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Energia e Climamartedì 28 luglio 2026

Il conflitto in Iran spinge l’Australia a valutare una nuova raffineria, la prima dagli anni ’60

Canberra e Perth finanziano uno studio da 4 milioni di dollari per un impianto in Pilbara, mentre la dipendenza dalle importazioni di greggio resta alta.

Canberra ha annunciato martedì uno studio di fattibilità per una nuova raffineria di petrolio su larga scala in Australia Occidentale, la prima a essere presa in considerazione dagli anni Sessanta. Il progetto, proposto dalla società industriale Perdaman, sarebbe realizzato nella regione di Pilbara, vicino a Karratha, e viene finanziato congiuntamente dal governo federale e da quello statale con 4 milioni di dollari australiani. Attualmente il Paese conta solo due raffinerie operative, a Brisbane e a Geelong, dopo la chiusura di quattro impianti negli ultimi vent’anni, tra cui quella di BP a Kwinana nel 2021.

La mossa è una risposta diretta allo shock petrolifero causato dalla guerra in Iran: l’offensiva guidata dagli Stati Uniti, avviata a febbraio, ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del greggio mondiale, facendo impennare i prezzi globali. L’Australia importa circa l’80% del proprio fabbisogno di carburanti e il primo ministro Anthony Albanese ha messo in guardia: «Più a lungo andrà avanti la guerra in Medio Oriente, maggiore sarà l’impatto sull’Australia».

Se realizzato, l’impianto sarebbe un passo verso la «sovranità nella produzione di carburante», secondo il presidente di Perdaman Vikas Rambal, e creerebbe migliaia di posti di lavoro, rafforzando in particolare la sicurezza del diesel per le comunità remote dell’Ovest. Tuttavia, la ministra federale delle Risorse, Madeleine King, ha precisato che la raffineria dipenderebbe comunque dalle importazioni di greggio, mentre la portavoce dei Verdi sulle fonti fossili, Sophie McNeill, e il Consiglio per la conservazione dell’WA hanno criticato l’iniziativa perché perpetua l’uso di combustibili fossili e distoglie risorse dalla transizione energetica. Anche l’alleato di coalizione, il leader dei Nazionali Matt Canavan, ha subordinato l’efficacia del progetto all’abolizione delle politiche di zero emissioni nette.

I tempi di realizzazione sono lunghi: secondo l’ex consulente della Difesa John Blackburn, ci vorranno dai sette ai dieci anni per vedere operativo l’impianto. Lo studio di pre-fattibilità e progettazione preliminare rappresenta quindi solo il primo passo di un percorso che non potrà risolvere le urgenze immediate. Nel frattempo, Canberra ha assicurato che le scorte di carburante sono oggi superiori a quelle di inizio crisi, ma il mercato petrolifero globale resta vulnerabile e la crescente tensione in Medio Oriente continua a minacciare gli approvvigionamenti.

Divergenza — chi la racconta come
0%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.20 a +0.10
CriticoFavorevole
ATLRUSCIN
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera−0.20neutral
Stampa russa e CSI0.00neutral
Stampa cinese+0.10neutral
Stampa atlantica / anglosfera−0.20

L'Australia valuta la prima nuova raffineria dagli anni '60, ma lo studio di prefattibilità da 4 milioni di dollari solleva più dubbi che certezze sul reale contributo alla sicurezza energetica. L'annuncio sembra più una mossa politica che un piano concreto, dati gli alti costi e i tempi lunghi. I commentatori locali si chiedono se la raffineria ridurrà davvero la dipendenza dalle importazioni o sarà solo un altro progetto costoso.

ScetticismoPragmatismo
Stampa russa e CSI0.00

La guerra in Iran ha messo a nudo la pericolosa dipendenza australiana dalle importazioni di carburante, spingendo a una ritardata spinta per una nuova raffineria. Lo studio di fattibilità del governo è una risposta necessaria ma insufficiente a una crisi che covava da decenni. Senza un'azione rapida, l'Australia resta esposta a shock geopolitici.

AllarmePragmatismo
Stampa cinese+0.10

La decisione dell'Australia di esplorare la costruzione della prima raffineria in 60 anni è una risposta diretta alle interruzioni di fornitura causate dalla guerra in Medio Oriente. Il progetto sottolinea l'urgente necessità di autosufficienza energetica in un contesto di mercati globali volatili. Investendo nella capacità di raffinazione domestica, Canberra mira a proteggere il paese da futuri shock esterni e rafforzare la resilienza nazionale.

UrgenzaPragmatismo
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martedì 28 luglio 2026

Il conflitto in Iran spinge l’Australia a valutare una nuova raffineria, la prima dagli anni ’60

Canberra e Perth finanziano uno studio da 4 milioni di dollari per un impianto in Pilbara, mentre la dipendenza dalle importazioni di greggio resta alta.

Canberra ha annunciato martedì uno studio di fattibilità per una nuova raffineria di petrolio su larga scala in Australia Occidentale, la prima a essere presa in considerazione dagli anni Sessanta. Il progetto, proposto dalla società industriale Perdaman, sarebbe realizzato nella regione di Pilbara, vicino a Karratha, e viene finanziato congiuntamente dal governo federale e da quello statale con 4 milioni di dollari australiani. Attualmente il Paese conta solo due raffinerie operative, a Brisbane e a Geelong, dopo la chiusura di quattro impianti negli ultimi vent’anni, tra cui quella di BP a Kwinana nel 2021.

La mossa è una risposta diretta allo shock petrolifero causato dalla guerra in Iran: l’offensiva guidata dagli Stati Uniti, avviata a febbraio, ha di fatto bloccato lo Stretto di Hormuz, da cui transita un quinto del greggio mondiale, facendo impennare i prezzi globali. L’Australia importa circa l’80% del proprio fabbisogno di carburanti e il primo ministro Anthony Albanese ha messo in guardia: «Più a lungo andrà avanti la guerra in Medio Oriente, maggiore sarà l’impatto sull’Australia».

Se realizzato, l’impianto sarebbe un passo verso la «sovranità nella produzione di carburante», secondo il presidente di Perdaman Vikas Rambal, e creerebbe migliaia di posti di lavoro, rafforzando in particolare la sicurezza del diesel per le comunità remote dell’Ovest. Tuttavia, la ministra federale delle Risorse, Madeleine King, ha precisato che la raffineria dipenderebbe comunque dalle importazioni di greggio, mentre la portavoce dei Verdi sulle fonti fossili, Sophie McNeill, e il Consiglio per la conservazione dell’WA hanno criticato l’iniziativa perché perpetua l’uso di combustibili fossili e distoglie risorse dalla transizione energetica. Anche l’alleato di coalizione, il leader dei Nazionali Matt Canavan, ha subordinato l’efficacia del progetto all’abolizione delle politiche di zero emissioni nette.

I tempi di realizzazione sono lunghi: secondo l’ex consulente della Difesa John Blackburn, ci vorranno dai sette ai dieci anni per vedere operativo l’impianto. Lo studio di pre-fattibilità e progettazione preliminare rappresenta quindi solo il primo passo di un percorso che non potrà risolvere le urgenze immediate. Nel frattempo, Canberra ha assicurato che le scorte di carburante sono oggi superiori a quelle di inizio crisi, ma il mercato petrolifero globale resta vulnerabile e la crescente tensione in Medio Oriente continua a minacciare gli approvvigionamenti.

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L'Australia valuta la prima nuova raffineria dagli anni '60, ma lo studio di prefattibilità da 4 milioni di dollari solleva più dubbi che certezze sul reale contributo alla sicurezza energetica. L'annuncio sembra più una mossa politica che un piano concreto, dati gli alti costi e i tempi lunghi. I commentatori locali si chiedono se la raffineria ridurrà davvero la dipendenza dalle importazioni o sarà solo un altro progetto costoso.

ScetticismoPragmatismo
Stampa russa e CSI0.00

La guerra in Iran ha messo a nudo la pericolosa dipendenza australiana dalle importazioni di carburante, spingendo a una ritardata spinta per una nuova raffineria. Lo studio di fattibilità del governo è una risposta necessaria ma insufficiente a una crisi che covava da decenni. Senza un'azione rapida, l'Australia resta esposta a shock geopolitici.

AllarmePragmatismo
Stampa cinese+0.10

La decisione dell'Australia di esplorare la costruzione della prima raffineria in 60 anni è una risposta diretta alle interruzioni di fornitura causate dalla guerra in Medio Oriente. Il progetto sottolinea l'urgente necessità di autosufficienza energetica in un contesto di mercati globali volatili. Investendo nella capacità di raffinazione domestica, Canberra mira a proteggere il paese da futuri shock esterni e rafforzare la resilienza nazionale.

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