
Iran giustizia due presunti spie del Mossad: nuova escalation di esecuzioni tra timori internazionali
L’Iran ha portato a termine una nuova doppia esecuzione, giustiziando Yaghoub Karimpour e Naser Bakrzadeh con l’accusa di aver collaborato con il Mossad israeliano. L’annuncio, diffuso sabato dall’agenzia semiufficiale Fars e confermato dall’autorità giudiziaria, aggiunge un tassello a una stagione di impiccagioni sempre più fitta: le due condanne a morte sono state comminate per reati che spaziano dallo spionaggio alla cosiddetta “guerra contro Dio”, e riguardano in particolare la raccolta di informazioni nei pressi del sito nucleare di Natanz. Secondo la magistratura di Teheran, Karimpour avrebbe trasmesso a un ufficiale del Mossad immagini sensibili di installazioni militari e di sicurezza durante la guerra dei dodici giorni del giugno 2025, mentre Bakrzadeh è stato ritenuto colpevole di aver fornito notizie su personalità religiose e regionali, oltre che su centri strategici.
Le esecuzioni si inseriscono in un clima repressivo che, dalla prospettiva delle organizzazioni per i diritti umani, appare sempre più sistematico. La già citata guerra lampo con Israele, combinata con le proteste interne esplose a gennaio, ha fornito al potere giudiziario iraniano la copertura per accelerare i procedimenti. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani ha denunciato che negli ultimi giorni sono state giustiziate ventuno persone e oltre quattromila sono state arrestate per motivi politici. Le critiche si concentrano sulla mancanza di garanzie processuali: le udienze si svolgono a porte chiuse, le confessioni vengono spesso estorte sotto tortura e ai condannati non è concesso un reale diritto alla difesa.
La comunità internazionale osserva con crescente inquietudine. Mentre Donald Trump aveva già definito i vertici iraniani “teppisti” per la frequenza delle impiccagioni, a Bruxelles e nelle cancellerie europee il nodo della pena di morte torna a intrecciarsi con i fragili negoziati sul nucleare. Per l’Italia, che mantiene canali diplomatici aperti con Teheran, il dossier assume un peso particolare: la crescente instabilità giudiziaria iraniana potrebbe ripercuotersi sulle catene migratorie e sulla sicurezza regionale, già compromessa dalla guerra in Medio Oriente.
Guardando avanti, il segnale che arriva da Teheran è duplice. Da un lato, l’esecuzione di presunti spie serve a rinsaldare il fronte interno e a dissuadere future collaborazioni con il nemico israeliano. Dall’altro, alimenta l’isolamento internazionale dell’Iran e aumenta la pressione sui Paesi europei perché scelgano tra realpolitik e difesa dei diritti umani. La prospettiva di una nuova ondata di condanne, in un contesto di tensione nucleare e conflitto regionale, rende sempre più urgente un’iniziativa diplomatica che tenga insieme sicurezza e principi giuridici.
Allarga lo sguardo
Il Senato Usa approva sanzioni dure contro Mosca e Teheran, ora la Camera
7 lingue · 36 testate
Da Economy & MarketsDazi USA del 15% sul polisilicio: la mossa di Trump per contrastare il dominio cinese
4 lingue · 16 testate
Da TechnologyAmazon finanzia in Texas una maxi-centrale a gas per l’IA: emissioni record
5 lingue · 10 testate