
In America Latina una scia di arresti per abusi sui minori: il caso colombiano più atroce
Dalla Colombia all’Argentina, polizie catturano presunti autori di violenze su bambini. In Brasile un barbero arrestato con un inganno. Il dramma delle vittime nascoste.
Una tempesta giudiziaria si abbatte sull’America Latina, dove in pochi giorni le autorità hanno messo in campo una serie di operazioni contro i reati sessuali sui minori. Il caso più grave arriva dalla Colombia: una coppia è finita in carcere con l’accusa di aver torturato e abusato di una bambina per nove anni, dal 2016 al 2025. Secondo la procura di Bogotà, la vittima aveva solo otto anni quando gli abusi iniziarono, e la sua aguzzina – la madre adottiva – avrebbe permesso al compagno di violentarla, filmarla e persino indurla a un aborto forzato. L’imputazione per tentato suicidio aggravato suggerisce un calvario che ha segnato irreparabilmente l’infanzia della ragazza, oggi diciassettenne. Le indagini della fiscalia colombiana hanno ricostruito un quadro di violenza sistematica che lascia sgomenti anche gli inquirenti più esperti.
Da quel dramma estremo si dipana una rete di storie analoghe, seppur meno prolungate nel tempo. In Argentina, a Escobar, gli agenti della SubDDI hanno catturato Fernando Nelson Peruano, un uomo di trentanove anni accusato di aver messo incinta la figlia di dodici anni. La scoperta è avvenuta durante una visita medica per dolori persistenti: la bambina, incinta di tre mesi, ha riferito ai sanitari le violenze subite dal padre, scatenando la denuncia della madre e la successiva fuga del sospettato, fermato poi a Loma Verde. Il caso ha scosso l’opinione pubblica bonaerense, riaccendendo il dibattito sulla vulnerabilità delle minori all’interno del nucleo familiare.
Anche in Brasile le cronache giudiziarie registrano due arresti emblematici. A Santa Rita, nella regione metropolitana di João Pessoa, un uomo di cinquantatré anni è stato preso dopo che la perizia ha confermato gli stupri ripetuti sulla figliastra, allora tra i cinque e i nove anni. La polizia civile paraibana ha eseguito un mandato di custodia cautelare, portando il sospettato nel carcere della Cidade da Polícia Civil. Pochi giorni prima, a Goiânia, un barbero sospettato di aver violentato un ragazzino di dodici anni era stato arrestato con uno stratagemma: il colonnello Edson Raiado della Polizia Militare di Goiás si è finto cliente per sorprenderlo all’interno del suo stesso negozio. L’operazione, filmata e diffusa sui social, ha suscitato reazioni contrastanti, ma ha dimostrato la determinazione delle forze dell’ordine nel contrastare un crimine che spesso resta nell’ombra.
Il Messico completa questo triste mosaico con la cattura di Luis Antonio “N” a Guadalajara, accusato di aver palpeggiato una minore in un negozio della colonia Santa Elena de la Cruz. La fiscalía di Jalisco lo ha scovato in un centro di riabilitazione del quartiere Tetlán, dove cercava di nascondersi. Ogni vicenda, pur nella sua specificità geografica, condivide un elemento inquietante: gli abusi avvengono quasi sempre tra le mura domestiche o in luoghi considerati sicuri, da parte di figure di fiducia. Per gli analisti di Bruxelles e le reti di protezione dell’infanzia europee – che guardano con preoccupazione a questi episodi anche per le implicazioni migratorie e di cooperazione giudiziaria – il fenomeno richiede un’alleanza transnazionale più stringente. L’Italia, dove il reato di violenza su minori è punito con pene severe ma i numeri restano alti, potrebbe trarre insegnamento da questi arresti: la prevenzione passa per la denuncia tempestiva e per un sistema che sappia ascoltare i bambini, prima che sia troppo tardi. Il 2025 si chiude con un monito: nessun angolo del continente è immune, e la giustizia, quando arriva, arriva spesso dopo anni di silenzio.
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