
Il Nikkei vola oltre 72.000 punti: IA e tregua Iran spingono i listini asiatici
L'indice giapponese segna un nuovo massimo storico, mentre i progressi nei colloqui USA-Iran fanno scendere il petrolio e alimentano la cautela sui mercati.
Lunedì 22, l'indice Nikkei 225 ha superato per la prima volta la soglia dei 72.000 punti, chiudendo a 72.353,96 (+1,55%) dopo aver toccato un massimo intraday di 72.269,64 punti. Anche il Kospi sudcoreano ha registrato un record a 9.114,55 punti. A trainare i listini sono stati i titoli legati all'intelligenza artificiale e un nuovo piano di investimenti pubblici e privati annunciato dal governo di Tokyo.
Il governo della premier Sanae Takaichi ha fissato un obiettivo di circa 370 trilioni di yen (2,29 trilioni di dollari) entro il 2040 per settori strategici come IA e semiconduttori, un piano che ha galvanizzato i titoli tecnologici. SoftBank Group e Tokyo Electron hanno guadagnato rispettivamente l'1,87% e il 3,24%, mentre a Seul SK Hynix è balzata del 5,61%. Sul più ampio Topix, i metalli non ferrosi hanno guidato i rialzi (+7,57%), seguiti dai componenti elettrici e dal vetro-ceramica. Anche il titolo J.Front Retailing è schizzato del 16,24% dopo che un fondo attivista ha rilevato una quota del 5,10%. Sul fronte geopolitico, i colloqui di alto livello tra Stati Uniti e Iran in Svizzera si sono conclusi con progressi giudicati «incoraggianti» dai mediatori del Qatar e del Pakistan, e sono previsti incontri tecnici per tutta la settimana. Il Brent è sceso sotto i 79 dollari al barile (-1,4%), allentando i timori sulle forniture energetiche, nonostante le dichiarazioni contrastanti sullo Stretto di Hormuz.
Secondo gli analisti di Tokyo, le società legate all'IA continuano a guidare il mercato, ma permane un elevato livello di vigilanza per gli sviluppi in Medio Oriente. Alcuni operatori mettono in guardia su valutazioni che appaiono «un po' tirate», proprio a causa delle incognite geopolitiche. Da Seul, l'ottimismo tecnologico ha spinto l'indice oltre i massimi precedenti. In Cina, al ritorno da una pausa, Shanghai ha guadagnato l'1,78%, mentre Hong Kong ha ceduto lo 0,65%; Taiwan ha messo a segno un +2,75%. I future statunitensi sono scambiati in ribasso. Sul mercato valutario, il dollaro si è rafforzato a 161,68 yen, mentre l'euro è sceso a 1,1454 dollari, segnalando un differenziale di aspettative tra le due sponde dell'Atlantico. Per l'Europa e l'Italia, il calo del petrolio rappresenta un possibile sollievo sul fronte dei costi energetici, mentre la corsa globale ai chip e all'IA richiama l'attenzione sulle ambizioni del continente nel settore dei semiconduttori, dove Bruxelles sta cercando di ridurre la dipendenza dall'Asia.
Il prossimo banco di prova per i mercati sarà giovedì, quando verrà pubblicato l'indice PCE di maggio, la misura dell'inflazione preferita dalla Federal Reserve. Parallelamente, i negoziati tecnici tra Washington e Teheran proseguiranno, con il rischio concreto di una nuova fiammata delle ostilità che potrebbe invertire il sentiment. Gli investitori restano così sospesi tra l'entusiasmo per l'innovazione e la prudenza dettata dalla geografia del conflitto.
| Stampa del Golfo arabo | +0.50 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.40 | critical |
I negoziati con l'Iran procedono con successo, grazie alla mediazione americana. Il progresso è concreto e apre la strada a una stabilità regionale.
Il blocco enfatizza la dichiarazione ufficiale di un funzionario americano come prova di progresso, senza approfondire le criticità o le posizioni iraniane.
Non menziona le obiezioni israeliane o le tensioni nello Stretto di Hormuz, che emergono invece in altri blocchi.
L'accordo con l'Iran e il cessate il fuoco in Libano riducono il margine di manovra di Israele e ne indeboliscono la posizione regionale. Il dibattito interno israeliano mostra crepe nella leadership.
Il blocco adotta una prospettiva regionale che mette in luce le conseguenze per Israele, utilizzando fonti israeliane per legittimare la critica.
Non riporta il punto di vista iraniano o il contenuto specifico dei progressi nei negoziati, concentrandosi solo sull'impatto su Israele.
I rischi dell'accordo con l'Iran minacciano i mercati indiani: la chiusura dello Stretto di Hormuz potrebbe far impennare i prezzi del petrolio e destabilizzare le borse.
Il blocco utilizza dati di mercato e dichiarazioni ufficiali per creare un senso di urgenza, collegando eventi geopolitici a impatti finanziari immediati.
Non menziona i progressi nei negoziati o le dichiarazioni positive di Vance, concentrandosi solo sugli aspetti negativi.
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