
Accuse di narcotraffico e un attacco armato: la tempesta su Sinaloa si abbatte su Sheinbaum
L’indagine statunitense sul governatore Rocha Moya e l’assalto alla sua dimora vuota riaccendono lo scontro politico in Messico, con ripercussioni sul T-Mec e l’Europa.
L’accusa formale della procura federale di Washington nei confronti del governatore del Sinaloa, Rubén Rocha Moya, per collusione con il cartello di ‘Los Chapitos’ – i figli di Joaquín ‘El Chapo’ Guzmán – ha scatenato un terremoto politico che travalica i confini messicani. Secondo gli analisti statunitensi, l’impianto accusatorio è dettagliato e descrive un sistema di corruzione ai vertici dell’amministrazione statale, alimentando le tensioni in vista della revisione dell’accordo commerciale T-Mec e delle elezioni del 2027. A Città del Messico, la reazione è stata immediata e polarizzata.
Il senatore Gerardo Fernández Noroña, figura di spicco di Morena, è sceso in campo per difendere l’alleato di partito, bollando le accuse come «golpeteo político» orchestrato dagli Stati Uniti per indebolire il partito al potere. Dall’opposizione, il Partito Azione Nazionale ha invece parlato di un «patto criminale» che Morena dovrebbe spezzare, invitando il governo federale a non ostacolare le indagini. In questo clima incandescente, un attacco armato contro l’abitazione di Rocha Moya a Culiacán – una villa disabitata da oltre dieci anni – ha aggiunto un elemento di inquietudine.
Un video diffuso sui social mostra un uomo con equipaggiamento tattico e un cappello da cowboy, simbolo della fazione di ‘Los Mayitos’, sparare con un fucile d’assalto contro l’immobile. Le autorità locali hanno confermato che la casa era vuota e che non vi sono state vittime, ma il gesto ha un evidente valore dimostrativo: un messaggio diretto al governatore sotto accusa e, per estensione, al governo di Claudia Sheinbaum. Quest’ultima, interpellata durante una trasmissione pubblica, si è limitata a rinviare al comunicato della segreteria di sicurezza di Sinaloa, mostrando una cautela che riflette la complessità della situazione.
La vicenda si intreccia con il rapimento di Ismael ‘El Mayo’ Zambada, storico socio di El Chapo, sequestrato da uno dei figli del narcotrafficante e consegnato alle autorità statunitensi nella speranza di ottenere condizioni favorevoli. A Bruxelles e nelle capitali europee, dove il controllo dei flussi di cocaina provenienti dal Messico resta una priorità, il caso solleva interrogativi sulla tenuta dello Stato di diritto messicano e sulla capacità del governo Sheinbaum di gestire la sicurezza senza cedere a compromessi con il crimine organizzato. Se le accuse dovessero trovare conferme, le ripercussioni per il commercio transatlantico e per la lotta al narcotraffico sarebbero notevoli.
Per l’Italia, in particolare, l’esito di questa inchiesta potrebbe influenzare i canali operativi delle organizzazioni mafiose che si riforniscono sui mercati sudamericani. Il continente osserva, in attesa di capire se la tempesta su Sinaloa porterà a una resa dei conti o a un’ulteriore escalation.
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