
Petrolio in rialzo oltre il 7% dopo i raid congiunti Usa-Arabia Saudita in Iraq
I prezzi del greggio balzano a New York e Londra per la ripresa degli attacchi aerei in Medio Oriente, con timori di interruzioni alle forniture.
I prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 7% nella seduta di mercoledì, dopo la ripresa degli attacchi aerei in Medio Oriente, che ha aggravato i timori per la sicurezza dell'offerta. Il Brent del Mare del Nord ha chiuso a 88,09 dollari al barile, in rialzo del 7,32%, mentre il greggio West Texas Intermediate (WTI) ha guadagnato il 9,11% a 84,20 dollari. L'impennata è stata innescata dagli attacchi congiunti condotti da Stati Uniti e Arabia Saudita mercoledì contro gruppi sostenuti dall'Iran in Iraq, accusati di aver lanciato droni contro impianti petroliferi sauditi. Le operazioni sono avvenute poche ore dopo che il comando militare statunitense ha annunciato di aver intercettato una serie di missili balistici lanciati dall'Iran contro le proprie truppe schierate in Medio Oriente, definendola un tentativo di attacco a sorpresa.
Il clima di tensione si è esteso ulteriormente: l'Iran ha dichiarato di aver colpito navi nel Golfo Persico e basi statunitensi in Giordania, mentre in Egitto si sono registrate esplosioni in un porto di gas naturale nel Mediterraneo. Una nave cisterna di proprietà statunitense è stata colpita da un drone, secondo la società di sicurezza marittima Ambrey. A contribuire al rialzo dei prezzi è stata anche la promessa del presidente americano Donald Trump, in un'intervista a Fox News, di lanciare nuovi attacchi contro l'Iran, spingendo ulteriormente al rialzo le quotazioni.
Sul fronte dell'offerta, le scorte commerciali di greggio negli Stati Uniti sono diminuite di circa 3,3 milioni di barili nella settimana conclusa il 24 luglio, secondo i dati dell'American Petroleum Institute. Le riserve strategiche sono scese al livello più basso dal 1983, aggravando le preoccupazioni per la capacità di compensare eventuali interruzioni. La navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il commercio globale di idrocarburi, resta bloccata dall'Iran, che chiede un pedaggio per il transito.
Secondo John Kilduff, partner di Again Capital, il mercato sta rapidamente scontando un aumento del rischio per le forniture nella regione. Gli analisti del DBS Bank prevedono che il Brent continuerà a oscillare tra 80 e 100 dollari al barile nel breve termine, finché il conflitto resterà altalenante. L'attenzione resta sulla possibilità di nuove escalation militari, dopo la promessa di Trump di intensificare gli attacchi.
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L'impennata dei prezzi è un campanello d'allarme per l'economia globale, con il rischio di una crisi energetica imminente.
Si enfatizza la paura della scarsità di offerta attraverso una narrazione di guerra e distruzione, usando un linguaggio drammatico come 'disparó' e 'temor'.
I prezzi salgono ma restano lontani dai picchi pre-tregua, a dimostrazione che il mercato ha già scontato lo shock.
Si confrontano i prezzi attuali con i massimi precedenti per smorzare l'allarmismo e suggerire che la situazione è sotto controllo.
Il mercato reagisce con un rialzo tecnico su dati fondamentali: scorte in calo e intercettazioni missilistiche.
Si ricorre a fonti analitiche e dati di mercato (es. ING, scorte USA) per dare credibilità e oggettività alla reazione dei prezzi, evitando giudizi politici.
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