
Il fondo anti-arma del Dipartimento di Giustizia Usa: tra inganni giudiziari e incognite politiche
Il contenzioso sul cosiddetto “fondo anti-arma” del Dipartimento di Giustizia americano si infittisce, mentre l’amministrazione Trump tenta di smentirne l’operatività. Due giudici federali, a Washington e in Virginia, sono chiamati a pronunciarsi sulla legittimità di questo strumento da quasi 1,8 miliardi di dollari, destinato a risarcire presunte vittime di persecuzioni politiche da parte della stessa istituzione. Il Dipartimento, per bocca del procuratore generale facente funzioni Todd Blanche, ha dichiarato che il fondo è “morto”, ma i tribunali non sembrano disposti a fidarsi ciecamente. La giudice Leonie Brinkema, in Virginia, ha già bloccato temporaneamente l’avvio del fondo, mentre a Washington il giudice Richard Leon ha respinto una richiesta di ingiunzione immediata, pur ammonendo il governo a non “fare il morto” con la corte. La vicenda, seguita con attenzione dagli osservatori europei, solleva interrogativi sul confine tra discrezionalità esecutiva e controllo giudiziario.
Secondo analisti di Bruxelles, il caso rappresenta un test per la tenuta dello stato di diritto negli Stati Uniti, in un momento in cui l’amministrazione Trump appare sempre più incline a utilizzare strumenti finanziari per fini politici. Il fondo, nato per risolvere una causa intentata dallo stesso Trump contro l’IRS, è stato criticato come una “cassa nera” a disposizione dell’esecutivo. La decisione del giudice Leon di non bloccare il fondo, pur con un monito, è stata interpretata come un tentativo di bilanciare la fiducia nelle dichiarazioni governative con la necessità di vigilanza. La prospettiva europea sottolinea come simili meccanismi possano minare la credibilità delle istituzioni democratiche, in un contesto globale già segnato da derive autoritarie.
L’impatto sull’Italia e sull’Europa non è diretto, ma il dibattito tocca temi sensibili come l’indipendenza della magistratura e l’uso politico dei fondi pubblici. A Roma, il caso è seguito con attenzione dai diplomatici, che vedono nella vicenda un precedente pericoloso per la separazione dei poteri. La prossima udienza in Virginia, prevista per venerdì, potrebbe chiarire se il fondo verrà definitivamente archiviato o se invece si trasformerà in un banco di prova per i limiti del potere esecutivo. Gli analisti di Washington avvertono che, indipendentemente dall’esito giudiziario, la controversia ha già eroso la fiducia nell’imparzialità del Dipartimento di Giustizia, con ripercussioni che potrebbero riverberarsi oltre i confini americani.
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