
Il vero Kraken preistorico: giganteschi polpi dominavano gli oceani 100 milioni di anni fa
Un’ombra gigantesca si aggirava nei mari del Cretaceo, molto prima che il mito del Kraken entrasse nell’immaginario collettivo. Non era un mostro leggendario, ma un polpo dalle dimensioni impressionanti, capace di raggiungere i diciannove metri di lunghezza e di competere con i grandi rettili marini per il vertice della catena alimentare. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Science e condotto dall’Università di Hokkaido, che ha analizzato fossili di mascelle eccezionalmente conservati: strutture simili a becchi, robuste e taglienti, in grado di spaccare gusci e ossa. La scoperta, secondo gli scienziati giapponesi, costringe a riscrivere decenni di convinzioni sugli ecosistemi marini preistorici, nei quali gli invertebrati venivano considerati predatori di second’ordine, relegati ai gradini inferiori della piramide trofica.
Dal punto di vista europeo, la notizia arriva con un certo ritardo rispetto alla tradizione paleontologica continentale, da sempre dominata dallo studio dei grandi vertebrati. Molti musei di storia naturale – da Londra a Berlino – hanno esposto per decenni scheletri di ittiosauri e plesiosauri come dominatori assoluti dei mari antichi. Ora, il lavoro dei ricercatori di Hokkaido suggerisce che accanto a loro nuotavano creature ben diverse: polpi dalle braccia poderose, dotati di un’intelligenza già sorprendente e di un’arma segreta: una morsa corazzata che nulla aveva da invidiare alle fauci dei dinosauri marini. Per la comunità scientifica europea, si apre una nuova frontiera, perché i fossili di tessuti molli sono rarissimi, e la loro interpretazione richiede un ripensamento delle relazioni ecologiche nel Cretaceo, quando l’oceano era un campo di battaglia molto più complesso del previsto.
L’eco di questa scoperta arriva anche in Italia, dove il dibattito tra paleontologi e biologi marini si anima attorno a una domanda cruciale: quanto influisce questo nuovo quadro sulla comprensione delle attuali specie di cefalopodi? Il nostro Paese, con le sue coste e una lunga tradizione di studi sul plancton e sui molluschi, potrebbe trovarsi al centro di nuove ricerche comparative: se cento milioni di anni fa esistevano polpi giganti, forse le loro caratteristiche – metabolismo, capacità di mimetizzarsi, forza muscolare – si sono conservate in forme più piccole ma non meno affascinanti nei mari di oggi. Alcuni biologi italiani, consultati informalmente, intravedono la possibilità di ridefinire le rotte evolutive di questi invertebrati, e di comprendere meglio il loro ruolo negli attuali ecosistemi profondi.
Osservando la scoperta con l’ottica di Pechino, emerge un ulteriore interesse strategico. La Cina, che ha recentemente intensificato le esplorazioni oceaniche e paleontologiche nelle regioni del Pacifico occidentale, potrebbe trovare in queste rivelazioni un alleato per le proprie ambizioni scientifiche: la ricostruzione delle faune mesozoiche cinesi, spesso frammentarie, potrebbe essere arricchita da paralleli con i reperti giapponesi. In prospettiva, il vero Kraken non è più un mito, ma un enigma scientifico che promette di cambiare il nostro sguardo sul passato – e forse, se i polpi moderni conservano tracce di quella grandezza, anche sul futuro degli oceani.
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