
Stati Uniti e Giappone, la convivenza con gli orsi è sempre più difficile
Un escursionista trovato morto nel Glacier National Park, due feriti a Yellowstone, e in Giappone già tre vittime sospette: l’aumento degli attacchi letali mette alla prova le autorità.
Un tragico ritrovamento nel Glacier National Park, in Montana, ha riacceso l’attenzione sul delicato equilibrio tra uomo e fauna selvatica. Il corpo senza vita di Anthony Pollio, escursionista trentatreenne di Fort Lauderdale, è stato scoperto mercoledì in una zona boschiva fitta, a circa due miglia e mezzo dal sentiero del Monte Brown. Le lesioni, secondo i funzionari del parco, sono compatibili con l’aggressione di un orso. Si tratta del primo attacco mortale nella storia recente del parco – l’ultimo risaliva al 1998 – e ha portato alla chiusura immediata del tratto di sentiero interessato.
A poche centinaia di chilometri di distanza, nel parco di Yellowstone, due escursionisti sono rimasti gravemente feriti in un altro episodio riconducibile a un grizzly. Le autorità sospettano che si tratti di una femmina con cuccioli – almeno due o tre, di età inferiore all’anno – che ha reagito alla presenza umana. Nonostante la rarità di eventi letali (otto in tutto dalla fondazione del parco nel 1872), l’incidente dimostra come la prossimità tra visitatori e grandi predatori sia in aumento.
Dall’altra parte del Pacifico, il Giappone affronta una situazione ancora più critica. Il ministero dell’Ambiente ha confermato che la donna di cinquantacinque anni trovata senza vita il 21 aprile nella prefettura di Iwate è stata uccisa da un orso: si tratta del primo attacco mortale del 2026, dopo un anno record che ha registrato tredici vittime. Due altri corpi scoperti a maggio nelle prefetture di Iwate e Yamagata sono sospettati di essere collegati a orsi. Per gli analisti di Tokyo, la causa è multipla: la popolazione di orsi è in crescita, il cambiamento climatico altera le fonti di cibo, l’abbandono delle campagne e dei terreni agricoli spinge gli animali verso i centri abitati.
La situazione giapponese ha spinto il governo a misure senza precedenti: l’anno scorso è stato schierato l’esercito nella prefettura di Akita, e l’agenzia per il turismo sta sovvenzionando recinzioni protettive per i bagni termali all’aperto. Negli Stati Uniti, la risposta è più localizzata, ma il problema è il medesimo: come ha osservato un esperto del National Park Service, gli orsi perdono la paura degli uomini quando trovano cibo facile nelle case e nei campeggi. L’allarme, però, non riguarda solo il Nord America e l’Asia orientale. Anche in Italia – sulle Alpi e sugli Appennini, dove lupi e orsi bruni stanno riconquistando spazi – la convivenza con i grandi predatori è diventata una questione politica e sociale. Il caso dell’orso M49, detto "Papillon", o gli abbattimenti autorizzati in Trentino sono solo i sintomi di una tensione destinata a crescere, finché non si troverà un modello di gestione capace di conciliare sicurezza umana e conservazione della biodiversità.
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