
La generazione Z riscrive le regole del lavoro e dell'amore, tra ansia e nuove ambizioni
Dai giovani messicani che mettono in discussione la carriera tradizionale alla frattura ideologica tra i sessi, un ritratto di una generazione sotto pressione ma determinata a ridefinire il successo.
Nelle ultime settimane, negli uffici di Grupo UPAX, un'azienda messicana, hanno fatto il loro ingresso studenti dell'ultimo anno delle superiori. Partecipano a un programma di internship della Fundación Azteca, e il loro sguardo, racconta un dirigente, è colmo di curiosità e voglia di misurarsi con il mondo professionale. Eppure, quella stessa generazione viene spesso descritta come priva di ambizione. Un equivoco che si scontra con i dati: secondo uno studio globale di Randstad su 26mila lavoratori, l'equilibrio tra vita e lavoro è oggi la principale motivazione professionale, più dello stipendio. I giovani della Gen Z, cresciuti osservando leader esauriti e disponibili ventiquattr'ore su ventiquattro, non rifiutano il successo: lo stanno semplicemente ridefinendo, misurandolo in benessere, flessibilità e senso, anziché in gerarchie e titoli.
Dietro questa trasformazione culturale, però, si nasconde un carico di sofferenza che le statistiche rivelano con crudezza. In Messico, il 40% delle persone tra i 18 e i 24 anni presenta sintomi gravi o molto gravi di depressione, ansia o stress, secondo l'AXA Mind Health Report, che ha coinvolto oltre 19mila persone in 18 Paesi. Più di un terzo dei giovani lavoratori ha chiesto un congedo medico per motivi di salute mentale nell'ultimo anno. Passano oltre sei ore al giorno davanti a uno schermo per attività personali, e nove su dieci ammettono che questa abitudine altera il sonno, l'umore e la concentrazione. Non sorprende che quasi la metà di loro si rivolga all'intelligenza artificiale per cercare sostegno emotivo, una pratica che, avverte la dottoressa Avril Rey di AXA México, può essere utile solo se affiancata da fonti affidabili e supporto professionale, altrimenti rischia di generare ulteriore disagio.
La frammentazione non è solo interiore. Sul piano delle relazioni affettive, la Generazione Z sta vivendo quello che la filosofa Nancy Fraser definirebbe una dissonanza cognitiva: il personale è diventato politico, e gli spazi di incontro si sono dissolti. Secondo una ricerca del Survey Center on American Life, il 60% delle donne giovani afferma di non poter uscire con un uomo che non condivida le sue posizioni su aborto o femminismo; tra gli uomini, la percentuale scende al 35%. I due sessi si percepiscono reciprocamente come la parte lesa, e abitano bolle digitali alimentate da algoritmi che amplificano la distanza. L'investigatore Daniel Cox parla di un filtro di purezza morale che rende sempre più raro il dialogo, e con esso la possibilità di innamorarsi.
Mentre i più giovani combattono queste battaglie, all'altro capo della vita lavorativa il talento senior affronta una discriminazione silenziosa ma altrettanto corrosiva. In Messico, il 61,6% degli over 60 ha indicato l'età come principale causa di discriminazione subita negli ultimi cinque anni (ENADIS 2022). Eppure, uno studio di Rankmi rivela che i professionisti tra i 50 e i 59 anni occupano la maggior parte delle posizioni di leadership e mantengono livelli di performance pari o superiori agli altri. La barriera non scatta quando l'esperienza è già dentro l'organizzazione, ma nei momenti di transizione: quando si cerca un nuovo impiego, si cambia settore o si deve dimostrare di saper ancora apprendere. Il pregiudizio non è più esplicito – nessun annuncio recita più "massimo 35 anni" – ma si annida in valutazioni apparentemente oggettive su chi sia una "scommessa sicura".
Così, mentre gli studenti delle superiori varcano la soglia di Grupo UPAX con la speranza di costruire un futuro a misura di benessere, e i loro coetanei si misurano con ansie e solitudini digitali, il mondo del lavoro si scopre attraversato da linee di faglia generazionali che chiedono di essere ascoltate. Forse la domanda non è se i giovani vogliano ancora crescere, ma quali modelli di crescita e di relazione siamo in grado di immaginare per loro.
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | +0.30 | aligned |
La Generazione Z è vittima di una crisi silenziosa: ansia, ideologia e instabilità lavorativa hanno rotto i legami amorosi, e serve un intervento urgente.
Si accumulano dati allarmanti e testimonianze per trasformare un fenomeno sociale in una emergenza sanitaria e morale, spingendo all'azione.
Non menziona il ruolo politico della Gen Z come forza elettorale o la loro competenza digitale, concentrandosi solo sulle difficoltà.
I giovani non sono un problema ma la chiave del futuro: le campagne devono adattarsi ai nativi digitali e ai loro dati.
Si enfatizza la demografia e la tecnologia per presentare il cambiamento come inevitabile e gestibile, riducendo a sfida tecnica ciò che altrove è crisi esistenziale.
Non affronta la crisi relazionale o la salute mentale dei giovani, presentandoli solo come agenti politici.
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