
Il vero Kraken: scoperti resti di un polpo gigante dominatore dei mari del Cretaceo
Cento milioni di anni fa, mentre i dinosauri dominavano la terraferma, gli oceani erano solcati da una creatura che sfida ogni immaginario mitologico: un polpo lungo diciannove metri, armato di possenti tentacoli e di un becco in grado di frantumare gusci e ossa. A rivelarlo è uno studio pubblicato sulla rivista Science, condotto dai paleontologi dell’Università di Hokkaido, in Giappone, che hanno analizzato alcuni fossili di mascelle appartenenti a questi cefalopodi. Fino a oggi si riteneva che i grandi predatori marini del Cretaceo fossero esclusivamente vertebrati come gli squali, i mosasauri o i plesiosauri. La scoperta giapponese ribalta questa certezza, dimostrando che gli invertebrati potevano competere per la cima della catena alimentare.
Dal punto di vista della comunità scientifica europea, il ritrovamento apre scenari inaspettati. Secondo i paleontologi di Bruxelles, il fossile di becco, conservatosi in modo eccezionale nella roccia del Cretaceo superiore, è stato ricostruito con una tecnica di scansione a strati di 0,05 millimetri, rivelando dimensioni che superano ogni precedente stima. L'animale, paragonabile per mole a un autobus, possedeva un corpo allungato e otto braccia robuste, adatte a catturare prede anche di grandi dimensioni. Il suo becco corneo, simile a quello dei moderni polpi ma molto più grande, suggerisce una dieta che includeva rettili marini e grandi pesci. Per decenni gli scienziati avevano sottovalutato il potenziale dei molluschi come dominatori degli abissi, relegandoli a ruoli secondari.
L’impatto di questa scoperta non è solo scientifico, ma anche culturale. Il Kraken delle leggende nordiche, raccontato dai marinai come un mostro capace di affondare le navi, potrebbe avere una lontana radice paleontologica. In Italia, dove la tradizione degli studi sui fossili marini è particolarmente ricca – dalle spiagge dell’Appennino alle formazioni del Monte Bolca – il ritrovamento stimola nuove ipotesi sulla biodiversità del Mediterraneo primordiale. Gli analisti di Pechino sottolineano inoltre che la ricerca giapponese dimostra come la cooperazione internazionale, combinata con tecnologie di imaging all’avanguardia, possa riscrivere capitoli cruciali della storia evolutiva.
Guardando al futuro, gli scienziati si interrogano sulla reale distribuzione di questi giganti. È probabile che i polpi del Cretaceo non fossero rari, ma che la loro conservazione sia stata ostacolata dalla natura dei loro corpi molli, raramente fossilizzati. Nuove campagne di scavo in Sudamerica e in Antartide, dove affiorano rocce del medesimo periodo, potrebbero fornire ulteriori prove. Per l’Europa, e in particolare per i musei di storia naturale italiani, si apre l’opportunità di esporre ricostruzioni di questi kraken preistorici, offrendo al pubblico una finestra su un passato in cui il mare era abitato da creature tanto reali quanto leggendarie.
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