
Giappone: due impiegate morte dopo essere state richiamate in un centro commerciale colpito dal sisma
Secondo i media locali, le due donne avevano già evacuato l'Aeon Mall di Kashima dopo il terremoto, ma sono state invitate a rientrare per mettere al sicuro l'incasso.
Il bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito la prefettura di Kumamoto il 28 luglio comprende due donne morte in un'esplosione avvenuta all'interno del centro commerciale Aeon Mall di Kashima. Secondo quanto riferito da Kyodo e da altri media giapponesi, le due erano riuscite a evacuare in sicurezza dopo la scossa, ma sono state successivamente richiamate all'interno dal loro datore di lavoro per mettere al sicuro i soldi della cassa. La magnitudo del sisma è stata riportata come 7,1 da diverse fonti e 6,8 da una testata britannica, ma l'agenzia meteorologica giapponese non ha ancora diffuso un dato ufficiale univoco.
Una delle vittime, Kurumi Otake, aveva 22 anni. Secondo la ricostruzione fornita dalla famiglia a NHK, dopo essere uscita dal centro commerciale la giovane aveva incontrato un parente nel parcheggio e gli aveva detto che doveva rientrare perché l'azienda le aveva chiesto di spostare il denaro dal registratore di cassa alla cassaforte. Nonostante le raccomandazioni contrarie del familiare, Otake è rientrata insieme a una collega. Pochi minuti dopo è avvenuta l'esplosione. La madre della ragazza, citata in lacrime dai media locali, ha dichiarato: «Mia figlia non tornerà più». Il direttore commerciale di Habita, l'azienda che gestiva il negozio, ha confermato di aver impartito l'ordine e si è scusato pubblicamente, affermando: «A pensarci ora, non valeva una vita».
Un'altra vittima, di 39 anni, lavorava come responsabile di un negozio di abbigliamento al secondo piano del centro commerciale. Secondo il quotidiano Yomiuri, il marito ha raccontato che la donna lo aveva chiamato subito dopo il terremoto per rassicurarlo e per sapere del figlio tredicenne. L'uomo ha dichiarato di non averle detto di non rientrare, un rimpianto che lo tormenta. Il corpo della donna è stato ritrovato vicino a un'uscita riservata al personale, e la polizia ha riferito alla famiglia che la sofferenza è stata di breve durata. La coppia era sposata da quindici anni e non aveva mai potuto celebrare un matrimonio.
L'azienda Habita, che conta oltre dieci negozi nella regione del Kyushu, ha inizialmente rifiutato di rispondere alle richieste dei media, e la società madre Nihon Dohjin ha temporaneamente rimosso il marchio dal proprio sito. Successivamente, il presidente e il direttore commerciale hanno partecipato al funerale di Otake per porgere le scuse alla famiglia, consegnando anche una versione scritta dei fatti. Le autorità locali hanno dichiarato che l'indagine sulla dinamica dell'esplosione è in corso e che il bilancio complessivo delle vittime dell'evento sismico resta provvisorio.
| Stampa giapponese-coreana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
L'autorità del disastro parla: la priorità è il bilancio complessivo delle vittime, l'evacuazione e le indicazioni pubbliche, non le singole tragedie.
Sussumendo l'esplosione e la morte delle lavoratrici sotto un conteggio ampio e molteplici voci di cronaca, la copertura normalizza l'incidente come parte attesa di un disastro su larga scala, diluendo qualsiasi responsabilità specifica.
Omette il particolare cruciale che le due lavoratrici furono richiamate dal loro datore di lavoro e non discute la responsabilità aziendale o le circostanze della loro morte.
Il cronista neutrale parla: i fatti sono che due lavoratrici sono morte dopo essere state richiamate, e l'azienda si è scusata, ma la situazione resta tragica.
Citando le scuse dell'azienda e riconoscendo l'inappropriatezza dell'ordine senza usare linguaggio accusatorio, la copertura mantiene un tono di cronaca obiettiva, lasciando il giudizio al lettore.
Omette il resoconto emotivo dettagliato del marito e la successiva reazione sui social contro la società madre, così come le accuse specifiche di occultamento.
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