
Flop all'asta di Parigi per la borsa in 'pelle di T-Rex'
Realizzata con collagene estratto da un fossile, la borsa non ha raggiunto le stime minime, rivelando le tensioni tra scienza, lusso e autenticità.
La maison d’aste parigina Giquello ha messo in vendita nei giorni scorsi quella che veniva descritta come la prima borsa realizzata con pelle di Tyrannosaurus rex, ma l’esperimento ha deluso le aspettative: le offerte si sono fermate a circa 150.000 euro, ben al di sotto della stima minima di 300.000-500.000 euro, e il lotto è rimasto invenduto.
L’accessorio, grande quanto un foglio A4, era stato presentato lo scorso aprile ad Amsterdam come un oggetto «unico nel suo genere», capace di fondere scienza e lusso. Il materiale non proviene direttamente da un dinosauro, ma è il frutto di un processo biotecnologico: a partire da tracce di collagene estratte da un femore di T-rex scoperto in Montana venticinque anni fa, i ricercatori hanno inserito i frammenti proteici in una coltura cellulare animale, inducendo la produzione di fibre di collagene poi trasformate in un tessuto simile al cuoio. Secondo Iacopo Briano, esperto paleontologo coinvolto nell’operazione, le moderne tecniche di ingegneria tissutale permettono di «coltivare in laboratorio una pelle di dinosauro autentica», ma è una definizione che lascia spazio a molti distinguo.
La comunità scientifica nordamericana ed europea ha accolto l’iniziativa con scetticismo. Numerosi paleontologi hanno ricordato che non esiste un Dna completo di T-rex, e che quindi non è possibile ricreare un tessuto cutaneo realmente identico a quello del predatore preistorico. A ben vedere, l’operazione ricorda più un azzardo promozionale che un traguardo della ricerca, un’eco del mito di Jurassic Park declinato in chiave commerciale.
Perché l’asta ha fallito? Gli osservatori del mercato del lusso, soprattutto in Europa, suggeriscono che i collezionisti più facoltosi siano rimasti freddi di fronte a un ibrido: non un fossile originale, non un capolavoro di design, ma un prodotto la cui autenticità è in bilico tra realtà e fantasia. Le grandi case di moda italiane e francesi stanno sperimentando materiali bio-ingegnerizzati, ma il settore resta ancorato a un’idea di unicità che fatica a convivere con una pelle “coltivata” in vitro.
Questa vicenda segna un punto di svolta nel dialogo tra biotecnologia e moda. L’Europa, con i suoi distretti del lusso, sarà un banco di prova decisivo: da un lato la spinta verso sostenibilità e innovazione, dall’altro il rischio di deludere le aspettative di una clientela esigentissima. La borsa di T-rex resterà probabilmente una curiosità per musei e gallerie, ma il suo flop insegna che, per sedurre il mercato, la scienza deve offrire non solo meraviglia, ma anche una narrazione coerente e credibile.
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.60 | critical |
Una borsa realizzata con pelle coltivata in laboratorio a partire da collagene di un fossile di T-Rex è stata messa all'asta a Parigi senza essere venduta. Le offerte sono rimaste molto al di sotto della stima di 300-500 mila dollari, fermandosi a 150 mila. Il manufatto, presentato ad Amsterdam in primavera, è stato creato da tracce di collagene prelevate da un femore di tirannosauro scoperto in Montana 25 anni fa.
Un borsa in 'pelle di T-Rex' creata con biotecnologia ha suscitato scalpore nel mercato del lusso, evocando scene da Jurassic Park. Valutata oltre mezzo milione di dollari, è stata battuta all'asta a Parigi tra la fascinazione dei collezionisti e una forte polemica nel mondo scientifico. Il pezzo, sviluppato dal collagene di un fossile di Tyrannosaurus rex, è diventato uno degli oggetti più eclatanti mai proposti.
La borsa spacciata per vera pelle di T-Rex si è rivelata un flop all'asta di Parigi, con offerte ben al di sotto delle attese. Il materiale coltivato in laboratorio da tracce di collagene fossile non è affatto cuoio di dinosauro, come hanno chiarito diversi media. La casa d'aste sperava in fino a 500.000 euro, ma le offerte hanno a malapena superato i 150.000 e la borsa è rimasta invenduta.
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