
Iran e Oman definiscono un nuovo corridoio nello Stretto di Hormuz, ma Teheran nega la riapertura
I negoziati bilaterali sono in fase avanzata, ma per la Repubblica islamica l'intesa non basta a revocare il blocco imposto – a suo dire – dalle azioni americane.
I negoziati tra Iran e Oman per un nuovo schema di separazione del traffico nello Stretto di Hormuz sono entrati nella fase finale, secondo quanto dichiarato domenica dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e dal portavoce del ministero, Esmail Baghaei. L'intesa, hanno precisato le fonti ufficiali di Teheran, riguarda un corridoio marittimo «né settentrionale né meridionale», ma un percorso concordato che rispetti i diritti sovrani di entrambi i Paesi rivieraschi. La notizia giunge mentre il presidente americano Donald Trump ha annunciato di aver sospeso un attacco pianificato contro l'Iran, sostenendo che sia stato raggiunto un accordo quadro per la «riapertura immediata, totale e incondizionata» dello Stretto.
Teheran, tuttavia, ha immediatamente scollegato il negoziato con Mascate dalla questione della riapertura. Baghaei ha definito l'intesa «condizione necessaria ma non sufficiente», attribuendo la chiusura del passaggio – di fatto in vigore dallo scoppio delle ostilità il 28 febbraio – alla «rottura degli impegni da parte degli Stati Uniti e al blocco navale imposto all'Iran». La Repubblica islamica, ha aggiunto, non intende ripristinare lo status quo precedente al conflitto, perché l'esperienza degli ultimi mesi impone garanzie contro un uso ostile del corridoio. Fonti vicine ai Guardiani della rivoluzione, citate dall'agenzia Fars, hanno ribadito che lo Stretto resterà chiuso finché Washington manterrà «azioni ostili».
La versione di Trump, diffusa sulla sua piattaforma social, parla di un'intesa che includerebbe anche la fine della minaccia nucleare iraniana, e sarebbe stata sollecitata da Teheran e da altri Paesi mediorientali. Funzionari militari iraniani, tuttavia, hanno smentito di aver chiesto la sospensione dei raid, definendo le affermazioni del presidente americano «una nuova menzogna». Secondo l'emittente israeliana Canale 12, che cita fonti diplomatiche, l'Iran avrebbe accettato un meccanismo in base al quale le navi in entrata nel Golfo transiterebbero dalle acque territoriali iraniane e quelle in uscita dalle acque omanite; Mascate avrebbe dato il proprio assenso, ma avrebbe chiesto garanzie sul fatto che i Guardiani della rivoluzione rispetteranno l'accordo.
La posta in gioco è altissima: in condizioni normali, circa il 20% del consumo mondiale di petrolio transita per Hormuz. Da Gerusalemme, il ministro israeliano Zeev Elkin ha avvertito che la retromarcia di Trump «non è la fine», e che l'obiettivo primario resta lo Stretto. Un funzionario israeliano ha espresso il timore che Washington possa disimpegnarsi, lasciando l'Iran con il suo programma nucleare e il controllo del passaggio strategico. Da Washington, la rivista Politico cita fonti dell'amministrazione secondo cui un accordo prima delle elezioni di novembre è ritenuto improbabile, e che qualsiasi entità straniera che cerchi garanzie da Teheran per il transito potrebbe incorrere in sanzioni americane.
Al momento, l'unico dato certo è il proseguimento dei colloqui bilaterali tra Iran e Oman, che secondo Baghaei vanno avanti sin dall'intesa di cessate il fuoco dello scorso aprile. Il sultanato, che non ha ancora commentato ufficialmente, resta il canale privilegiato per una de-escalation, ma la distanza tra le narrative di Teheran e Washington – e il ruolo dei Guardiani della rivoluzione – rendono ogni esito ancora incerto.
| Stampa iraniana e affini | −0.50 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.10 | neutral |
La Repubblica Islamica dell'Iran respinge ogni interpretazione che veda nei negoziati un'apertura dello Stretto. La colpa è degli Stati Uniti per l'aggressione e il blocco navale. L'Iran difenderà i propri interessi e la sicurezza nazionale.
Attribuisce la chiusura dello Stretto esclusivamente a cause esterne (USA), creando una narrazione vittimista e legittimando la posizione intransigente.
Omette il fatto che le controparti regionali e internazionali non riconoscono il blocco come legittimo e che l'Iran ha chiuso unilateralmente lo Stretto.
I negoziati proseguono tra Iran e Oman per un nuovo percorso nel Golfo, mentre gli Stati Uniti minacciano azioni militari. La decisione finale spetta a Teheran.
Equidistanza giornalistica: riportare le dichiarazioni senza prendere posizione, lasciando aperte le possibilità di accordo o escalation.
Non menziona le accuse iraniane dettagliate contro gli USA, né il ruolo dei media israeliani nel segnalare un possibile accordo.
Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione smentisce le voci di un accordo: le notizie sono false e mirano a indebolire la posizione iraniana. L'unica via è la resistenza.
Negazione categorica e attribuzione di falsità ai media nemici, rafforzando la posizione di forza e intransigenza.
Omette che le stesse autorità iraniane (Ministero degli Esteri) hanno confermato negoziati in corso, creando una contraddizione.
Si avvicina un accordo tra Iran e Oman per un nuovo percorso in uno Stretto di Hormuz bloccato. La comunità internazionale osserva con cautela.
Enfasi sul progresso diplomatico e sull'attesa, con tono informativo e analitico.
Non riporta le minacce militari statunitensi con la stessa urgenza presente in altri blocchi.
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