
Ondata di caldo record in Corea del Sud: 42,5°C, stop alle attività all'aperto
La Corea del Sud registra la temperatura più alta da 122 anni, mentre le autorità impongono misure d'emergenza e il caldo si estende a Seul e alla Corea del Nord.
La Corea del Sud ha registrato domenica la temperatura più alta da quando sono iniziate le rilevazioni moderne nel 1904: nella città sud-orientale di Yangsan il termometro ha raggiunto i 42,5 gradi Celsius, secondo l’Amministrazione meteorologica coreana (Kma). Il precedente record nazionale era già stato superato nei due giorni precedenti. L’ondata di calore, finora concentrata nel sud-est, si sta estendendo all’area metropolitana di Seul e ad altre regioni occidentali, ha riferito lunedì l’agenzia meteorologica. Per la capitale, città di nove milioni di abitanti, è stato emesso il primo “allarme grave per ondata di calore” introdotto quest’anno, con previsioni di temperature percepite fino a 38 gradi da martedì mattina.
Le autorità hanno invitato la popolazione a “interrompere immediatamente tutte le attività all’aperto” e a spostarsi in luoghi climatizzati o in centri di raffreddamento designati, avvertendo che “gli spazi interni senza aria condizionata sono pericolosi”. La prima ministra Han Seong-sook ha ordinato ai ministeri e ai governi locali di mobilitare tutte le risorse disponibili per far fronte all’emergenza, dopo che il governo ha innalzato il livello di allerta per ondata di calore al secondo più alto, sbloccando fondi per i soccorsi e ispezioni più frequenti nelle aree colpite. Secondo i dati dell’Agenzia coreana per il controllo e la prevenzione delle malattie, da metà maggio 14 persone sono morte e 1.889 hanno sofferto di patologie legate al caldo.
L’emergenza ha sconvolto la vita quotidiana. La lega professionistica di baseball ha cancellato partite a Busan e Changwon, dove la temperatura ha raggiunto 39,5 gradi, e ha annunciato possibili ulteriori rinvii. In molte città, tra cui Daegu e Busan, le temperature hanno superato i 30 gradi, mentre a Gyeongju si sono toccati i 40,3 gradi, record locale degli ultimi otto anni. Anche la Corea del Nord è colpita: i media statali hanno riferito di temperature vicine ai 40 gradi in alcune aree e di una quinta notte tropicale consecutiva a Pyongyang, con minime sopra i 25 gradi.
Il nuovo sistema di allerta sudcoreano, che prevede un livello di “emergenza” quando la temperatura percepita raggiunge i 38 gradi o quella reale i 39, è simile a quello adottato quest’anno dal Giappone, che ha introdotto il termine “kokushobi” (giorno crudelmente caldo) per temperature superiori ai 40 gradi. Gli scienziati avvertono che eventi meteorologici estremi come le ondate di calore stanno diventando più frequenti e intensi a causa del cambiamento climatico di origine umana, aggravato quest’anno dal ritorno del fenomeno El Niño. Anche l’Europa ha vissuto un’estate torrida, con ondate di calore prolungate che hanno superato i 40 gradi nel sud del continente, spingendo le autorità a emettere allerte sanitarie e a invitare la popolazione a evitare attività all’aperto nel pomeriggio.
L’ondata di caldo dovrebbe proseguire: l’agenzia meteorologica sudcoreana prevede un ulteriore aumento delle temperature nelle regioni occidentali questa settimana, con notti tropicali che potrebbero continuare. Le autorità monitorano anche il tifone Dolphin, in rotta verso la Cina sud-orientale, il cui percorso potrebbe determinare la durata della canicola: uno spostamento verso est potrebbe aumentare l’umidità e peggiorare la situazione, mentre una traiettoria più vicina alla penisola coreana potrebbe portare venti e piogge, alleviando temporaneamente il caldo.
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Le autorità sudcoreane e l'agenzia meteorologica giapponese parlano con voce unica: il caldo è senza precedenti e richiede azioni immediate.
Associa la gravità dell'ondata di caldo a un termine giapponese appena coniato e a un impatto sui soccorsi sismici, creando una catena di emergenze che amplifica la percezione di crisi.
Non menziona che anche la Corea del Nord è colpita, limitando la portata geografica alla sola Corea del Sud e al Giappone.
La penisola coreana nel suo insieme affronta la sfida climatica, con autorità e popolazione unite nella risposta.
Descrive l'ondata di caldo come un fenomeno che colpisce entrambe le Coree, normalizzando la situazione nordcoreana senza evidenziare differenze politiche, e dando un senso di responsabilità condivisa.
Non fornisce dettagli sulle condizioni specifiche in Corea del Nord né su eventuali limitazioni delle infrastrutture locali.
Le autorità meteorologiche e sanitarie sudcoreane introducono un nuovo livello di allarme e rendicontano il numero dei ricoveri per legittimare la severità del provvedimento.
Utilizza il dato dei quasi 300 ricoveri e l'introduzione di un nuovo sistema di allarme per oggettivare l'urgenza e giustificare le restrizioni alle attività all'aperto.
Tralascia il contesto giapponese e nordcoreano, concentrandosi esclusivamente sulla Corea del Sud e sul nuovo sistema.
L'Asia orientale affronta una sfida senza precedenti, con Corea del Sud e Giappone che reagiscono in modo coordinato.
Presenta l'evento come una questione regionale, accostando le reazioni dei due paesi per suggerire una minaccia comune e una risposta condivisa, senza entrare nei dettagli locali.
Non menziona la Corea del Nord né l'impatto specifico sulle popolazioni, limitandosi a una panoramica generale.
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