Accedi
Edizione delle 20:00 CETlunedì 3 agosto 2026
320 testate · 17 lingue345 briefing oggi
Ultim'ora
lunedì 27 aprile 2026

Il terzo attentato a Trump e la violenza che divora l'America

La notizia è arrivata quando ormai l’ultimo caffè era stato servito e i corrispondenti si preparavano al discorso presidenziale: un uomo di trentun anni, Cole Tomas Allen, insegnante, ha aperto il fuoco nell’atrio dell’hotel Hilton di Washington prima della cena annuale con la stampa. Donald Trump è uscito illeso, ma il terzo tentativo di assassinio in due anni conferma una deriva che inquieta non solo gli Stati Uniti. L’istantanea di una pistola che spunta a pochi metri dal vicepresidente Vance, dal procuratore generale Blanche e dal direttore dell’Fbi Patel restituisce il clima irrespirabile di una superpotenza in cui la violenza politica sta diventando un linguaggio quasi ordinario. Non è una fatalità ma il precipitato di fratture profonde, lette con crescente allarme anche al di qua dell’Atlantico.

Gli analisti di Bruxelles, abituati a monitorare la tenuta delle democrazie liberali, osservano che il fenomeno non nasce oggi. Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley e John Kennedy sono caduti sotto i colpi di attentatori; Ronald Reagan fu ferito gravemente. Eppure la sequenza che ha preso di mira Trump – dopo il proiettile all’orecchio destro del luglio 2024 a Butler e un altro episodio durante la campagna – segnala uno scarto. Da Washington si sottolinea come ampi settori dell’elettorato, sia a sinistra sia a destra, ritengano ormai che le divergenze politiche non possano sempre risolversi per via democratica. L’ex presidente stesso, con il suo linguaggio incendiario, lo lascia intendere periodicamente, raccogliendo oggi ciò che ha seminato: un’erosione del tabù della violenza che, secondo i diplomatici europei, indebolisce l’intero Occidente nel momento in cui la guerra in Iran logora la credibilità strategica di Washington.

A rendere il quadro più cupo è la radice demografica e razziale che diversi osservatori, in particolare dalla prospettiva del mondo ispanico e dell’America Latina, mettono in primo piano. La presidenza Trump – si argomenta da Madrid come da Barcellona – è anche il prodotto della reazione di una minoranza bianca che si percepisce in via di perdita dell’egemonia etnica, destinata a diventare minoranza demografica entro un decennio. Questa angoscia identitaria, amplificata dall’enorme potere destabilizzante dei social network, alimenta l’estremismo di destra ma allo stesso tempo contagia l’intero spazio pubblico, alzando la temperatura fino a rendere l’attentato quasi un esito atteso. La stampa di Parigi parla di «banalizzazione» della violenza politica, mentre da Roma si segue con apprensione il destino di una nazione che resta il primo alleato dell’Italia in seno alla Nato.

Nelle prossime settimane il rischio maggiore è l’uso opportunistico dell’attentato. Un presidente indebolito dall’impopolarità crescente e dalla guerra in Iran, che secondo gli osservatori ginevrini di Le Temps lo sta trascinando in un pantano senza via d’uscita, potrebbe cavalcare la figura del martire per compattare la base e distogliere l’attenzione dal malessere economico e sociale. La democrazia americana, già provata dall’assalto a Capitol Hill del 2021, si trova davanti a un bivio: se il ricorso alla violenza verrà tollerato come strumento di lotta politica, a farne le spese sarà quel fragile equilibrio di poteri che ha retto il mondo occidentale per settant’anni. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, l’unica bussola resta la difesa intransigente della via democratica, proprio mentre il rumore degli spari rischia di coprire qualsiasi appello alla ragione.

Ultim'ora
Sorteggio Champions, il Mjällby e lo Slovan Bratislava di Yaya Touré verso il play-off: avversaria tra Ararat-Armenia e Celje·Petro contesta l’elezione di De la Espriella e lancia l’allarme guerra civile·Nuovo attacco a una nave nel Golfo di Oman vicino allo Stretto di Hormuz·Brasile, la polizia federale chiede un terzo fascicolo su Lulinha per traffico di influenze·Meno proteine per chi non si allena: una revisione di 350 studi ridisegna il rapporto tra dieta e longevità·Qatar, Egitto e Turchia denunciano le violazioni israeliane a Gaza e mettono in guardia sul cessate il fuoco·Nell’Odissea di Nolan scompare il letto d’ulivo, e con esso la nostalgia del ritorno·Toyota lancia in Indonesia il nuovo Hilux e estende la garanzia a sei anni·Sorteggio Champions, il Mjällby e lo Slovan Bratislava di Yaya Touré verso il play-off: avversaria tra Ararat-Armenia e Celje·Petro contesta l’elezione di De la Espriella e lancia l’allarme guerra civile·Nuovo attacco a una nave nel Golfo di Oman vicino allo Stretto di Hormuz·Brasile, la polizia federale chiede un terzo fascicolo su Lulinha per traffico di influenze·Meno proteine per chi non si allena: una revisione di 350 studi ridisegna il rapporto tra dieta e longevità·Qatar, Egitto e Turchia denunciano le violazioni israeliane a Gaza e mettono in guardia sul cessate il fuoco·Nell’Odissea di Nolan scompare il letto d’ulivo, e con esso la nostalgia del ritorno·Toyota lancia in Indonesia il nuovo Hilux e estende la garanzia a sei anni·
Agg. 05:024 lingue · 7 testate
7 testate|4 lingue|3 min lettura
lunedì 27 aprile 2026

Il terzo attentato a Trump e la violenza che divora l'America

La notizia è arrivata quando ormai l’ultimo caffè era stato servito e i corrispondenti si preparavano al discorso presidenziale: un uomo di trentun anni, Cole Tomas Allen, insegnante, ha aperto il fuoco nell’atrio dell’hotel Hilton di Washington prima della cena annuale con la stampa. Donald Trump è uscito illeso, ma il terzo tentativo di assassinio in due anni conferma una deriva che inquieta non solo gli Stati Uniti. L’istantanea di una pistola che spunta a pochi metri dal vicepresidente Vance, dal procuratore generale Blanche e dal direttore dell’Fbi Patel restituisce il clima irrespirabile di una superpotenza in cui la violenza politica sta diventando un linguaggio quasi ordinario. Non è una fatalità ma il precipitato di fratture profonde, lette con crescente allarme anche al di qua dell’Atlantico.

Gli analisti di Bruxelles, abituati a monitorare la tenuta delle democrazie liberali, osservano che il fenomeno non nasce oggi. Abraham Lincoln, James Garfield, William McKinley e John Kennedy sono caduti sotto i colpi di attentatori; Ronald Reagan fu ferito gravemente. Eppure la sequenza che ha preso di mira Trump – dopo il proiettile all’orecchio destro del luglio 2024 a Butler e un altro episodio durante la campagna – segnala uno scarto. Da Washington si sottolinea come ampi settori dell’elettorato, sia a sinistra sia a destra, ritengano ormai che le divergenze politiche non possano sempre risolversi per via democratica. L’ex presidente stesso, con il suo linguaggio incendiario, lo lascia intendere periodicamente, raccogliendo oggi ciò che ha seminato: un’erosione del tabù della violenza che, secondo i diplomatici europei, indebolisce l’intero Occidente nel momento in cui la guerra in Iran logora la credibilità strategica di Washington.

A rendere il quadro più cupo è la radice demografica e razziale che diversi osservatori, in particolare dalla prospettiva del mondo ispanico e dell’America Latina, mettono in primo piano. La presidenza Trump – si argomenta da Madrid come da Barcellona – è anche il prodotto della reazione di una minoranza bianca che si percepisce in via di perdita dell’egemonia etnica, destinata a diventare minoranza demografica entro un decennio. Questa angoscia identitaria, amplificata dall’enorme potere destabilizzante dei social network, alimenta l’estremismo di destra ma allo stesso tempo contagia l’intero spazio pubblico, alzando la temperatura fino a rendere l’attentato quasi un esito atteso. La stampa di Parigi parla di «banalizzazione» della violenza politica, mentre da Roma si segue con apprensione il destino di una nazione che resta il primo alleato dell’Italia in seno alla Nato.

Nelle prossime settimane il rischio maggiore è l’uso opportunistico dell’attentato. Un presidente indebolito dall’impopolarità crescente e dalla guerra in Iran, che secondo gli osservatori ginevrini di Le Temps lo sta trascinando in un pantano senza via d’uscita, potrebbe cavalcare la figura del martire per compattare la base e distogliere l’attenzione dal malessere economico e sociale. La democrazia americana, già provata dall’assalto a Capitol Hill del 2021, si trova davanti a un bivio: se il ricorso alla violenza verrà tollerato come strumento di lotta politica, a farne le spese sarà quel fragile equilibrio di poteri che ha retto il mondo occidentale per settant’anni. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, l’unica bussola resta la difesa intransigente della via democratica, proprio mentre il rumore degli spari rischia di coprire qualsiasi appello alla ragione.

Divergenza delle fonti

— · 7 testate · 4 lingue

0%Bassa

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Questa notizia è apparsa su

7 testate · 4 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Trump sospende l’attacco all’Iran, ma Teheran smentisce di aver chiesto la tregua

2 lingue · 74 testate

Da Economy & Markets

Amazon supera per la prima volta i 3.000 miliardi di capitalizzazione, spinta dall'IA

6 lingue · 11 testate

Da Technology

GIIAS 2026: Chery lancia la Q con prenotazione solo online, 6.000 ordini in poche settimane

1 lingua · 15 testate

Leggi di più