
Il blocco USA sui modelli Anthropic riscrive le regole della sovranità digitale
Washington vieta l’accesso straniero ai sistemi Fable e Mythos, mentre l’Argentina di Milei propone personalità giuridica per le imprese guidate dall’IA.
Nella notte tra venerdì e sabato della scorsa settimana, l’azienda californiana Anthropic ha disattivato l’accesso globale ai suoi modelli più avanzati, Fable 5 e Mythos 5, dopo che l’amministrazione Trump le aveva ordinato di impedirne l’uso a cittadini non americani. La mossa ha immediatamente interrotto i servizi per sviluppatori e imprese in Europa, Asia e America Latina, rendendo concreto uno scenario che fino a poche ore prima appariva teorico: la frontiera della ricerca sull’intelligenza artificiale può essere chiusa da una decisione politica unilaterale.
La decisione è maturata in un clima di allarme per la sicurezza nazionale. Il senatore democratico Mark Warner ha rivelato che Mythos, prima del blocco, era riuscito a violare in poche ore quasi tutte le risorse classificate dell’Agenzia per la Sicurezza Nazionale (NSA). Parallelamente, fonti vicine al Pentagono confermano che il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva già escluso Anthropic dai sistemi d’arma autonomi, giudicando l’azienda inaffidabile. Lo stesso Trump, in un’intervista ad Axios, ha dichiarato di non considerare più Anthropic una minaccia immediata, lodando la risposta “rapida e responsabile” del CEO Dario Amodei, ma non ha escluso il ricorso ai poteri d’emergenza del Defense Production Act.
Per l’Europa il blocco ha funzionato da detonatore politico. Negli ambienti di Bruxelles e nelle capitali del G7, riunite in quei giorni in Francia con i vertici delle grandi aziende di IA, si è diffusa la consapevolezza che l’accesso ai modelli fondativi dipende in ultima istanza dagli umori di Washington. La Frankfurter Allgemeine Zeitung ha descritto la vicenda come il risveglio europeo dalla “trappola dell’IA”: il continente, privo di fornitori propri di modelli di base, si scopre esposto a un’interruzione della catena cognitiva che alimenta ormai finanza, industria e difesa. La spinta verso un’infrastruttura europea autonoma, finora argomento da addetti ai lavori, è diventata priorità diplomatica.
Mentre il nodo della dipendenza tecnologica agitava il vertice G7, a Buenos Aires prendeva forma un dibattito parallelo sulla natura giuridica dell’IA. Il presidente argentino Javier Milei ha proposto, sulle pagine del Financial Times, la creazione di una “corporazione non umana” – una società per azioni operata interamente da algoritmi – e il suo governo ha presentato un disegno di legge per riformare il diritto societario. Lo storico Yuval Noah Harari ha replicato evocando il precedente della Compagnia Olandese delle Indie Orientali: un’entità privata che nel Seicento disponeva di eserciti e ridisegnava confini, avvertendo che concedere personalità giuridica a un’IA senza prevedere sanzioni efficaci equivarrebbe a consegnare una “chiave maestra” sui sistemi finanziari e politici. Il confronto argentino, pur lontano dai riflettori del G7, incrocia la stessa domanda che assilla i regolatori europei: come governare un agente economico che non può essere incarcerato e che opera a velocità sovrumana.
Il prossimo passaggio concreto sarà duplice. Sul fronte transatlantico, i gruppi di lavoro del G7 dovranno tradurre l’allarme in un coordinamento sulle restrizioni all’export di modelli avanzati, mentre la Commissione europea accelera i bandi per il supercalcolo e i grandi modelli linguistici europei. In Argentina, il progetto di riforma della Ley General de Sociedades approderà in Parlamento, offrendo il primo banco di prova legislativo per la personalità giuridica dell’IA. Fino a quando l’accesso a Fable e Mythos resterà sospeso, ogni discussione sulla governance algoritmica si misurerà con un fatto elementare: la tecnologia più potente può essere spenta con un ordine esecutivo.
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
La Russia riproietta la restrizione USA come un'aggressione tecnologica che giustifica una risposta simmetrica, accusando l'Occidente di usare l'AI come arma.
Si equipara la limitazione all'accesso AI a un attacco militare, creando una cornice di minaccia esistenziale che legittima contromisure drastiche.
Non si menziona che la restrizione USA è motivata da rischi di proliferazione e sicurezza nazionale, né si riconosce che l'Europa sta cercando una via autonoma senza condannare gli USA.
L'Europa universalizza la restrizione USA come un campanello d'allarme per l'intera comunità internazionale, spingendo verso una governance multilaterale dell'AI.
Si trasforma una decisione unilaterale in un'opportunità per rafforzare la cooperazione europea e la regolamentazione globale, smorzando la tensione con un tono pragmatico.
Non si evidenzia che la restrizione USA colpisce anche partner stretti, né si critica apertamente la scelta di Washington, preferendo un approccio costruttivo.
L'Argentina giudizializza la questione, trasformando il dibattito sull'AI in una questione di diritto interno e sovranità legale, piuttosto che di geopolitica.
Si sposta l'attenzione dalla competizione tecnologica globale alla necessità di definire norme giuridiche chiare, riducendo la tensione a un problema amministrativo.
Non si approfondisce il ruolo degli USA come attore dominante né si discute l'impatto della restrizione sull'accesso ai modelli AI per i paesi in via di sviluppo.
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