
Il greggio supera 86 dollari: il conflitto nel Golfo riaccende lo spettro dell’inflazione
La mossa di Trump di ripristinare il blocco navale e imporre un pedaggio del 20% sulle merci in transito nello Stretto di Hormuz spinge i prezzi ai massimi da un mese, mentre gli attacchi reciproci minacciano i flussi energetici globali.
Il prezzo del petrolio Brent ha superato la soglia degli 86 dollari al barile martedì, toccando i livelli più alti da metà giugno, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il ripristino del blocco navale contro l’Iran e l’introduzione di un pedaggio del 20% su tutte le merci in transito nello Stretto di Hormuz. In una sola seduta, il Brent aveva già guadagnato il 9,6% – il balzo giornaliero più ampio dal maggio 2020 – cancellando il calo seguito alla firma, il 17 giugno, di un memorandum d’intesa tra Washington e Teheran per porre fine alle ostilità. Il West Texas Intermediate, riferimento per il mercato americano, si è portato oltre gli 80 dollari.
La nuova fiammata è alimentata dal timore che lo Stretto di Hormuz, corridoio da cui transitava prima del conflitto circa un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiali, diventi di fatto inaccessibile al traffico commerciale. I dati di tracciamento navale indicano che il numero di petroliere in transito è sceso al minimo degli ultimi due mesi, con molti armatori che spengono i transponder per ridurre i rischi. Secondo analisti con base a Singapore, il mercato sta prezzando il fallimento della tregua e la possibilità che le interruzioni si prolunghino, mantenendo i prezzi in una fascia compresa tra 85 e 90 dollari. La banca d’affari Citi avverte che, se l’Iran dovesse abbandonare del tutto l’intesa, i corsi potrebbero restare elevati ben oltre le elezioni di metà mandato americane.
L’escalation militare ha già prodotto vittime e danni materiali: due petroliere degli Emirati Arabi Uniti sono state colpite da missili iraniani nelle acque omanite, causando la morte di un marittimo indiano e il ferimento di altri otto. Teheran ha rivendicato attacchi contro obiettivi statunitensi in Kuwait e Bahrain, mentre il Comando centrale USA ha condotto per la terza notte consecutiva raid su siti iraniani. In Europa, l’Agenzia per la sicurezza aerea ha raccomandato di evitare gli spazi aerei di Bahrein, Kuwait, Qatar ed Emirati, e il prezzo del gas naturale ha toccato i massimi da oltre tre mesi, segnalando il contagio del rischio su tutte le commodity energetiche.
Per l’Italia e l’Europa, la prospettiva di un greggio stabilmente sopra gli 85 dollari complica il percorso di rientro dell’inflazione e potrebbe ritardare i tagli dei tassi attesi dalla Banca Centrale Europea. La CEPAL, con sede a Santiago del Cile, stima che il rincaro dell’energia possa aggiungere fino a 4,6 punti percentuali all’inflazione annua dei paesi latinoamericani, un monito che vale anche per le economie avanzate, già alle prese con la debolezza della domanda cinese, le cui importazioni di greggio a giugno sono crollate del 41% su base annua. Il prossimo banco di prova sarà la tenuta effettiva dei flussi fisici attraverso Hormuz: se i barili continueranno a muoversi nonostante la retorica bellica, il premio geopolitico potrebbe riassorbirsi; in caso contrario, la corsa dei prezzi è destinata a proseguire.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.80 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
| Stampa russa e CSI | +0.10 | neutral |
Gli Stati Uniti ripristinano il blocco navale e impongono un pedaggio per garantire la libertà di navigazione, e il mercato reagisce di conseguenza.
La logica di mercato naturalizza l'azione USA presentando l'aumento dei prezzi come una reazione automatica al rischio, senza mettere in discussione la legittimità del blocco o del pedaggio.
L'azione USA è presentata senza menzionare gli attacchi missilistici iraniani contro le petroliere degli Emirati e il membro dell'equipaggio indiano ucciso, che fornirebbero un contesto di provocazione.
L'Iran denuncia l'aggressione americana come illegale e destabilizzante, avvertendo di un conto alla rovescia verso i 95 dollari al barile e conseguenze regionali a lungo termine.
La narrazione utilizza la vittimizzazione e la minaccia dell'escalation dei prezzi per delegittimare l'azione USA, inquadrandola come un assalto non provocato alla sovranità iraniana.
Non vengono menzionati gli attacchi missilistici iraniani contro le petroliere degli Emirati che hanno innescato la risposta USA, omettendo il contesto di rappresaglia.
L'India subisce il costo umano del conflitto con un membro dell'equipaggio ucciso e affronta il rischio di interruzione delle forniture energetiche.
La personalizzazione del conflitto attraverso la vittima indiana rende tangibile e urgente la tensione geopolitica, spostando l'attenzione dai movimenti di mercato astratti all'impatto umano concreto.
Il pedaggio del 20% imposto dagli USA e la più ampia giustificazione degli attacchi iraniani non vengono discussi, restringendo la cornice alle conseguenze umane e di mercato immediate.
La Russia osserva con ironia la mossa americana di monetizzare lo stretto, notando che un tale pedaggio non è mai stato imposto prima.
Il distacco ironico e la sorpresa per la novità del pedaggio implicano che l'azione USA sia senza precedenti e potenzialmente eccessiva, senza condannarla direttamente.
Gli attacchi missilistici iraniani alle petroliere e la vittima indiana non vengono menzionati, mantenendo l'attenzione esclusivamente sui meccanismi di mercato e sulla novità geopolitica.
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