza·Trump rimborsa 100 miliardi di dollari di dazi dopo lo stop della Corte Suprema·Grecia, nasconde il cadavere del padre in un congelatore per due anni e mezzo per incassare la pensione·Vinicius Jr. respinge il rinnovo del Real Madrid, l'Arsenal prepara un'offerta record·Mudryk torna in campo dopo 20 mesi, ma il Chelsea cade 1-0 contro la Juventus a Hong Kong·Disney e TikTok annunciano un accordo per l'uso legale di clip nei video degli utenti·Trump lancia l’ultimatum all’Iran: «Ormuz si riapre subito o sarà un colpo durissimo»·Neymar decisivo e polemico: il Santos elimina il Remo e vola ai quarti di finale della Coppa del Brasile·Il dramma del diabete in Indonesia: diagnosi tardive e scarsa aderenza·Trump rimborsa 100 miliardi di dollari di dazi dopo lo stop della Corte Suprema·Grecia, nasconde il cadavere del padre in un congelatore per due anni e mezzo per incassare la pensione·Vinicius Jr. respinge il rinnovo del Real Madrid, l'Arsenal prepara un'offerta record·Mudryk torna in campo dopo 20 mesi, ma il Chelsea cade 1-0 contro la Juventus a Hong Kong·Disney e TikTok annunciano un accordo per l'uso legale di clip nei video degli utenti·Trump lancia l’ultimatum all’Iran: «Ormuz si riapre subito o sarà un colpo durissimo»·Neymar decisivo e polemico: il Santos elimina il Remo e vola ai quarti di finale della Coppa del Brasile·
Agg. 13:072 lingue · 5 testate
5 testate|2 lingue|3 min lettura
venerdì 24 aprile 2026

Delhi, senza rimorso l’assassino della figlia del funzionario: «Se mi avesse dato i soldi»

Rahul Meena, l’ex domestico diciannovenne accusato di aver stuprato e ucciso la figlia ventiduenne di un alto funzionario del fisco indiano nella sua abitazione nel quartiere Kailash Hills di Delhi, non mostra alcun segno di pentimento. Durante l’interrogatorio, secondo gli inquirenti della polizia di Delhi, ha dichiarato con freddezza che «se didi mi avesse dato i soldi, non sarebbe successo», riducendo la violenza a una conseguenza di un rifiuto economico. Un’affermazione che gli investigatori descrivono come «priva di rimorso» e che ha sconvolto l’opinione pubblica indiana, già scossa dalla brutalità del delitto: la giovane, laureata all’IIT, è stata aggredita nello studio sul tetto, strangolata con un cavo di ricarica e violentata mentre era priva di sensi, prima di essere trascinata per le scale nella stanza dove si trovava una cassaforte, da cui Meena ha sottratto circa duecentocinquantamila rupie.

La dinamica emerge dalle dichiarazioni rese in tribunale, dove il giudice ha concesso quattro giorni di custodia cautelare alla polizia. Nella stessa udienza, con il volto coperto, l’imputato ha mormorato «Mujhse apradh ho gaya, galti ho gayi» – ho commesso un crimine, un errore – parole che suonano come una confessione ma anche come un tentativo di minimizzazione, secondo i magistrati. La prospettiva del Rajasthan, regione d’origine di Meena, aggiunge elementi di complessità: nel villaggio di Alwar, la famiglia dell’accusato lo descrive come «tranquillo e senza cattive abitudini, salvo la dipendenza dal gioco online».

Una madre che ne difende la condotta, mentre gli inquirenti rivelano che già nella notte precedente il giovane avrebbe aggredito un’altra donna nella stessa area, un’escalation di violenza che la polizia interpreta come il frutto di un debito di oltre cinque lakh di rupie accumulato per alimentare la sua ossessione videoludica. Meena, assunto un anno fa come domestico grazie alla richiesta del padre che lavorava nello stesso ufficio della vittima, con uno stipendio mensile di ventimila rupie e bonus, aveva conservato una chiave di riserva e sfruttato la fiducia della famiglia per entrare con la scusa di un appuntamento con «aunty». Secondo gli analisti di Bruxelles, casi come questo sollevano interrogativi urgenti per l’Europa, dove il lavoro domestico informale resta diffuso: la mancanza di controlli sulle assunzioni private, sia a Delhi che a Roma, espone le famiglie a rischi che la sola fiducia non può prevenire.

A Delhi, la polizia ha intensificato le campagne per la verifica degli addetti alle pulizie, ma la risposta delle associazioni di residenti resta debole. In prospettiva, la vicenda diventa un monito: quando la dipendenza e il rancore si intrecciano con l’accesso non regolamentato alle abitazioni, il confine tra servizio e violenza si assottiglia. Per l’Italia, dove il dibattito sulla regolarizzazione del lavoro domestico è periodicamente riacceso, l’eco di questa tragedia indiana potrebbe alimentare una riflessione più sistemica sulla necessità di tutele e verifiche, prima che un altro «galti ho gayi» diventi l’epitaffio di una vita spezzata.

Divergenza delle fonti

— · 5 testate · 2 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

5 testate · 2 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Attacco missilistico russo su Kiev: 17 morti, nessun intercettore ha funzionato

14 lingue · 71 testate

Da Economy & Markets

I giganti del petrolio incassano utili record sulla guerra in Iran, Trump accusa le major americane

2 lingue · 21 testate

Da Technology

L’amministrazione Trump esenta i modelli open-weight cinesi dai nuovi test di sicurezza sull’IA

3 lingue · 11 testate

Leggi di più