
Il Canada di Carney tra oleodotto e fratture sociali: l’accordo con l’Alberta
Il premier federale e l’Alberta siglano un’intesa per un oleodotto verso l’Asia entro il 2027, tra critiche ambientaliste e un paese che si scopre sempre più diviso.
L’annuncio è arrivato venerdì a Calgary: Mark Carney e Danielle Smith hanno trovato un’intesa su un nuovo oleodotto che dalla provincia dell’Alberta dovrebbe raggiungere la costa pacifica della Columbia Britannica entro il 2027, con l’obiettivo di iniziare i lavori il primo settembre dello stesso anno e di entrare in funzione attorno al 2033. Secondo gli analisti di Ottawa, l’operazione si inserisce nella strategia del primo ministro per ridurre la dipendenza economica dagli Stati Uniti, aprendo le esportazioni di greggio verso i mercati asiatici. Pechino, da parte sua, osserva con interesse il progetto, che potrebbe riequilibrare i flussi energetici globali. Ma l’intesa è fortemente condizionata alla realizzazione di un sistema di cattura del carbonio, ancora privo di un accordo trilaterale con l’industria dei bitumi.
Il costo politico e finanziario dell’operazione è già evidente. Per ottenere la designazione di «progetto d’interesse nazionale», l’Alberta si è impegnata ad aumentare la propria carbon tax industriale da 95 a 130 dollari a tonnellata entro il 2035, ma il contribuente canadese – spiegano fonti di Calgary – dovrà farsi carico di un esborso complessivo di 1,2 miliardi di dollari, diviso equamente tra provincia e governo federale. I gruppi ambientalisti denunciano l’abbandono degli obiettivi climatici: «Carney usa la guerra commerciale per sprofondare il Canada nella dipendenza dagli idrocarburi», ha dichiarato Marc‑André Viau di Équiterre. Il premier della Columbia Britannica, David Eby, ha accusato il governo centrale di premiare il «cattivo comportamento» dell’Alberta, in riferimento alle spinte separatiste che proprio Smith ha cercato di contenere nelle ultime settimane.
La tensione non si ferma al dibattito energetico. L’emorragia di ebrei canadesi verso Israele e Stati Uniti ha raggiunto livelli record: secondo i dati diffusi dall’International Christian Embassy di Gerusalemme, l’aliyah è cresciuta del 51 per cento tra il 2023 e il 2025, mentre B’nai Brith ha registrato 6.800 episodi antisemiti nell’ultimo anno. «La nostra generazione dorata è finita; viviamo e preghiamo dietro porte chiuse», raccontano alcuni intervistati. Il fenomeno si aggiunge al crescendo di movimenti indipendentisti in Alberta, dove una petizione per un referendum sull’uscita dal Canada ha raccolto firme, sebbene la premier Smith cerchi di smorzarne la portata. Anche Terranova e Labrador spinge per esportare gas liquefatto verso l’Europa, convinta di poter conciliare estrazione e transizione ecologica.
L’accordo di Calgary lascia aperti molti interrogativi. La fattibilità del sequestro del carbonio è tutt’altro che certa, e il cronoprogramma del 2027 appare ambizioso per un paese che storicamente fatica a realizzare grandi infrastrutture. Bruxelles segue con attenzione: l’Europa potrebbe diventare un compratore di greggio canadese, ma solo se i costi climatici verranno internalizzati. Per ora, Carney ha scelto di puntare sulla diversificazione commerciale e sul riavvicinamento a un’Alberta sempre più insofferente, consapevole che senza quel consenso il progetto si sarebbe arenato. Il vero banco di prova sarà la capacità di tenere insieme sicurezza energetica, coesione sociale e ambizioni climatiche – un equilibrio che il Canada, come l’Europa, cerca faticosamente di trovare.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa cinese | +0.30 | aligned |
La stampa atlantica presenta l'accordo come una sconfitta per il clima, con Carney e Smith che sacrificano gli obiettivi ambientali per un progetto politicamente motivato. Le proteste degli ambientalisti sono viste come giustificate, e l'accordo viene criticato per i suoi costi e la mancanza di trasparenza.
La stampa cinese presenta l'accordo come un passo strategico per ridurre la dipendenza del Canada dagli Stati Uniti, sottolineando i benefici per l'esportazione verso l'Asia. Le preoccupazioni ambientali vengono menzionate ma non enfatizzate, con un tono pragmatico che evidenzia l'importanza della diversificazione energetica.
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