
Esecuzioni in Florida: l'innocenza negata di Willacy e il ciclo di morte di DeSantis
Con la quinta esecuzione dell'anno in Florida, lo Stato ha messo a morte martedì sera Chadwick Scott Willacy, condannato per aver dato fuoco alla vicina di casa Marlys Sather nel 1990. Le sue ultime parole, rivolte alla famiglia della vittima, hanno ribadito una dichiarazione di innocenza che ha accompagnato l’intero iter giudiziario: «Spero che questo vi dia pace, ma non è giusto». Il condannato, cinquantottenne, è stato dichiarato morto alle 18:15 dopo l’iniezione letale di tre farmaci nel braccio della morte di Starke.
Un gesto che, secondo gli osservatori di Tallahassee, si inserisce in un disegno politico preciso del governatore Ron DeSantis, il quale ha recentemente firmato una serie di mandati capitali, incluso quello per Richard Knight, che sarà giustiziato il 21 maggio per l’omicidio di una donna e della sua bambina di quattro anni, avvenuto nel 2000. La descrizione giudiziaria di quei delitti – «efferati, atroci e crudeli» – riecheggia il linguaggio con cui le corti americane legittimano la pena capitale, mentre l’opinione pubblica resta spaccata. Nella stessa giornata, un altro caso ha attirato l’attenzione: Marcus Terry, condannato all’ergastolo per aver ucciso il compagno di cella conficcandogli una penna nella testa, ha reagito con risate e sorrisi alla sentenza, definendo il giudice «divertente».
Un episodio che, agli occhi degli analisti di Bruxelles, rafforza la perplessità europea verso un sistema penale che alterna esecuzioni di Stato a gesti di sfida grotteschi. L’Italia, che ha abolito la pena di morte dal 1947 e la considera una violazione inalienabile dei diritti umani, segue con attenzione queste vicende, mentre il dibattito sulla legittimità della pena capitale torna a infiammarsi oltreoceano. La Florida, con il suo ritmo sempre più serrato di esecuzioni, si configura come un laboratorio di una giustizia che non ammette dubbi, ma che proprio per questo solleva interrogativi profondi: fino a che punto la certezza della pena può convivere con il rischio di un errore giudiziario?
La risposta, per ora, resta sospesa tra le sbarre del braccio della morte e il silenzio delle camere a gas.
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