
Il momento nucleare del Belgio: la nazionalizzazione che riaccende la corsa all’atomo in Europa
Bruxelles ha deciso di voltare pagina con una mossa che ha il sapore di una svolta storica: il governo belga nazionalizzerà l’intero parco nucleare nazionale, acquistando i sette reattori finora gestiti dal colosso francese Engie. L’annuncio del primo ministro Bart De Wever rovescia definitivamente la legge di uscita dal nucleare approvata nel 2003 e sospende ogni progetto di smantellamento. «Scegliamo un’energia sicura, economica e sostenibile, con meno dipendenza dalle importazioni fossili e più controllo sulla nostra fornitura», ha dichiarato De Wever, in una presa di posizione che riflette una priorità politica maturata tra i corridoi dell’Unione dopo lo shock della guerra in Ucraina. L’operazione segna l’addio di Engie al settore atomico e affida allo Stato belga la proprietà diretta degli asset, nella convinzione – secondo gli analisti di Bruxelles – che solo la mano pubblica possa garantire la stabilità indispensabile a un rilancio credibile dell’energia nucleare in un Paese storicamente diviso sul tema.
La parabola belga è un esercizio di equilibrismo lungo oltre vent’anni. In piena temperie anti-nucleare, all’inizio del secolo, anche Bruxelles aveva abbracciato lo spirito del tempo fissando un orizzonte per l’abbandono graduale dei reattori. Poi vennero i dietrofront, le proroghe e le marce indietro, finché i fulmini geopolitici – la crisi dei prezzi del gas, la necessità di affrancarsi da Mosca – hanno spalancato una finestra politica inimmaginabile solo pochi anni fa. In Germania, che con la coalizione rosso-verde prima e con la svolta di Angela Merkel dopo Fukushima aveva impresso un’accelerazione all’Ausstieg, il dibattito è tornato incandescente. Dall’interno della CDU/CSU si levano voci sempre più insistenti per rimettere la nucleare al centro della strategia energetica. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, in visita a Berlino, ha indicato proprio nei piccoli reattori modulari – gli SMR – una delle chiavi per l’indipendenza europea dalle importazioni fossili, riaprendo una discussione che fino a ieri sembrava tabù nell’establishment comunitario.
L’attenzione per gli SMR non è un vezzo solo continentale. Nell’ottica di Città del Messico e di numerosi governi latino-americani, i piccoli reattori modulari da 10 a 100 MW vengono osservati come una possibile via d’uscita dall’eterna tensione tra fabbisogno energetico crescente, sicurezza e basso impatto ambientale. L’idea che il nucleare possa diventare “modulare” – più rapido da installare, meno visibile e, nelle speranze dei promotori, più accettabile socialmente – sta allargando il numero dei sostenitori ben oltre i confini tradizionali dell’atomo. La domanda che agita l’agenda, come sottolineano gli osservatori riuniti nelle capitali latino-americane, è se l’umanità sia davvero pronta per un “momento nucleare” globale, oppure se si stia soltanto replicando un entusiasmo ciclico destinato a scontrarsi con costi, tempi e paure che non hanno mai smesso di affollare i reattori.
Per l’Italia, la nazionalizzazione belga e lo schiudersi del dossier SMR hanno un sapore agrodolce. Il Paese convive con il divieto sancito dai referendum successivi a Chernobyl, ma il nuovo corso europeo mette pressione a una classe politica che già oggi – tra esponenti del centrodestra e voci minoritarie del centrosinistra – accarezza l’ipotesi di un ritorno all’atomo, magari proprio attraverso i piccoli reattori. Al momento, il governo Meloni non ha trasformato l’interesse in un’iniziativa compiuta, ma l’asse con Bruxelles e il riposizionamento strategico impresso dalla guerra rendono sempre meno astratto l’interrogativo. Davanti al camino belga si giocherà, in scala ridotta, la verifica di una grande scommessa europea: se la proprietà pubblica dei reattori e le tecnologie di nuova generazione sapranno conciliare consenso sociale, sicurezza e competitività, il nucleare potrebbe tornare a essere lingua comune del Vecchio Continente. Altrimenti, resterà un’eccezione in attesa di un nuovo tramonto.
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