
Incendio a Chernobyl: fiamme nella zona proibita tra vento, mine e il fantasma della nube
Un vasto incendio divampa nella zona di esclusione di Chernobyl, oltre mille ettari in fiamme. Causato da un drone, il fuoco si propaga rapidamente.
Un incendio di vaste proporzioni sta divorando la zona di esclusione di Chernobyl, nel nord dell’Ucraina, minacciando uno dei territori più simbolici e pericolosi del pianeta. Più di millecento ettari di foresta sono già stati avvolti dalle fiamme, alimentate da venti sostenuti che spingono il fuoco verso nuove aree del massiccio boschivo. Le autorità di Kiev hanno attribuito l’innesco alla caduta di un drone, indicando senza esitazione la responsabilità russa, mentre da Mosca non giungono commenti ufficiali. La notizia, diffusa venerdì, ha riacceso l’attenzione su una regione che resta ferita dal disastro del 1986 e che oggi è anche un campo di battaglia silenzioso della guerra in corso.
La situazione è resa ancora più complessa dalla presenza di mine antiuomo lasciate dalle forze russe durante l’occupazione della zona. Il terreno minato impedisce ai vigili del fuoco di accedere a interi settori, rallentando le operazioni di spegnimento in un contesto già reso difficile dalla siccità e dalle raffiche. Secondo i rapporti del servizio di emergenza ucraino, i livelli di radiazione gamma restano per ora nella norma, ma il timore è che le fiamme possano sollevare particelle contaminate dal suolo e dalla vegetazione, riattivando un pericolo che l’Europa conosce bene. Per gli analisti di Bruxelles, ogni focolaio in quest’area rappresenta un campanello d’allarme non solo per l’Ucraina, ma per tutto il continente, che nel 1986 vide le nubi radioattive lambire fino alla Scandinavia e all’Italia settentrionale.
L’incendio si inserisce in un quadro più ampio di rischi ambientali legati al conflitto, che ha già causato danni a infrastrutture industriali e siti sensibili. Dal punto di vista di Pechino, la vicenda conferma la fragilità della sicurezza nucleare in tempo di guerra, mentre Mosca tende a minimizzare l’accaduto, definendolo un incidente isolato. La comunità scientifica internazionale segue con apprensione l’evolversi delle fiamme: il vento potrebbe cambiare direzione e spingere i fumi verso zone densamente popolate o, peggio, verso il vecchio reattore. Il futuro prossimo dipende dalla capacità dei soccorritori di contenere il fuoco nonostante gli ostacoli bellici, e dalla volontà politica di trattare queste emergenze al di là delle contrapposizioni. L’Italia, che ancora oggi monitora la radioattività nei propri territori settentrionali, guarda con inquietudine a un incendio che, in un’epoca di guerre e cambiamenti climatici, non è mai solo un fatto locale.
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