
Il doppio binario del Qatar: colloqui segreti con Teheran per salvare il gas
Un’inchiesta del Washington Post svela un presunto accordo tacito tra Doha e l’Iran per proteggere Ras Laffan in cambio di pressioni economiche su Usa e Israele, scatenando smentite e interrogativi sul ruolo della mediazione qatariota.
A gettare una luce cruda sugli equilibri della guerra mediorientale è un rapporto del Washington Post, che descrive contatti riservati tra Doha e Teheran fin dalle prime fasi del conflitto. Secondo fonti di intelligence occidentali e mediorientali, l’emirato avrebbe proposto all’Iran un tacito accordo: risparmiare il gigantesco complesso di Ras Laffan, cuore pulsante della produzione mondiale di gas naturale liquefatto, in cambio di una mossa unilaterale di Doha. Chiudendo temporaneamente l’impianto e facendo schizzare i prezzi globali del Gnl, il Qatar avrebbe infatti esercitato una pressione economica indiretta sugli Stati Uniti e su Israele per abbreviare l’intervento militare.
La fragile intesa — mai formalizzata ma, secondo gli analisti, operativa nei fatti — ha retto fino al 18 marzo, quando razzi iraniani hanno colpito proprio Ras Laffan. Un attacco scattato in risposta al bombardamento israeliano del giacimento iraniano South Pars, in un’escalation che ha messo a nudo la vulnerabilità delle infrastrutture energetiche del Golfo e minacciato contratti miliardari con la Cina e altri acquirenti asiatici. Per Doha, principale mediatore tra Washington e Teheran, l’episodio ha segnato uno scivolamento pericoloso nella spirale delle ostilità, vanificando in poche ore un disegno diplomatico tessuto nel silenzio.
La reazione ufficiale di Doha è stata immediata e netta. L’Ufficio per i media internazionali del governo ha bollato le affermazioni come «completamente false e prive di qualsiasi fondamento», ricordando come il Qatar fosse proprio in quei giorni impegnato a respingere gli attacchi missilistici iraniani sul proprio territorio. Una negazione che, osservano esperti da Bruxelles, riflette la posizione delicatissima in cui si trova l’emirato: alleato strategico degli Stati Uniti, indispensabile fornitore energetico per l’Europa dopo il taglio dei flussi russi, e al contempo vicino all’Iran e ad Hamas, con cui mantiene canali di dialogo attivi.
Per l’Italia e per l’Unione Europea, la vicenda porta con sé inquietanti implicazioni. La già fragile sicurezza degli approvvigionamenti di gas, in un momento in cui i rigassificatori italiani lavorano a pieno regime grazie proprio al Gnl qatariota, rischia di essere ulteriormente destabilizzata da manovre opache. Se i sospetti riportati dalla stampa americana fossero confermati, la credibilità di Doha come partner affidabile subirebbe un colpo severo, proprio mentre Bruxelles cerca di consolidare forniture alternative al metano russo.
Guardando avanti, la tensione tra la necessità di proteggere asset strategici e l’immagine di mediatore neutrale potrebbe spingere il Qatar a rivedere le proprie tattiche. Mentre l’amministrazione Trump, secondo indiscrezioni, sarebbe vicina a un’intesa sul modello del JCPOA con Teheran, e il ministro degli Esteri iraniano annuncia un possibile accordo di quattordici punti con gli Stati Uniti, la partita energetica resta un fattore decisivo. In un Medio Oriente dove i missili hanno già colpito i luoghi simbolo della globalizzazione energetica, l’Italia e l’Europa sono chiamate a maggiore vigilanza e diversificazione, per non restare ostaggio di giochi di potere inconfessabili.
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | −0.80 | critical |
Il Qatar ha negato con fermezza le accuse del Washington Post, affermando che nessuna decisione operativa sulla produzione energetica è mai stata coordinata con l'Iran o presa per servire gli interessi iraniani. Il governo qatariota ha definito il rapporto completamente falso e privo di qualsiasi fondamento.
I rapporti indicano che il Qatar ha negoziato segretamente con l'Iran durante la guerra per proteggere i suoi impianti chiave del gas naturale da attacchi, proponendo presumibilmente di bloccare la produzione per innescare un'impennata dei prezzi e fare pressione su USA e Israele affinché il conflitto finisse rapidamente. Secondo fonti di sicurezza, il Qatar ha comunicato a Teheran che avrebbe potuto raggiungere i suoi obiettivi senza colpire le infrastrutture qatariote, sebbene non sia stata ricevuta alcuna garanzia esplicita.
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