
Il Pentagono ritira cinquemila soldati dalla Germania: la crisi con Berlino segna una svolta per la difesa europea
Il Pentagono ha ordinato il ritiro di circa cinquemila soldati americani dalla Germania, una decisione che segna una rottura senza precedenti nei rapporti transatlantici e che verrà completata entro i prossimi sei-dodici mesi. La mossa, annunciata venerdì dal portavoce Sean Parnell, è stata presentata come il risultato di una revisione strategica della presenza militare statunitense in Europa, ma secondo fonti del Dipartimento della Difesa citate dalla stampa americana si tratta di una punizione esplicita per le recenti critiche del cancelliere tedesco Friedrich Merz alla guerra degli Stati Uniti contro l'Iran. Merz aveva definito «umiliante» la posizione di Washington ai tavoli negoziali e accusato l'amministrazione Trump di non avere una strategia di uscita dal conflitto, parole che hanno scatenato l'ira del presidente americano.
Da Berlino, il ministro della Difesa Boris Pistorius ha reagito con freddezza, definendo la decisione «prevedibile» e sottolineando che l'Europa deve assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. «Sulla strada giusta», ha aggiunto Pistorius, riferendosi ai piani tedeschi di aumentare l'esercito a 260mila soldati e accelerare gli acquisti di equipaggiamento. La Germania ospita attualmente circa 36mila militari statunitensi, il contingente più numeroso in Europa, e il parziale disimpegno ridimensiona il livello di forze a quello precedente all'invasione russa dell'Ucraina nel 2022. La scelta americana non colpisce solo Berlino: il presidente Trump ha minacciato di ridurre la presenza anche in Italia e Spagna, aggravando il già teso confronto con gli alleati europei sulla guerra in Medio Oriente e sulle tariffe commerciali.
Nell'ottica di Bruxelles, la decisione del Pentagono rappresenta un campanello d'allarme per l'intera architettura di sicurezza continentale. La Nato ha annunciato che avvierà consultazioni con Washington per «comprendere meglio» le implicazioni del ritiro, mentre diversi analisti sottolineano come l'uscita di una brigata americana – e la contestuale cancellazione del dispiegamento di un battaglione di artiglieria a lungo raggio previsto per il 2026 – indebolisca la capacità di deterrenza dell'Alleanza. L'Italia, che ospita basi fondamentali come Aviano e Sigonella, segue con apprensione l'evolversi della crisi: il rischio è che il disimpegno americano si estenda ad altri paesi, costringendo Roma a rivedere i propri piani di spesa militare e a rafforzare il coordinamento con Parigi e Berlino.
La sfida per l'Europa è duplice: da un lato, colmare il vuoto lasciato da Washington senza compromettere la credibilità della Nato; dall'altro, rispondere alla crescente inaffidabilità di un alleato che, come dimostrano le parole di Trump, usa la leva militare come strumento di ritorsione personale. Il ministro Pistorius ha parlato di una Nato «più europea» per restare «transatlantica», ma il cammino è irto di ostacoli, tra divisioni interne e bilanci insufficienti. La partita che si apre nei prossimi mesi non riguarda solo la Germania: è il futuro della difesa comune del continente a essere in gioco.
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