
Trump ferma l’attacco all’Iran e annuncia colloqui, Teheran smentisce ma tratta con l’Oman su Hormuz
Il presidente americano sospende un’offensiva descritta come la più grande dalla Seconda guerra mondiale, citando pressioni dei Paesi del Golfo e un possibile accordo sullo Stretto di Hormuz e sul nucleare.
Domenica 2 agosto, a bordo dell’Air Force One, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che nuovi negoziati con l’Iran inizieranno nel pomeriggio di lunedì 3 agosto. La decisione segue la sospensione, comunicata poche ore prima su Truth Social, di un attacco militare pianificato contro la Repubblica islamica, un’operazione che lo stesso Trump ha definito «la più grande dalla Seconda guerra mondiale» e che, a suo dire, avrebbe avuto conseguenze «disastrose» per il Paese. Il presidente ha motivato la retromarcia con le richieste ricevute da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar e dallo stesso Iran, i quali ritengono che esista già un accordo di massima sullo Stretto di Hormuz e che si possa rapidamente giungere a un’intesa anche sulla «denuclearizzazione dell’Iran».
La reazione iraniana è stata immediata e contraddittoria. L’agenzia Mehr, citando fonti militari, ha bollato le affermazioni di Trump come «una nuova menzogna», negando che Teheran abbia chiesto la cancellazione dell’attacco. Parallelamente, però, il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baqaei ha confermato che i colloqui bilaterali con l’Oman su una nuova rotta di transito attraverso lo Stretto di Hormuz sono in fase avanzata, precisando tuttavia che l’intesa non implica la riapertura del passaggio marittimo, la cui chiusura è attribuita da Teheran al blocco navale americano e alla violazione degli impegni da parte di Washington. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avuto contatti telefonici con l’omologo saudita e con il capo dell’esercito pakistano per discutere iniziative di de-escalation.
Sul piano economico, l’annuncio ha prodotto un immediato effetto calmierante sui mercati petroliferi: il Brent è sceso di oltre il 5% a circa 83 dollari al barile, dopo un mese di luglio in cui i prezzi erano aumentati di oltre il 20% a causa delle interruzioni del traffico navale nello Stretto di Hormuz, via da cui transitava circa un quinto del commercio globale di greggio. Per l’Italia e l’Europa, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, la prospettiva di una riapertura della via d’acqua rappresenta un fattore di stabilizzazione dei costi dell’energia e di contenimento delle pressioni inflazionistiche, sebbene permangano forti incertezze sulla tenuta del negoziato.
La guerra, scoppiata il 28 febbraio con un attacco congiunto americano-israeliano, ha già visto diversi cicli di minacce, tregue temporanee e riprese delle ostilità. Un memorandum d’intesa firmato a metà giugno aveva aperto una finestra di 60 giorni per un accordo complessivo, ma è naufragato a luglio tra accuse reciproche. Secondo fonti regionali coinvolte nella mediazione, la nuova proposta prevede la riapertura dello Stretto, la fine degli attacchi in tutta la regione e lo sblocco delle esportazioni petrolifere iraniane in cambio della sospensione del blocco navale statunitense. Resta da chiarire se i colloqui annunciati da Trump coinvolgeranno direttamente le parti o se si svolgeranno tramite intermediari, e quale sarà la posizione di Israele, che secondo i media locali non sarebbe stato informato preventivamente della decisione di fermare l’attacco.
| Stampa africana subsahariana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa israeliana | +0.20 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Iran respinge la versione di Trump e la definisce una bugia.
Il blocco amplifica la smentita diretta di Teheran per screditare la versione del presidente americano, presentando la pausa come coercitiva anziché volontaria.
Omette che anche Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar hanno chiesto la pausa, elemento che dava credibilità all'affermazione di Trump.
I mediatori del Golfo convincono Trump a sospendere gli attacchi mentre un accordo è vicino.
La narrazione enfatizza l'efficacia della diplomazia regionale e il consenso tra Israele, Arabia Saudita e USA, legittimando la pausa come una mossa strategica calcolata.
Omette la smentita dell'Iran di aver chiesto la pausa, che metterebbe in discussione l'idea di una svolta cooperativa.
Iran e Oman finalizzano un accordo di navigazione a Hormuz, indipendente dalle minacce USA.
Concentrandosi sul binario bilaterale Oman-Iran, il blocco ridimensiona la postura militare americana e riconfigura la notizia come una trattativa tecnica marittima.
Omette il contesto della minaccia di attacchi massicci USA-Israele che ha aperto la finestra diplomatica, così come la smentita iraniana di aver chiesto una pausa.
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