
Il re Carlo III incanta Trump e fa cadere i dazi sullo scotch: un trionfo diplomatico
Il re Carlo III ha concluso il suo viaggio di Stato a Washington con un risultato che nessun negoziatore britannico era riuscito a strappare in un anno di trattative: Donald Trump ha annunciato l’abolizione immediata dei dazi sul whisky scozzese, scrivendo su Truth Social di farlo “in onore del sovrano e della regina”. Un gesto che, al di là del valore simbolico, segna una piccola svolta in un rapporto transatlantico segnato da attriti profondi, dalla guerra in Iran alle tensioni commerciali. La missione diplomatica del monarca, apparentemente cerimoniale, si è rivelata un’abile operazione di soft power, capace di intenerire un presidente notoriamente diffidente verso le cortesie europee.
Il successo del viaggio, però, non si misura solo nei dazi. Lo stesso Carlo III ha saputo dosare ossequio e sottile ironia, guadagnandosi standing ovation al Congresso e plausi in patria. Durante il banchetto alla Casa Bianca ha raccolto una delle celebri uscite di Trump – secondo cui senza gli Stati Uniti l’Europa parlerebbe tedesco – per ribattere: “Se non fosse stato per noi, voi parlereste francese”. Una battuta che ha strappato un applauso e, soprattutto, l’entusiasta endorsement del presidente francese Emmanuel Macron, che su X ha commentato: “Sarebbe chic”. L’ottica di Parigi, infatti, vede in quel sorriso una rivendicazione del peso storico della Francia, quasi una strizzata d’occhio in un momento in cui l’Europa cerca di ritrovare una voce comune di fronte a Washington.
Ma il plauso non è unanime. Secondo gli analisti di Pechino, la mossa di Trump è una concessione personale, non un cambio di rotta strutturale: il Regno Unito resta inchiodato a una relazione asimmetrica, in cui l’America esige vantaggi senza offrire garanzie. Da Bruxelles, intanto, si valuta con cautela l’effetto del precedente: se un gesto simbolico può smantellare barriere, perché non usare la stessa leva per le controversie commerciali con l’Unione? L’Italia, per ora, osserva da lontano, ma la partita tocca da vicino il nostro export di vini e formaggi, esposto a dazi che una simile “diplomazia monarchica” difficilmente potrebbe scalfire.
In definitiva, il viaggio di Carlo III ha dimostrato che in un’epoca di leader ipernazionalisti il carisma istituzionale può ancora spostare qualche confine, ma non ripianare le divisioni di fondo. Il professore Kristofer Allerfeldt, storico all’Università di Exeter, sintetizza: “A breve termine sì, a lungo termine probabilmente no”. Il re ha brindato allo scotch, ma per l’Europa la sfida resta trovare una voce che non sia solo un’eco del passato.
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