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Sportmartedì 2 giugno 2026

Iran, il Mondiale inizia con l’esclusione politica di Azmoun

L’attaccante pagherebbe una foto con il sovrano di Dubai. Al suo posto, clamorosa convocazione per Moghanlou. Smentite le voci sull’infortunio di Cheshmi.

La lista definitiva dell’Iran per i Mondiali di calcio del 2026 ha preso una piega inaspettatamente politica. Il commissario tecnico Amir Ghalenoei ha escluso il bomber Sardar Azmoun, terzo miglior marcatore nella storia della nazionale con 57 gol in 91 presenze, dopo che il giocatore aveva pubblicato una foto su Instagram accanto allo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. In un momento di forti tensioni belliche che coinvolgono Teheran e Washington, con attacchi reciproci tra Iran e forze americane, i media statali iraniani hanno bollato Azmoun come «traditore», un’accusa che ha portato al suo taglio definitivo dalla rosa, nonostante le pressioni del vicepresidente della Repubblica Islamica per reintegrarlo. L’episodio rivela quanto lo sport, e il calcio in particolare, resti ostaggio delle fratture geopolitiche in Medio Oriente.

Mentre la stampa internazionale – da Buenos Aires a Giacarta – sottolinea la matrice politica dell’esclusione, i media allineati al governo di Teheran hanno preferito concentrarsi su una narrazione diversa. Secondo fonti iraniane, la sorpresa positiva è l’inserimento in extremis di Shahriar Moghanlou, attaccante fino a poche settimane fuori persino dalla lista provvisoria di quaranta giocatori. L’infortunio del difensore Roozbeh Cheshmi durante il ritiro in Turchia ha aperto uno spiraglio: Ghalenoei ha convocato Moghanlou, ignorando altri profili offensivi più esperti, in una mossa che sa di premio alla duttilità tattica ma che alcuni osservatori leggono come un tentativo di distogliere l’attenzione dal caso Azmoun. La squadra iraniana, intanto, si presenta come la più anziana mai schierata dal paese in una fase finale, un dato che solleva interrogativi sulla capacità di rigenerazione del vivaio nazionale.

A completare il quadro di incertezze, lo stesso Cheshmi è stato oggetto di voci allarmistiche su un possibile forfait nelle prime partite. L’allenatore in seconda Saeed Elahi ha però smentito categoricamente, assicurando che il centrocampista tornerà ad allenarsi in gruppo e sarà disponibile per l’esordio contro la Nuova Zelanda. Una nota che prova a rasserenare un ambiente scosso da polemiche e sospetti, ma che non dissipa la sensazione di una preparazione condizionata da logiche extra-calcistiche.

Al di là dell’esito sportivo, la vicenda Azmoun segna un precedente preoccupante per il calcio mondiale. Già in passato atleti iraniani avevano subito ritorsioni per gesti interpretati come politici, ma l’esclusione dalla vetrina planetaria del Mondiale assume un peso simbolico enorme. Se da un lato il regime tiene a blindare l’immagine di fedeltà alla causa nazionale, dall’altro rischia di isolarsi ulteriormente, offrendo argomenti a chi denuncia la strumentalizzazione dello sport. Per l’Europa, dove molti calciatori iraniani militano o hanno militato, resta l’interrogativo su come tutelare i diritti degli atleti in contesti dove la libertà di espressione è così rigidamente limitata.

Divergenza — chi la racconta come
45%Media
2 blocchi · posizioni da −0.90 a 0.00
CriticoFavorevole
IRNLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini0.00neutral
Stampa latinoamericana−0.90critical
Stampa iraniana e affini0.00

La nazionale iraniana ha finalizzato i convocati per il Mondiale 2026 con l’inaspettata inclusione dell’attaccante Shahriar Moghanlou, inizialmente escluso dalla pre-lista. Intanto, lo staff respinge come infondate le voci su un possibile forfait di Rouzbeh Cheshmi nei primi match.

PragmatismoIronia
Stampa latinoamericana−0.90

La Federcalcio iraniana ha escluso la stella Sardar Azmoun dal Mondiale dopo che una sua foto sui social è stata bollata come atto di tradimento dal regime. I media statali lo hanno definito 'traditore', scatenando condanna internazionale per la strumentalizzazione politica dello sport.

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martedì 2 giugno 2026

Iran, il Mondiale inizia con l’esclusione politica di Azmoun

L’attaccante pagherebbe una foto con il sovrano di Dubai. Al suo posto, clamorosa convocazione per Moghanlou. Smentite le voci sull’infortunio di Cheshmi.

La lista definitiva dell’Iran per i Mondiali di calcio del 2026 ha preso una piega inaspettatamente politica. Il commissario tecnico Amir Ghalenoei ha escluso il bomber Sardar Azmoun, terzo miglior marcatore nella storia della nazionale con 57 gol in 91 presenze, dopo che il giocatore aveva pubblicato una foto su Instagram accanto allo sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, emiro di Dubai e primo ministro degli Emirati Arabi Uniti. In un momento di forti tensioni belliche che coinvolgono Teheran e Washington, con attacchi reciproci tra Iran e forze americane, i media statali iraniani hanno bollato Azmoun come «traditore», un’accusa che ha portato al suo taglio definitivo dalla rosa, nonostante le pressioni del vicepresidente della Repubblica Islamica per reintegrarlo. L’episodio rivela quanto lo sport, e il calcio in particolare, resti ostaggio delle fratture geopolitiche in Medio Oriente.

Mentre la stampa internazionale – da Buenos Aires a Giacarta – sottolinea la matrice politica dell’esclusione, i media allineati al governo di Teheran hanno preferito concentrarsi su una narrazione diversa. Secondo fonti iraniane, la sorpresa positiva è l’inserimento in extremis di Shahriar Moghanlou, attaccante fino a poche settimane fuori persino dalla lista provvisoria di quaranta giocatori. L’infortunio del difensore Roozbeh Cheshmi durante il ritiro in Turchia ha aperto uno spiraglio: Ghalenoei ha convocato Moghanlou, ignorando altri profili offensivi più esperti, in una mossa che sa di premio alla duttilità tattica ma che alcuni osservatori leggono come un tentativo di distogliere l’attenzione dal caso Azmoun. La squadra iraniana, intanto, si presenta come la più anziana mai schierata dal paese in una fase finale, un dato che solleva interrogativi sulla capacità di rigenerazione del vivaio nazionale.

A completare il quadro di incertezze, lo stesso Cheshmi è stato oggetto di voci allarmistiche su un possibile forfait nelle prime partite. L’allenatore in seconda Saeed Elahi ha però smentito categoricamente, assicurando che il centrocampista tornerà ad allenarsi in gruppo e sarà disponibile per l’esordio contro la Nuova Zelanda. Una nota che prova a rasserenare un ambiente scosso da polemiche e sospetti, ma che non dissipa la sensazione di una preparazione condizionata da logiche extra-calcistiche.

Al di là dell’esito sportivo, la vicenda Azmoun segna un precedente preoccupante per il calcio mondiale. Già in passato atleti iraniani avevano subito ritorsioni per gesti interpretati come politici, ma l’esclusione dalla vetrina planetaria del Mondiale assume un peso simbolico enorme. Se da un lato il regime tiene a blindare l’immagine di fedeltà alla causa nazionale, dall’altro rischia di isolarsi ulteriormente, offrendo argomenti a chi denuncia la strumentalizzazione dello sport. Per l’Europa, dove molti calciatori iraniani militano o hanno militato, resta l’interrogativo su come tutelare i diritti degli atleti in contesti dove la libertà di espressione è così rigidamente limitata.

Divergenza — chi la racconta come
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Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa iraniana e affini0.00neutral
Stampa latinoamericana−0.90critical
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La nazionale iraniana ha finalizzato i convocati per il Mondiale 2026 con l’inaspettata inclusione dell’attaccante Shahriar Moghanlou, inizialmente escluso dalla pre-lista. Intanto, lo staff respinge come infondate le voci su un possibile forfait di Rouzbeh Cheshmi nei primi match.

PragmatismoIronia
Stampa latinoamericana−0.90

La Federcalcio iraniana ha escluso la stella Sardar Azmoun dal Mondiale dopo che una sua foto sui social è stata bollata come atto di tradimento dal regime. I media statali lo hanno definito 'traditore', scatenando condanna internazionale per la strumentalizzazione politica dello sport.

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