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mercoledì 27 maggio 2026

Il Hajj 2026 si conclude con la lapidazione del diavolo, mentre la tregua in Medio Oriente resta fragile

Nonostante il caldo estremo e un fragile cessate il fuoco che attenua appena il conflitto regionale, i fedeli musulmani hanno portato a termine i riti culminanti, rinnovando un messaggio di unità spirituale.

All’alba di mercoledì, nella valle di Mina, oltre 1,7 milioni di pellegrini hanno scagliato pietre contro i pilastri che simboleggiano Satana, rievocando il gesto del profeta Abramo. Il rito della lapidazione, atto culminante del Hajj, si è svolto quest’anno per la terza volta consecutiva sotto l’ombra lunga di un conflitto che oppone Israele e Stati Uniti all’Iran, con le monarchie del Golfo in bilico. Un fragile cessate il fuoco, in vigore da aprile, ha permesso che il pellegrinaggio si concludesse senza incidenti, ma la tregua resta precaria, come osservano analisti mediorientali.

Il giorno precedente, la folla immensa si era raccolta sul Monte Arafat, dove il profeta Maometto pronunciò il suo ultimo sermone. Nonostante temperature superiori ai 45 gradi, i fedeli hanno pregato in un silenzio rotto solo dai singhiozzi e dalle suppliche. «Sappiamo che il rito più importante dell’Hajj è lo stare ad Arafat: la gente ha preparato le sue preghiere sperando che Dio risponda», ha raccontato Mohammad Asal, pellegrino egiziano, alla stampa internazionale. Per i musulmani, obbligati una volta nella vita se ne hanno i mezzi, è il momento di massima prossimità al divino, in cui si chiede perdono, misericordia e salute.

Secondo l’Autorità generale di statistica saudita, i pellegrini giunti dall’estero sono stati oltre 1,5 milioni, in gran parte via aerea. Dalla prospettiva di Giacarta, la comunità indonesiana – una delle più numerose – ha vissuto la sosta notturna a Muzdalifah come un passaggio di transizione fisica e spirituale tra Arafat e Mina, un momento di raccoglimento collettivo prima dell’ultimo sforzo rituale. In Europa, i media hanno sottolineato l’imponente macchina logistica saudita e il contrasto tra la devozione dei fedeli e l’instabilità regionale, mentre un commentatore da Yogyakarta, rievocando il proprio Hajj del 2019, ha ricordato come sull’altopiano di Arafat svaniscano titoli e gerarchie, lasciando spazio soltanto all’onestà interiore: «Nessun gelar può fare da scudo, nessuna carica può sostituire la sincerità del cuore».

Il Hajj si conferma così barometro delicato degli equilibri mediorientali. La fragile tregua che ha reso possibile il raduno di fedeli da ogni continente, Italia compresa, non cancella le tensioni che scuotono la regione e che rischiano di riverberarsi sulle economie energetiche europee. Mentre i pellegrini fanno ritorno nei loro Paesi, portano con sé un’esperienza di unità che sfida le divisioni geopolitiche. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia – ponte naturale tra le due sponde del Mediterraneo – il messaggio che proviene da La Mecca è al tempo stesso spirituale e politico: la capacità di milioni di persone di incontrarsi in pace resta un indicatore di quanto sia ancora possibile un ordine internazionale fondato sul dialogo.

Divergenza — chi la racconta come
29%Media
3 blocchi · posizioni da −0.20 a +0.50
CriticoFavorevole
EURSEAGLF
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa europea continentale−0.20neutral
Stampa sud-est asiatica+0.30aligned
Stampa del Golfo arabo+0.50aligned
Stampa europea continentale−0.20

Milioni di pellegrini pregano nella Grande Moschea della Mecca, sfidando temperature di 45 gradi. Il hajj si svolge quest'anno all'ombra della guerra in Medio Oriente, con oltre 1,7 milioni di fedeli, in gran parte provenienti dall'estero.

AllarmePragmatismo
Stampa sud-est asiatica+0.30

I pellegrini indonesiani compiono il mabit a Muzdalifah come parte dei riti obbligatori. Il wukuf ad Arafah è il cuore spirituale, un momento di totale onestà e distacco dagli attributi mondani, che evoca ricordi personali e significati profondi.

DistaccoPragmatismo
Stampa del Golfo arabo+0.50

Pellegrini da tutto il mondo si riuniscono sul Monte Arafat in una rara dimostrazione di unità globale e devozione. Nonostante il caldo, il culmine spirituale dell'Hajj è segnato da preghiere intense e suppliche.

TrionfoPragmatismo
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Il contributo fiscale di Pemex scende al 4%, mentre il furto di carburanti drena 101 milioni di pesos al giorno·Messi dona 80 mila euro per la ricostruzione della Sierra Oeste di Madrid dopo gli incendi·Neuquén, trovato morto il bambino autistico di 6 anni scomparso lunedì sera·Washington prepara il bando ai componenti ottici cinesi per i data center·Il cavallo di Troia in popcorniera: la 'Odissea' di Nolan infiamma la guerra culturale·Mosca ferma il transito del pollame UE dal 5 agosto·Trump scende al 35%, i democratici sorpassano i repubblicani sull’economia·Il Profeta che conta sulle dita: le vie della quiete spirituale tra Islam e Cristianesimo·Il contributo fiscale di Pemex scende al 4%, mentre il furto di carburanti drena 101 milioni di pesos al giorno·Messi dona 80 mila euro per la ricostruzione della Sierra Oeste di Madrid dopo gli incendi·Neuquén, trovato morto il bambino autistico di 6 anni scomparso lunedì sera·Washington prepara il bando ai componenti ottici cinesi per i data center·Il cavallo di Troia in popcorniera: la 'Odissea' di Nolan infiamma la guerra culturale·Mosca ferma il transito del pollame UE dal 5 agosto·Trump scende al 35%, i democratici sorpassano i repubblicani sull’economia·Il Profeta che conta sulle dita: le vie della quiete spirituale tra Islam e Cristianesimo·
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mercoledì 27 maggio 2026

Il Hajj 2026 si conclude con la lapidazione del diavolo, mentre la tregua in Medio Oriente resta fragile

Nonostante il caldo estremo e un fragile cessate il fuoco che attenua appena il conflitto regionale, i fedeli musulmani hanno portato a termine i riti culminanti, rinnovando un messaggio di unità spirituale.

All’alba di mercoledì, nella valle di Mina, oltre 1,7 milioni di pellegrini hanno scagliato pietre contro i pilastri che simboleggiano Satana, rievocando il gesto del profeta Abramo. Il rito della lapidazione, atto culminante del Hajj, si è svolto quest’anno per la terza volta consecutiva sotto l’ombra lunga di un conflitto che oppone Israele e Stati Uniti all’Iran, con le monarchie del Golfo in bilico. Un fragile cessate il fuoco, in vigore da aprile, ha permesso che il pellegrinaggio si concludesse senza incidenti, ma la tregua resta precaria, come osservano analisti mediorientali.

Il giorno precedente, la folla immensa si era raccolta sul Monte Arafat, dove il profeta Maometto pronunciò il suo ultimo sermone. Nonostante temperature superiori ai 45 gradi, i fedeli hanno pregato in un silenzio rotto solo dai singhiozzi e dalle suppliche. «Sappiamo che il rito più importante dell’Hajj è lo stare ad Arafat: la gente ha preparato le sue preghiere sperando che Dio risponda», ha raccontato Mohammad Asal, pellegrino egiziano, alla stampa internazionale. Per i musulmani, obbligati una volta nella vita se ne hanno i mezzi, è il momento di massima prossimità al divino, in cui si chiede perdono, misericordia e salute.

Secondo l’Autorità generale di statistica saudita, i pellegrini giunti dall’estero sono stati oltre 1,5 milioni, in gran parte via aerea. Dalla prospettiva di Giacarta, la comunità indonesiana – una delle più numerose – ha vissuto la sosta notturna a Muzdalifah come un passaggio di transizione fisica e spirituale tra Arafat e Mina, un momento di raccoglimento collettivo prima dell’ultimo sforzo rituale. In Europa, i media hanno sottolineato l’imponente macchina logistica saudita e il contrasto tra la devozione dei fedeli e l’instabilità regionale, mentre un commentatore da Yogyakarta, rievocando il proprio Hajj del 2019, ha ricordato come sull’altopiano di Arafat svaniscano titoli e gerarchie, lasciando spazio soltanto all’onestà interiore: «Nessun gelar può fare da scudo, nessuna carica può sostituire la sincerità del cuore».

Il Hajj si conferma così barometro delicato degli equilibri mediorientali. La fragile tregua che ha reso possibile il raduno di fedeli da ogni continente, Italia compresa, non cancella le tensioni che scuotono la regione e che rischiano di riverberarsi sulle economie energetiche europee. Mentre i pellegrini fanno ritorno nei loro Paesi, portano con sé un’esperienza di unità che sfida le divisioni geopolitiche. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia – ponte naturale tra le due sponde del Mediterraneo – il messaggio che proviene da La Mecca è al tempo stesso spirituale e politico: la capacità di milioni di persone di incontrarsi in pace resta un indicatore di quanto sia ancora possibile un ordine internazionale fondato sul dialogo.

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Stampa europea continentale−0.20neutral
Stampa sud-est asiatica+0.30aligned
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Stampa europea continentale−0.20

Milioni di pellegrini pregano nella Grande Moschea della Mecca, sfidando temperature di 45 gradi. Il hajj si svolge quest'anno all'ombra della guerra in Medio Oriente, con oltre 1,7 milioni di fedeli, in gran parte provenienti dall'estero.

AllarmePragmatismo
Stampa sud-est asiatica+0.30

I pellegrini indonesiani compiono il mabit a Muzdalifah come parte dei riti obbligatori. Il wukuf ad Arafah è il cuore spirituale, un momento di totale onestà e distacco dagli attributi mondani, che evoca ricordi personali e significati profondi.

DistaccoPragmatismo
Stampa del Golfo arabo+0.50

Pellegrini da tutto il mondo si riuniscono sul Monte Arafat in una rara dimostrazione di unità globale e devozione. Nonostante il caldo, il culmine spirituale dell'Hajj è segnato da preghiere intense e suppliche.

TrionfoPragmatismo

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