
Hantavirus a Tenerife: l’evacuazione della nave Hondius passa sotto la lente dell’OMS
La nave da crociera MV Hondius, colpita da un focolaio di hantavirus, ha raggiunto Tenerife. Iniziate le operazioni di sbarco e rimpatrio dei 150 occupanti sotto stretta sorveglianza sanitaria internazionale.
La MV Hondius, battente bandiera olandese, è giunta domenica all’alba nel porto industriale di Granadilla, nel sud di Tenerife, segnando l’atto finale di una delicata crisi sanitaria internazionale. A bordo, 147 passeggeri e membri dell’equipaggio di ventitré nazionalità, con otto casi accertati di hantavirus e tre decessi – una coppia olandese e una cittadina tedesca – hanno atteso per giorni l’autorizzazione all’ormeggio, mentre il governo delle Canarie tentava di opporsi per timore di una contaminazione locale. Madrid ha tuttavia imposto lo sbarco per ragioni umanitarie, affidando l’operazione all’Unità militare di emergenza e alla sorveglianza diretta del direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, giunto sull’isola per rassicurare la popolazione: «Non è un nuovo Covid», ha ripetuto, sottolineando che il rischio per la comunità è basso, poiché il virus – trasmesso per contatto con escrementi di roditori – non si diffonde per via aerea tra esseri umani nella sua variante comune, sebbene il ceppo Ande presenti rare possibilità di contagio interpersonale.
Le operazioni sono state condotte con rigore quasi clinico: i passeggeri, tutti asintomatici dopo i test preliminari a bordo, sono stati trasferiti a terra a bordo di piccole lance, indossando tute protettive e respiratori, e da lì condotti in bus sigillati fino all’aeroporto di Tenerife Sud. Nessun contatto con la popolazione locale, nessun transito in aree residenziali. I primi a partire sono stati i quattordici spagnoli, volati a Madrid per la quarantena in un ospedale militare, seguiti da francesi, britannici, canadesi e statunitensi. Per i quattro italiani a bordo, tutti asintomatici secondo la direzione sanitaria, il rimpatrio è stato coordinato dalle autorità di Roma, con un periodo di osservazione di quarantacinque giorni raccomandato dall’ECDC. Un cittadino francese ha invece mostrato sintomi durante il trasferimento, attivando immediatamente un isolamento ospedaliero a Parigi. Nel frattempo, una ventina di membri dell’equipaggio, tra cui un russo, resteranno a bordo per accompagnare la nave a Rotterdam, dove sarà sottoposta a disinfezione totale.
L’episodio, pur contenuto nella sua scala, ha sollevato interrogativi più ampi sulla gestione delle emergenze sanitarie a bordo di navi da crociera, un settore già provato dalla pandemia. La tensione tra autonomia regionale e centralismo statale, emersa nel braccio di ferro tra il presidente delle Canarie Clavijo e il governo spagnolo, riflette la difficoltà di conciliare precauzione sanitaria e solidarietà internazionale. Da Bruxelles, gli analisti sottolineano che il rapido dispiegamento del regolamento sanitario transfrontaliero ha funzionato, ma resta da verificare l’efficacia della sorveglianza di lungo periodo, con raccomandazioni di quarantene fino a quarantadue giorni, variabili da paese a paese. Per l’Italia e l’Europa, il caso Hondius è un monito: la prossima epidemia potrebbe non venire da un aeroporto, ma dal mare, e la risposta coordinata resta l’unica via per evitare che un focolaio isolato si trasformi in una crisi di fiducia globale.
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