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Giustizia e Dirittomercoledì 15 luglio 2026

Google citata in giudizio dagli editori: Gemini addestrato su libri protetti senza autorizzazione

Una class action a New York accusa il colosso di aver copiato milioni di volumi per il suo modello di IA, innescando un nuovo fronte nella guerra legale sul copyright digitale.

Un gruppo di grandi editori e uno scrittore hanno depositato martedì presso un tribunale federale di New York una class action contro Google, accusando la società di aver utilizzato senza autorizzazione milioni di opere protette da copyright per addestrare il proprio modello di intelligenza artificiale Gemini. Secondo la denuncia, a cui hanno aderito Hachette Book Group, Cengage Learning, Elsevier, l’autore Scott Turow e la sua casa editrice S.C.R.I.B.E., Google avrebbe “copiato segretamente” i volumi digitalizzati attraverso il servizio Google Books e altre piattaforme, inizialmente concessi per usi limitati, per poi impiegarli nell’addestramento dell’IA generativa.

I querelanti sostengono che Gemini sia oggi in grado di produrre libri e contenuti che competono direttamente con le opere originali, arrivando a imitare “gli elementi espressivi e le scelte creative di autori specifici”. La denuncia cita documenti interni di Google in cui la stessa azienda avrebbe valutato l’uso di libri protetti come “altamente rischioso”, con potenziali sanzioni comprese tra 10 e 100 miliardi di dollari, ma avrebbe comunque proseguito. Viene inoltre contestata la rimozione delle informazioni sulla gestione dei diritti (Copyright Management Information) per occultare la provenienza dei testi.

La causa si inserisce in un contenzioso crescente tra industria editoriale e sviluppatori di IA. Già a maggio scorso gli stessi attori avevano intentato un’azione analoga contro Meta, mentre lo scorso settembre la società Anthropic ha raggiunto un accordo da 1,5 miliardi di dollari con un gruppo di autori che l’accusavano di aver copiato illegalmente libri per addestrare il modello Claude. Secondo la giurisprudenza statunitense, tuttavia, il quadro resta incerto: un giudice federale ha riconosciuto che l’uso di opere per l’addestramento può rientrare nel “fair use”, ma ha escluso tale protezione per i materiali ottenuti in modo palesemente illecito. In California, due pronunce preliminari hanno dato ragione alle aziende di IA proprio invocando il fair use, alimentando un dibattito che, secondo osservatori europei, potrebbe influenzare anche l’applicazione del recente AI Act dell’Unione, il quale impone obblighi di trasparenza sui dati di addestramento.

Per il settore editoriale, la posta in gioco è la tutela di un modello economico fondato sul diritto d’autore, mentre per le imprese tecnologiche si profila la necessità di rivedere le catene di approvvigionamento dei dati. La class action chiede un’ingiunzione che blocchi l’uso dei contenuti protetti e il risarcimento dei danni, senza quantificare l’importo. Google non ha ancora risposto pubblicamente alle accuse. Il tribunale dovrà ora pronunciarsi sull’ammissibilità della class action e, in seguito, sul merito della vertenza, in un procedimento che, secondo analisti legali di Washington, potrebbe richiedere anni e creare un precedente di portata globale.

Divergenza — chi la racconta come
0%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.50 a −0.20
CriticoFavorevole
EURCIN
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.20neutral
Stampa cinese−0.50critical
La stampa statunitense, che rappresenta direttamente le parti coinvolte (Google e gli editori), non è inclusa in questo cluster.
Stampa europea continentale−0.20
Voce

I publisher europei e americani portano Google in tribunale per violazione del copyright, chiedendo giustizia per l'uso non autorizzato delle loro opere.

Meccanismogiudizializzazione

La narrazione si basa sulla citazione diretta della denuncia e sull'uso di termini legali per presentare il caso come una questione di diritto, senza prendere posizione esplicita.

Omissione

Non menziona la valutazione interna di Google sui rischi legali né le precedenti sentenze californiane che hanno riconosciuto il fair use per l'addestramento AI.

DistaccoPragmatismo
Stampa cinese−0.50
Voce

Google ha consapevolmente violato il copyright, come dimostrano i suoi stessi documenti interni che stimano multe miliardarie.

Meccanismorivelazione di rischi

La credibilità è costruita attraverso la citazione di documenti interni di Google e di precedenti giurisprudenziali, creando un quadro di colpevolezza premeditata.

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mercoledì 15 luglio 2026

Google citata in giudizio dagli editori: Gemini addestrato su libri protetti senza autorizzazione

Una class action a New York accusa il colosso di aver copiato milioni di volumi per il suo modello di IA, innescando un nuovo fronte nella guerra legale sul copyright digitale.

Un gruppo di grandi editori e uno scrittore hanno depositato martedì presso un tribunale federale di New York una class action contro Google, accusando la società di aver utilizzato senza autorizzazione milioni di opere protette da copyright per addestrare il proprio modello di intelligenza artificiale Gemini. Secondo la denuncia, a cui hanno aderito Hachette Book Group, Cengage Learning, Elsevier, l’autore Scott Turow e la sua casa editrice S.C.R.I.B.E., Google avrebbe “copiato segretamente” i volumi digitalizzati attraverso il servizio Google Books e altre piattaforme, inizialmente concessi per usi limitati, per poi impiegarli nell’addestramento dell’IA generativa.

I querelanti sostengono che Gemini sia oggi in grado di produrre libri e contenuti che competono direttamente con le opere originali, arrivando a imitare “gli elementi espressivi e le scelte creative di autori specifici”. La denuncia cita documenti interni di Google in cui la stessa azienda avrebbe valutato l’uso di libri protetti come “altamente rischioso”, con potenziali sanzioni comprese tra 10 e 100 miliardi di dollari, ma avrebbe comunque proseguito. Viene inoltre contestata la rimozione delle informazioni sulla gestione dei diritti (Copyright Management Information) per occultare la provenienza dei testi.

La causa si inserisce in un contenzioso crescente tra industria editoriale e sviluppatori di IA. Già a maggio scorso gli stessi attori avevano intentato un’azione analoga contro Meta, mentre lo scorso settembre la società Anthropic ha raggiunto un accordo da 1,5 miliardi di dollari con un gruppo di autori che l’accusavano di aver copiato illegalmente libri per addestrare il modello Claude. Secondo la giurisprudenza statunitense, tuttavia, il quadro resta incerto: un giudice federale ha riconosciuto che l’uso di opere per l’addestramento può rientrare nel “fair use”, ma ha escluso tale protezione per i materiali ottenuti in modo palesemente illecito. In California, due pronunce preliminari hanno dato ragione alle aziende di IA proprio invocando il fair use, alimentando un dibattito che, secondo osservatori europei, potrebbe influenzare anche l’applicazione del recente AI Act dell’Unione, il quale impone obblighi di trasparenza sui dati di addestramento.

Per il settore editoriale, la posta in gioco è la tutela di un modello economico fondato sul diritto d’autore, mentre per le imprese tecnologiche si profila la necessità di rivedere le catene di approvvigionamento dei dati. La class action chiede un’ingiunzione che blocchi l’uso dei contenuti protetti e il risarcimento dei danni, senza quantificare l’importo. Google non ha ancora risposto pubblicamente alle accuse. Il tribunale dovrà ora pronunciarsi sull’ammissibilità della class action e, in seguito, sul merito della vertenza, in un procedimento che, secondo analisti legali di Washington, potrebbe richiedere anni e creare un precedente di portata globale.

Divergenza — chi la racconta come
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2 blocchi · posizioni da −0.50 a −0.20
CriticoFavorevole
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Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.20neutral
Stampa cinese−0.50critical
La stampa statunitense, che rappresenta direttamente le parti coinvolte (Google e gli editori), non è inclusa in questo cluster.
Stampa europea continentale−0.20
Voce

I publisher europei e americani portano Google in tribunale per violazione del copyright, chiedendo giustizia per l'uso non autorizzato delle loro opere.

Meccanismogiudizializzazione

La narrazione si basa sulla citazione diretta della denuncia e sull'uso di termini legali per presentare il caso come una questione di diritto, senza prendere posizione esplicita.

Omissione

Non menziona la valutazione interna di Google sui rischi legali né le precedenti sentenze californiane che hanno riconosciuto il fair use per l'addestramento AI.

DistaccoPragmatismo
Stampa cinese−0.50
Voce

Google ha consapevolmente violato il copyright, come dimostrano i suoi stessi documenti interni che stimano multe miliardarie.

Meccanismorivelazione di rischi

La credibilità è costruita attraverso la citazione di documenti interni di Google e di precedenti giurisprudenziali, creando un quadro di colpevolezza premeditata.

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