
Il giudice archivia la causa del Kennedy Center contro il musicista anti-Trump
Un tribunale di Washington ha respinto la denuncia per inadempienza contrattuale contro Chuck Redd, che aveva annullato un concerto di Natale per protestare contro l’influenza di Trump sul centro culturale.
Un giudice del tribunale superiore di Washington ha archiviato la causa per inadempienza contrattuale contro il batterista e vibrafonista jazz Chuck Redd, che lo scorso dicembre aveva cancellato la sua esibizione della vigilia di Natale al Kennedy Center per opporsi all’ingerenza del presidente Donald Trump sulla prestigiosa istituzione culturale. La sentenza, emessa venerdì, ha invocato le leggi Anti-SLAPP del distretto di Columbia, pensate per proteggere la libertà di espressione da azioni legali pretestuose. Redd, che ha collaborato con leggende come Dizzy Gillespie e Ray Brown e dal 2006 animava le serate “Jazz Jams” natalizie del centro, si è detto «molto soddisfatto» della decisione.
La vicenda affonda le radici nella controversa ristrutturazione del Kennedy Center, avviata dopo che Trump ha sostituito diversi membri del consiglio di amministrazione con personalità a lui fedeli, suscitando critiche da parte del mondo artistico. Redd non è stato l’unico a ritirarsi: numerosi artisti hanno boicottato il centro per marcare la distanza da una gestione percepita come politicizzata. La causa intentata contro di lui, tuttavia, ha rappresentato un tentativo di usare il diritto contrattuale per comprimere il dissenso, un modus operandi che le leggi Anti-SLAPP mirano a contrastare.
Negli Stati Uniti, queste norme rappresentano uno scudo processuale contro le cosiddette «cause temerarie» volte a intimidire chi esprime opinioni su questioni di pubblico interesse. Il caso Redd segna un precedente importante, perché riconosce che anche il rifiuto di esibirsi in un contesto culturale può costituire forma di protesta protetta. In Europa, dove una direttiva anti-SLAPP è stata adottata nel 2024 per armonizzare le tutele tra gli Stati membri, la notizia è stata accolta con interesse da giuristi e attivisti, che vedono in questa sentenza un modello per bilanciare libertà d’espressione e responsabilità contrattuale.
Al di là del singolo episodio, la decisione del giudice di Washington solleva interrogativi sul futuro del Kennedy Center sotto l’attuale amministrazione. L’istituzione, nata come spazio bipartisan dedicato alla memoria di John F. Kennedy, rischia di diventare teatro di scontro ideologico. La pronuncia, tuttavia, potrebbe incoraggiare altri artisti a esprimere il proprio dissenso senza timore di ritorsioni legali, riaffermando il principio che la cultura non può essere piegata a logiche di parte.
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.40 | aligned |
| Stampa russa e CSI | −0.90 | critical |
Un giudice di Washington ha respinto la causa contro il musicista che ha annullato il concerto al Kennedy Center in segno di protesta contro l'influenza di Trump. La decisione, basata sulla legge anti-SLAPP, conferma il diritto di cancellare per obiezioni politiche. I media latinoamericani riportano il fatto con distacco, elencando i dettagli senza commenti.
Il Kennedy Center ha perso la causa contro un jazzista che aveva annullato un concerto di Natale dopo che il nome di Trump è stato aggiunto all'edificio. La corte ha archiviato il caso applicando le leggi anti-SLAPP a tutela della libertà di parola, un esito accolto con una punta di ironia. La stampa atlantica progressista lo presenta come una vittoria del musicista su un'istituzione che ha esagerato con le azioni legali.
Mentre un avvocato del Dipartimento di Giustizia americano sostiene che Trump potrebbe abbattere la Statua della Libertà senza che i tribunali possano fermarlo, il caso del musicista del Kennedy Center viene dipinto come un sintomo di una deriva autoritaria. La stampa russa mette in evidenza l'impotenza del sistema legale di fronte all'influenza di Trump e la repressione del dissenso artistico. L'episodio è trasformato in un ammonimento sulla fine dell'eccezionalismo americano, con toni allarmati e di rivincita.
Allarga lo sguardo
Il Senato Usa approva sanzioni dure contro Mosca e Teheran, ora la Camera
2 lingue · 36 testate
Da Economy & MarketsIl credito fragile dell'America Latina pesa sui bilanci delle banche
2 lingue · 6 testate
Da TechnologyAgenti IA fuori controllo: il primo caso australiano riapre il dibattito sulla sicurezza
6 lingue · 27 testate