
Golfo in fiamme: Teheran lancia missili sul Golfo, Washington risponde colpendo Qeshm
Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran: intercettati droni e missili su Kuwait e Bahrain, attacco sull’isola di Qeshm. Colloqui di pace in stallo, petrolio in rialzo e ripercussioni globali.
Nella notte tra il 2 e il 3 giugno 2026, il Golfo Persico ha registrato una violenta escalation tra Stati Uniti e Iran. Secondo il Comando Centrale americano (CENTCOM), le forze statunitensi hanno intercettato e distrutto diversi missili balistici e droni lanciati dall'Iran verso Kuwait e Bahrain, e hanno condotto attacchi “di autodifesa” contro una stazione di controllo militare sull’isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz. Due missili diretti in Kuwait sono caduti o si sono disintegrati in volo, mentre tre missili sul Bahrein sono stati abbattuti dalle difese aeree americane e bahreinite. L’Iran, tramite i Guardiani della Rivoluzione (IRGC), ha rivendicato invece di aver colpito con successo il quartier generale della Quinta Flotta USA in Bahrein e le basi aeree di Ali al-Salem e Camp Arifjan in Kuwait, come ritorsione per il precedente attacco americano a Qeshm e per il blocco navale in vigore da aprile.
Lo scontro si inserisce in un conflitto più ampio iniziato a fine febbraio con l’offensiva statunitense e israeliana contro l’Iran, che ha innescato una spirale di rappresaglie. Il 2 giugno, poche ore prima degli attacchi missilistici, un aereo americano aveva già colpito con un missile Hellfire la sala macchine della petroliera M/T Lexie (bandiera del Botswana), dopo che l’equipaggio aveva ignorato per 24 ore gli avvertimenti e tentato di forzare il blocco navale diretto al terminal petrolifero di Kharg Island. L’episodio ha fatto salire il prezzo del greggio: il Brent ha superato i 97 dollari al barile, con un rialzo di oltre l’1% che si riverbera sui mercati energetici europei, già provati dalla dipendenza dalle rotte del Golfo.
Le agenzie di stampa e i media internazionali offrono narrazioni divergenti che alimentano la tensione. I media statali iraniani, come Press TV e Tasnim, parlano di “attacchi precisi e concentrati” e avvertono che “l’era del colpisci e fuggi è finita”, minacciando una risposta più massiccia. Al contrario, fonti militari kuwaitiane confermano l’attivazione delle difese aeree e la caduta di detriti, ma smentiscono danni a terra; Manama ha diramato allarmi antiaerei e invitato la popolazione a cercare riparo. Gli Stati Uniti bollano come “menzogne” le rivendicazioni iraniane e sottolineano che nessun militare o struttura è stato colpito. Secondo analisti europei, questa guerra dell’informazione complica i già fragili negoziati di pace, mediati da Oman e Qatar ma in fase di stallo.
Le cancellerie occidentali guardano con preoccupazione allo stallo diplomatico. L’Europa teme un’interruzione prolungata del traffico nello Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del petrolio mondiale; per l’Italia, che importa circa il 13% del proprio greggio dalla regione, la crisi si traduce in rincari e incertezza sulle forniture. Da Pechino e Mosca si leva qualche critica all’unilateralismo americano e al blocco navale, ma senza iniziative concrete. Intanto, il conflitto rischia di allargarsi: le immagini satellitari mostrano esplosioni nel sud del Kuwait e nei pressi di Qeshm, mentre le ostilità mettono alla prova la tenuta delle alleanze regionali e la capacità della comunità internazionale di scongiurare una guerra aperta.
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.50 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
I media russi riferiscono che gli Stati Uniti hanno condotto attacchi contro l'isola iraniana di Qeshm e hanno colpito una petroliera, descrivendo tali azioni come presunta autodifesa. Le affermazioni del CENTCOM vengono riportate con scetticismo, mentre si dà spazio alle rivendicazioni iraniane di aver colpito basi americane. La narrazione suggerisce una spirale di escalation alimentata dall'aggressività statunitense.
I media del Golfo arabo sottolineano che Kuwait e Bahrein sono stati presi di mira da missili e droni iraniani, attivando allarmi e intercettazioni difensive. I comunicati militari kuwaitiani e statunitensi vengono citati per affermare che gli attacchi sono stati sventati, dipingendo l'Iran come aggressore e i paesi del Golfo come vittime che si difendono con successo.
La stampa latinoamericana presenta gli attacchi statunitensi sull'isola di Qeshm e contro una petroliera come azioni aggressive camuffate da 'autodifesa', mettendo il termine tra virgolette per segnalare scetticismo. Dà risalto alle rivendicazioni iraniane di ritorsioni contro basi americane in Kuwait, inquadrando l'escalation come conseguenza dell'interventismo militare statunitense.
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