
Il visto americano ferma Embolo: la Svizzera vola ai Mondiali con un vuoto in attacco
Breel Embolo, centravanti della Nazionale elvetica, non ha potuto imbarcarsi per gli Stati Uniti a causa di un intoppo con l’autorizzazione elettronica ESTA. La squadra è partita senza di lui, ma la federcalcio confida in una rapida soluzione.
Il viaggio della nazionale svizzera verso la California, dove dal 13 giugno affronterà il Qatar nella gara d'esordio del Mondiale 2025, è cominciato con un'assenza pesante. Martedì pomeriggio, quando il volo LX40 è decollato da Zurigo, il centravanti Breel Embolo non era a bordo. L'attaccante del Rennes, 86 presenze e 24 gol in nazionale, è stato trattenuto a terra da un intoppo burocratico: la sua autorizzazione elettronica ESTA, il documento che consente ai cittadini di paesi "trusted" di volare negli USA senza visto, è stata messa sotto revisione dalle autorità americane proprio poche ore prima della partenza.
Secondo la ricostruzione dei media elvetici, l'ESTA di Embolo risultava approvata fino a martedì mattina. Alle 10:30, però, il sistema ha segnalato un ulteriore controllo, costringendo il giocatore a restare a Zurigo. Come spiegano gli esperti interpellati dalla stampa svizzera tedesca, diversi fattori possono far scattare un esame supplementare: errori materiali nella compilazione del modulo, precedenti penali – anche risalenti – o viaggi recenti in paesi considerati a rischio. La Federcalcio svizzera, in una nota diffusa nel primo pomeriggio, ha parlato di "problema amministrativo", confermando di essere in contatto con le autorità statunitensi per risolverlo in tempi brevi. Embolo, intanto, attende in albergo una risposta.
L'assenza del bomber ha gettato un'ombra sulla vigilia di un gruppo che pure si diceva carico. "La gioia c'è", aveva dichiarato il selezionatore Murat Yakin poco prima di salire sull'aereo, sottolineando il buon lavoro svolto nel ritiro di San Gallo e i piani per affrontare il fuso orario e l'alimentazione, messi a punto dopo la trasferta americana di un anno fa. Ma i sorrisi si sono smorzati quando, già in fila al check-in, è circolata la voce. "Se c'è Breel, ci siamo tutti", avevano scherzato i compagni poco prima, come racconta un cronista della stampa zurighese. Poi l'imbarco senza l'attaccante e un posto vuoto sull'aereo, immortalato in una foto di gruppo condivisa dalla squadra sui social, nella speranza che Embolo possa raggiungerli presto.
L'episodio ha riacceso l'attenzione sulle rigidità che gli spostamenti internazionali dei calciatori possono incontrare, specie in un'edizione del Mondiale che chiama le squadre europee ad attraversare l'Atlantico con al seguito uno stuolo di atleti, staff e familiari, tutti soggetti ai controlli di sicurezza americani. Per i viaggiatori del Vecchio Continente, l'ESTA è di solito una formalità rapida, ma l'accumularsi di piccole irregolarità può trasformarlo in un muro. In un calcio dove ogni dettaglio della preparazione viene calcolato al millimetro, un contrattempo burocratico può diventare una variabile decisiva. Per Embolo, il tempo non manca: la Svizzera esordirà il 13 giugno, e se il permesso verrà sbloccato in giornata, l'attaccante potrà prendere un volo di linea e aggregarsi al gruppo a San Diego.
L'ottimismo a Berna è cauto. La vicenda ricorda, per analogia, quanto vissuto da altri sportivi europei alle prese con il visto americano, ma raramente con un impatto mediatico così forte alla vigilia di un grande torneo. Se il visto non verrà concesso, Yakin dovrà ridisegnare l'attacco, affidandosi a seconde linee che, pur valide, non garantiscono la stessa pericolosità sotto porta. La palla ora è nelle mani di Washington.
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