
El Niño si rafforza: meno uragani in Atlantico, ma allarme energia in Sudamerica
L’uragano stagione 2026 sarà sotto media, ma l’evento climatico minaccia siccità in Colombia e Brasile. Preoccupano i prezzi delle assicurazioni.
La National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ha diffuso le previsioni per la stagione degli uragani atlantici del 2026, annunciando una probabilità del 55% di un’attività inferiore alla norma, con un numero di tempeste compreso tra otto e quattordici. La causa principale è lo sviluppo del fenomeno El Niño, che tende a inibire la formazione di cicloni nell’Atlantico attraverso una maggiore resistenza al flusso dei venti in quota. Tuttavia, come sottolineano gli analisti di NPR e BBC, l’eccezionale calore delle acque superficiali potrebbe comunque favorire la nascita di una o due tempeste di grande intensità, con conseguenze potenzialmente devastanti per le aree costiere degli Stati Uniti e dei Caraibi.
Mentre l’Atlantico si prepara a una stagione relativamente tranquilla, il Pacifico equatoriale si avvia verso un El Niño di forte intensità, con impatti drammatici su altri continenti. In Sudamerica, il Brasile meridionale si appresta a ricevere precipitazioni abbondanti, secondo uno studio dell’Università Federale di Rio Grande (FURG) citato da G1; al contrario, la Colombia si trova in una situazione critica. L’associazione Andesco e il ministro delle Miniere Edwin Palma hanno lanciato l’allarme: il paese ha meno di quattro mesi per evitare una crisi energetica causata dalla riduzione delle piogge e dalla pressione sugli invasi, già visibile con l’aumento della domanda e il calo dei livelli idrici. La probabilità di un arrivo anticipato di El Niño è balzata dal 62% all’82% per il trimestre maggio-luglio, come riferito dall’Istituto di Idrologia colombiano.
In Ghana, l’esperienza degli eventi del 1982-1983 e del 2023-2024 insegna che i super El Niño portano siccità prolungata, carestie e blackout, con il bacino di Akosombo a rischio. Gli osservatori di Accra avvertono che i modelli prefigurano una replica di quelle stagioni critiche. Nel frattempo, le agenzie di rating e le compagnie assicurative, secondo un’analisi di Forbes, non prevedono riduzioni dei premi per le zone a rischio uragani, nonostante il pronostico favorevole: il combinato disposto di acque calde e inflazione dei materiali edili tiene alto il costo della copertura.
Per l’Europa e l’Italia, gli effetti di El Niño si manifestano in modo indiretto ma significativo. La ridotta produzione idroelettrica in Sudamerica potrebbe influenzare i mercati globali delle commodity, mentre un inverno più secco nel bacino del Mediterraneo è spesso correlato a questi eventi. La lezione è chiara: i pronostici di una stagione sotto media non devono indurre a sottovalutare i rischi, come ammonisce il meteorologo canadese Bob Robichaud secondo cui “basta una tempesta” per causare danni enormi. L’unica certezza è la necessità di prepararsi, sia nei paesi in via di sviluppo che in quelli industrializzati, adattando infrastrutture e piani di emergenza a un clima sempre più estremo.
| Stampa latinoamericana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
| Stampa africana subsahariana | −0.40 | critical |
L'avvicinarsi di El Niño viene presentato come una minaccia immediata per la sicurezza energetica della Colombia. Con i bacini idrici bassi e le piogge scarse, le autorità avvertono di una finestra critica di pochi mesi per evitare blackout e razionamenti. Il tono è urgente, con un appello a un'azione rapida da parte del governo e dell'industria.
La copertura atlantica evidenzia il paradosso di una stagione degli uragani sotto la media a causa di El Niño, ma acque insolitamente calde potrebbero comunque generare tempeste distruttive. Le previsioni sottolineano che anche una stagione tranquilla può bastare un singolo evento grave, mentre i premi assicurativi difficilmente scenderanno. La narrazione bilancia un cauto ottimismo con una consapevolezza pratica del rischio.
La stampa dell'Africa subsahariana si concentra sugli effetti devastanti dei precedenti El Niño, in particolare in Ghana. La narrazione lega l'imminente El Niño a passate siccità, perdite di raccolti e carenze energetiche, avvertendo che l'agricoltura pluviale e l'idroelettrico della regione sono particolarmente vulnerabili. Il tono trasmette un senso di crisi ricorrente e di limitata capacità di farvi fronte.
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