
Il Giappone vara un nuovo servizio segreto: la risposta alla sfida informatica cinese
La Camera bassa del parlamento giapponese ha dato il via libera, con una maggioranza trasversale che ha incluso pezzi dell’opposizione, a un disegno di legge che istituisce un Consiglio nazionale dell’intelligence. Si tratta del più significativo rafforzamento delle capacità di spionaggio e controspionaggio di Tokyo dagli anni della Guerra fredda, e segna un punto di svolta nella cultura politica di un paese che ha a lungo delegato la raccolta di informazioni sensibili agli alleati americani. Il provvedimento, ora all’esame della Camera alta, dovrebbe diventare legge entro la fine della sessione parlamentare, grazie al sostegno del Partito democratico per il popolo, che in Senato compensa la mancanza di una maggioranza assoluta della coalizione di governo.
Se osservata da Pechino, la mossa giapponese non sorprende. Negli ultimi mesi, la macchina della propaganda cinese ha intensificato l’uso di strumenti digitali per influenzare l’opinione pubblica nipponica. Secondo fonti vicine ai servizi di sicurezza di Tokyo, alcuni utenti cinesi avevano tentato di utilizzare l’intelligenza artificiale generativa, in particolare ChatGPT, per orchestrare una campagna diffamatoria contro Sanae Takaichi, la nazionalconservatrice destinata a diventare primo ministro a febbraio. L’operazione, fermata in extremis da OpenAI, prevedeva la creazione di false accuse di corruzione da diffondere via social media e indirizzi email fasulli. L’episodio ha accelerato la consapevolezza, nel Palazzo imperiale e nel quartiere governativo di Nagatachō, che l’autonomia informativa è ormai una priorità strategica.
Da Bruxelles, la scelta giapponese viene letta come un ulteriore passo verso una convergenza tra le democrazie asiatiche ed europee nel campo della sicurezza informatica. L’Italia, che con il Giappone condivide un seggio nel G7 e una crescente attenzione alla protezione delle infrastrutture critiche, potrebbe trarre spunto da questa iniziativa per rafforzare la cooperazione bilaterale sui temi dell’intelligence. In un contesto globale in cui la disinformazione e le minacce ibride si moltiplicano, la nascita del National Intelligence Council giapponese non è solo una risposta alle pressioni cinesi, ma un segnale che anche nazioni tradizionalmente riluttanti a centralizzare lo spionaggio hanno deciso di adeguarsi ai tempi. La sfida, ora, sarà quella di garantire che il nuovo organismo operi con efficacia senza cadere nelle tentazioni autoritarie che talvolta accompagnano i poteri segreti.
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