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sabato 2 maggio 2026

Abusi e razzismo a Wall Street: la tempesta legale che travolge JPMorgan

La finanza newyorchese è scossa da una causa che riapre le ferite del #MeToo e le intreccia con il razzismo sistemico. Al centro della bufera c’è Lorna Hajdini, 37 anni, executive director di JPMorgan Chase, accusata da un ex collega, Chirayu Rana, di averlo sottoposto per mesi a violenze sessuali, doping con la cosiddetta “roofie” e insulti razziali come “brown boy Indian”. La denuncia, depositata in forma anonima presso la Corte Suprema di New York e poi ritirata per correzioni, è stata ripresa dalla stampa tedesca come sintomo di una cultura tossica nel cuore della finanza globale.

Rana, oggi principal presso il fondo Bregal Sagemount, descrive un rapporto di potere asimmetrico in cui la resistenza alle avances della superiore veniva punita con minacce di carriera. JPMorgan ha dichiarato di aver condotto un’indagine interna senza trovare riscontri, e fonti vicine alla banca suggeriscono che le accuse potrebbero essere state fabbricate per ritorsione. Ma la vicenda, osservata con attenzione dagli analisti di Bruxelles, solleva interrogativi più ampi: in un settore dove il controllo maschile è ancora dominante, la denuncia di un uomo contro una donna capo aggiunge una torsione inedita alla narrativa delle molestie.

Nell’ottica di Nuova Delhi, il caso assume una dimensione identitaria: Rana è di origini indiane, e il linguaggio razzista usato dalla manager – “brown boy Indian” – riecheggia pregiudizi radicati anche nelle élite finanziarie occidentali. Per l’Europa, e l’Italia in particolare, la vicenda arriva mentre il Parlamento europeo discute nuove direttive sulla trasparenza retributiva e la tutela delle vittime di abusi nei luoghi di lavoro. Ma c’è un altro fronte, meno immediato ma altrettanto significativo: entro il 2030, secondo stime raccolte da HSBC, le donne controlleranno oltre 113 trilioni di dollari di ricchezza globale.

La parabola di Hajdini – che da vicepresidente nel leveraged finance nel 2018 è diventata executive director nel 2021 – incarna l’ascesa femminile in un ambiente spietato, ma anche i rischi di riprodurre le stesse dinamiche predatorie. Il caso JPMorgan non è solo una cronaca giudiziaria: è lo specchio di un sistema in cui potere, genere e razza si intrecciano, e che Wall Street fatica a riformare dall’interno.

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sabato 2 maggio 2026

Abusi e razzismo a Wall Street: la tempesta legale che travolge JPMorgan

La finanza newyorchese è scossa da una causa che riapre le ferite del #MeToo e le intreccia con il razzismo sistemico. Al centro della bufera c’è Lorna Hajdini, 37 anni, executive director di JPMorgan Chase, accusata da un ex collega, Chirayu Rana, di averlo sottoposto per mesi a violenze sessuali, doping con la cosiddetta “roofie” e insulti razziali come “brown boy Indian”. La denuncia, depositata in forma anonima presso la Corte Suprema di New York e poi ritirata per correzioni, è stata ripresa dalla stampa tedesca come sintomo di una cultura tossica nel cuore della finanza globale.

Rana, oggi principal presso il fondo Bregal Sagemount, descrive un rapporto di potere asimmetrico in cui la resistenza alle avances della superiore veniva punita con minacce di carriera. JPMorgan ha dichiarato di aver condotto un’indagine interna senza trovare riscontri, e fonti vicine alla banca suggeriscono che le accuse potrebbero essere state fabbricate per ritorsione. Ma la vicenda, osservata con attenzione dagli analisti di Bruxelles, solleva interrogativi più ampi: in un settore dove il controllo maschile è ancora dominante, la denuncia di un uomo contro una donna capo aggiunge una torsione inedita alla narrativa delle molestie.

Nell’ottica di Nuova Delhi, il caso assume una dimensione identitaria: Rana è di origini indiane, e il linguaggio razzista usato dalla manager – “brown boy Indian” – riecheggia pregiudizi radicati anche nelle élite finanziarie occidentali. Per l’Europa, e l’Italia in particolare, la vicenda arriva mentre il Parlamento europeo discute nuove direttive sulla trasparenza retributiva e la tutela delle vittime di abusi nei luoghi di lavoro. Ma c’è un altro fronte, meno immediato ma altrettanto significativo: entro il 2030, secondo stime raccolte da HSBC, le donne controlleranno oltre 113 trilioni di dollari di ricchezza globale.

La parabola di Hajdini – che da vicepresidente nel leveraged finance nel 2018 è diventata executive director nel 2021 – incarna l’ascesa femminile in un ambiente spietato, ma anche i rischi di riprodurre le stesse dinamiche predatorie. Il caso JPMorgan non è solo una cronaca giudiziaria: è lo specchio di un sistema in cui potere, genere e razza si intrecciano, e che Wall Street fatica a riformare dall’interno.

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