
Gaza, Hamas accetta il piano di disarmo: ma restano nodi su verifiche e ritiro israeliano
L'annuncio del Board of Peace apre una fase inedita, ma le divergenze tra le parti sulla sequenza degli impegni e la diffidenza reciproca rendono incerta l'attuazione della road map in quindici punti.
Il 31 luglio 2026 il Board of Peace, organismo sostenuto dagli Stati Uniti, ha comunicato che Hamas ha accettato una road map per attuare le fasi successive dell'iniziativa di pace per Gaza promossa dal presidente Donald Trump. L'intesa, definita da Trump «una svolta importante» e «un grande passo per il Medio Oriente», prevede il disarmo completo di Hamas e di altre fazioni armate, il ritiro progressivo delle forze israeliane, lo schieramento di una Forza internazionale di stabilizzazione (ISF) e il trasferimento dell'amministrazione civile al Comitato nazionale per l'amministrazione di Gaza (NCAG), un organismo tecnocratico palestinese.
Secondo fonti vicine al dossier, l'adesione di Hamas è condizionata al rispetto degli impegni assunti da Israele nel protocollo di Sharm el-Sheikh: cessazione delle operazioni militari, arretramento fino alla «linea gialla» concordata e aumento degli aiuti umanitari. Un alto esponente del movimento ha dichiarato che le armi pesanti non saranno consegnate a Israele, ma immagazzinate sotto la supervisione dello stesso NCAG. Da parte israeliana, tuttavia, un funzionario ha affermato che non vi sarà «alcun ritiro» senza un disarmo giudicato autentico, mentre il ministro della Polizia Itamar Ben-Gvir ha respinto l'intesa. Il governo Netanyahu, a meno di tre mesi dalle elezioni, non ha ancora preso una posizione ufficiale, esponendosi alle critiche dell'opposizione interna e alle pressioni di Washington, dove fonti dell'amministrazione avvertono che Trump resterebbe «molto, molto deluso» da un'eventuale mancata adesione israeliana.
La road map in quindici punti, resa pubblica dal Consiglio di pace, fissa un principio di condizionalità rigorosa: ogni fase successiva potrà scattare solo dopo la certificazione, da parte di una Commissione internazionale di verifica, del rispetto degli obblighi precedenti. Entro quattordici giorni dall'approvazione di tutte le parti dovrà essere definito un calendario attuativo; per le armi pesanti, i depositi, i siti di produzione militare e i tunnel si stima un arco temporale compreso tra 200 e 350 giorni. La ISF, che dovrebbe includere personale di Paesi come Marocco, Kosovo e Albania, avrà il compito di garantire la sicurezza durante la transizione, ma la sua composizione e le regole d'ingaggio restano da definire.
Le incognite maggiori riguardano la verifica del disarmo e la sequenza del ritiro. Analisti israeliani sottolineano che Hamas ha costruito in decenni un arsenale complesso, inclusi missili anticarro, droni e una rete di tunnel, e che ispezioni efficaci in un contesto di conflitto sono estremamente difficili. Sul fronte palestinese, il NCAG dovrà dimostrare di poter ripristinare servizi essenziali in un territorio devastato e guadagnare legittimità agli occhi di una popolazione provata, mentre la ISF si misurerà con un mandato che eccede il peacekeeping tradizionale, in una regione dove missioni analoghe – come UNIFIL in Libano – non hanno impedito il riarmo di gruppi armati.
Il segretario generale dell'ONU, António Guterres, ha esortato le parti ad attuare la road map senza indugi. Al momento, il dossier resta sospeso alla reciproca diffidenza e alla capacità dei garanti internazionali di tenere insieme un processo che, per la prima volta, delinea un percorso concreto verso il disarmo di Hamas e una nuova governance a Gaza, ma che rischia di arenarsi sulle stesse controversie che hanno fatto fallire precedenti iniziative di pace.
| Stampa europea continentale | +0.90 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
| Stampa israeliana | −0.30 | critical |
Trump proclama una svolta storica e accredita Israele come partner soddisfatto. Il piano è ormai un fatto compiuto, le incognite sono cancellate.
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L'accordo è un passo importante ma restano molti ostacoli concreti. L'attenzione è posta sulle incognite e sulla necessità di una verifica sul campo.
Enfatizzando gli ostacoli e lo scetticismo, si crea una cornice di prudenza che bilancia l'entusiasmo iniziale.
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