
Iran, 6 miliardi di dollari in petrolio durante la breve tregua con gli Stati Uniti
Teheran ha esportato 70 milioni di barili di greggio verso la Cina sfruttando la sospensione temporanea del blocco navale americano, ricostituendo riserve finanziarie vitali prima del ritorno delle ostilità.
Nel corso della fragile tregua di circa un mese con Washington, l’Iran ha riversato sui mercati asiatici circa 70 milioni di barili di petrolio greggio, per un valore stimato tra i cinque e i sei miliardi di dollari. Secondo i dati raccolti dall’organizzazione United Against Nuclear Iran e citati da analisti del settore energetico, Teheran ha sfruttato la finestra tra metà giugno e metà luglio – quando la Casa Bianca aveva temporaneamente rimosso il blocco navale contro i porti iraniani – per svuotare le scorte accumulate e incassare valuta pregiata. Le petroliere, partite in rapida successione dal porto di Chabahar, hanno raggiunto le acque internazionali al largo della costa orientale della Malaysia, dove il greggio è stato trasferito su altre navi con le consuete operazioni nave-a-nave, per poi essere consegnato alle raffinerie private cinesi, le cosiddette teapot, che acquistano a prezzo scontato.
La manovra si inserisce in un meccanismo di elusione delle sanzioni ormai collaudato. Secondo fonti della difesa americana, la sospensione del blocco era stata decisa dal presidente Trump per concedere a Teheran l’opportunità di negoziare un accordo più ampio, dopo la firma di un memorandum il 18 giugno che aveva interrotto le ostilità scatenate dall’offensiva militare congiunta di Stati Uniti e Israele alla fine di febbraio. Da parte iraniana, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi aveva subito rivendicato la rimozione delle restrizioni all’export petrolifero e lo sblocco di asset congelati, presentando la tregua come un’apertura alla ricostruzione economica. Pechino, dal canto suo, non ha mai interrotto gli acquisti di greggio iraniano, ma l’intensificarsi dei flussi in quel breve intervallo mostra come la domanda delle raffinerie indipendenti cinesi resti un pilastro della strategia di resistenza economica di Teheran.
Per l’Iran, l’afflusso immediato di miliardi di dollari rappresenta un cuscinetto vitale. Con un’economia descritta dagli analisti mediorientali come la più fragile dalla rivoluzione del 1979, il regime – secondo gli osservatori di Washington – destina ogni dollaro disponibile a priorità strategiche, in primo luogo il confronto militare con gli Stati Uniti e il sostegno ai propri alleati regionali. La rapidità con cui le petroliere hanno lasciato i terminal iraniani, non appena il blocco è stato rimosso, indica una pianificazione anticipata e la volontà di mettere al sicuro i proventi prima di un prevedibile dietrofront americano. Il dietrofront è puntualmente arrivato: dall’8 luglio le forze statunitensi hanno ripreso gli attacchi contro obiettivi iraniani, e Teheran ha risposto colpendo basi americane in Medio Oriente, mentre Trump dichiarava decaduta la tregua.
Per l’Europa e l’Italia, l’episodio conferma la volatilità del mercato petrolifero globale e la difficoltà di interrompere i flussi di greggio iraniano verso l’Asia. Sebbene le raffinerie europee non acquistino direttamente petrolio iraniano a causa delle sanzioni, ogni shock che altera l’equilibrio tra domanda e offerta si riflette sui prezzi internazionali del Brent, con ricadute sui costi energetici per famiglie e imprese. Il dossier resta aperto: il blocco navale americano è stato ripristinato, ma gli analisti di Singapore avvertono che le petroliere già partite garantiranno a Teheran entrate miliardarie anche nei prossimi mesi, riducendo l’efficacia immediata della stretta e prolungando l’incertezza su eventuali nuovi negoziati.
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
Il blocco arabo descrive l'episodio come un'aggressione continua degli Stati Uniti contro l'Iran, che ha venduto 6 miliardi di dollari di petrolio durante una breve tregua. La vendita è presentata come un atto di resilienza iraniana di fronte a un nemico spietato. Le notizie enfatizzano i danni alle infrastrutture civili e la determinazione iraniana a resistere.
Il blocco russo riporta la notizia in modo distaccato, concentrandosi sulla proposta di Trump di includere l'Iran nelle sanzioni antirusse. L'attenzione è sul gioco diplomatico statunitense, senza commenti sulla tregua o sulla vendita di petrolio iraniana. La notizia è presentata come un fatto di cronaca internazionale.
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