
Iraq alza la prontezza militare e fissa al 30 settembre il disarmo delle milizie
Il premier al-Zaidi ordina esercitazioni e movimenti di truppe mentre la coalizione di governo intima ai gruppi armati fuori controllo di consegnare le armi, pena l'incriminazione per terrorismo.
Giovedì 6 agosto, il primo ministro iracheno Ali Faleh al-Zaidi, nella sua veste di comandante in capo delle forze armate, ha disposto l'innalzamento del livello di prontezza operativa e di combattimento di tutte le forze di sicurezza e militari. Lo ha comunicato la cellula di informazione per la sicurezza, precisando che la misura include esercitazioni addestrative e movimenti di unità, con l'obiettivo dichiarato di «consolidare la sicurezza e la stabilità» e proteggere i cittadini e gli interessi pubblici. L'ordine giunge a poche ore dalla scadenza, fissata per il 7 agosto, dell'ultimatum lanciato dalla «Resistenza islamica in Iraq» al governo: il gruppo aveva minacciato una risposta armata se Baghdad non avesse reagito all'attacco condotto da Stati Uniti e Arabia Saudita contro postazioni delle Forze di mobilitazione popolare (al-Hashd al-Shaabi), che aveva causato almeno 20 morti e 32 feriti.
Parallelamente, la Coalizione per l'amministrazione dello Stato – che riunisce i partiti di governo – ha tenuto una riunione presieduta dallo stesso al-Zaidi, con la partecipazione del presidente della Repubblica, del presidente del Parlamento, del capo del Consiglio superiore della magistratura e del presidente della Regione del Kurdistan. Al termine, un comunicato ha annunciato che tutti i gruppi armati non inquadrati nelle strutture statali dovranno consegnare le armi entro il 30 settembre 2026. Dopo quella data, qualsiasi attività armata al di fuori del quadro governativo sarà perseguita ai sensi della legge antiterrorismo. La coalizione ha inoltre ribadito che l'uso del territorio iracheno per attacchi contro Paesi vicini costituisce una «linea rossa» e che Baghdad impedirà di trascinare l'Iraq in conflitti regionali contrari agli interessi della popolazione.
La scadenza del 30 settembre coincide con il termine concordato nel 2024 per il ritiro completo delle forze statunitensi dal Paese. La decisione della coalizione fa seguito agli scontri delle ultime settimane: a fine luglio, l'Arabia Saudita aveva intercettato droni lanciati dall'Iraq contro impianti petroliferi nella Provincia orientale del Regno, e forze saudite e statunitensi avevano risposto con raid mirati contro obiettivi di gruppi sostenuti dall'Iran in territorio iracheno. Secondo fonti irachene, in quegli attacchi erano morte almeno 20 persone, tra cui cinque consiglieri militari iraniani. Baghdad aveva condannato l'operazione e, insieme alle milizie, aveva chiesto prove che l'attacco all'Arabia Saudita fosse effettivamente partito dal proprio territorio.
Nella stessa riunione, la coalizione ha affrontato anche il dossier economico, con l'impegno a diversificare le rotte di esportazione del petrolio, aumentare le entrate non petrolifere e contrastare corruzione e sprechi. Sul piano regionale, ha espresso sostegno agli sforzi per ridurre le tensioni, rifiutando il ricorso alla forza e offrendo la disponibilità di Baghdad a svolgere un ruolo di mediazione. I partecipanti hanno infine sollecitato l'accelerazione del processo di formazione del governo e l'invio del programma governativo al Parlamento per l'approvazione. Resta ora da verificare se le milizie accetteranno la scadenza del 30 settembre e se il governo riuscirà a imporre il monopolio statale della forza in un contesto segnato da profonde divisioni interne e pressioni esterne.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
Il governo iracheno mette in guardia la resistenza: ogni azione fuori dal controllo statale sarà considerata terrorismo. L'Iran si schiera con le milizie, denunciando la mossa come un attacco alla loro legittimità.
Si enfatizza la minaccia del governo verso la resistenza, usando un linguaggio di 'linea rossa' per creare un senso di urgenza e solidarietà con le milizie.
Non si menziona che l'ultimatum è stato concordato in una riunione con tutti i leader politici iracheni, inclusi quelli curdi, né si fa cenno agli attacchi statunitensi che potrebbero aver motivato la decisione.
L'Iraq, dopo gli attacchi USA-Arabia Saudita, alza la guardia e impone il disarmo ai gruppi armati illegali. La Russia appoggia la sovranità irachena contro le ingerenze esterne.
Si collega l'aumento della prontezza agli attacchi statunitensi, presentando l'azione irachena come una risposta legittima a una minaccia esterna, e si sottolinea la scadenza del 30 settembre come prova di determinazione.
Non si evidenzia che l'ultimatum è rivolto principalmente alle milizie filo-iraniane, né si discute il ruolo dell'Iran nella mediazione.
Il governo iracheno annuncia un aumento della prontezza delle forze armate per ragioni di sicurezza interna, senza fare riferimento a gruppi armati o a pressioni esterne.
Si omettono deliberatamente il contesto politico e l'ultimatum, presentando la decisione come una routine amministrativa per rafforzare la stabilità.
Non si menziona l'ultimatum alle milizie, né gli attacchi USA-Sauditi, né la riunione politica che ha deciso la misura.
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