
Israele colpisce Beirut: eliminato il capo delle forze speciali di Hezbollah
Primo raid su Beirut dalla tregua. Ucciso il comandante della Forza Radwan, l'élite di Hezbollah. Tensioni alle stelle: l'Italia segue con preoccupazione.
Per la prima volta dall’inizio del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti lo scorso novembre, un aereo israeliano ha colpito il cuore della periferia sud di Beirut. L’obiettivo dichiarato da Gerusalemme è il comandante della Forza Radwan, l’unità d’élite di Hezbollah creata da Imad Mughniyeh per operazioni oltre confine. Il raid, coordinato con Washington secondo fonti israeliane, ha scatenato reazioni contrastanti: mentre la stampa israeliana dà per certo l’eliminazione del leader e del suo vice, il partito sciita non ha ancora confermato ufficialmente il decesso.
La Forza Radwan, nata come corpo di reazione rapida, è stata negli anni il braccio offensivo più temuto dello Hezbollah, responsabile di incursioni contro le comunità israeliane del nord. L’attacco, condotto senza preavviso né evacuazioni, segna un’escalation che rischia di far saltare gli equilibri faticosamente costruiti dopo l’ultima guerra del 2024. Nella regione, l’ombra di un nuovo conflitto si allunga: l’Iran, da Teheran, osserva con attenzione, mentre gli analisti di Bruxelles sottolineano il precedente pericoloso di un’operazione mirata in area urbana densamente popolata.
Per l’Italia, che ha truppe dell’UNIFIL dislocate nel Sud del Libano e una comunità libanese ampia e radicata, la notizia arriva in un momento di già fragile tenuta diplomatica. Roma segue gli sviluppi con apprensione, temendo un effetto domino che potrebbe riaccendere le rotte migratorie nel Mediterraneo e destabilizzare ulteriormente un Medio Oriente già segnato dalla crisi di Gaza. La prospettiva che emerge da Damasco, invece, è quella di un fronte che potrebbe riaprirsi anche sulle alture del Golan.
In questo scenario, il raid su Beirut sembra voler lanciare un messaggio chiaro: per Israele, la tregua non è mai stata una resa. Ma colpire un leader di questa statura significa giocare con il fuoco. Hezbollah, se confermerà la morte, dovrà scegliere tra una risposta calibrata e una reazione esplosiva che potrebbe travolgere l’intero Levante.
Gli analisti più cauti, a Washington, ipotizzano una rappresaglia limitata per evitare una guerra totale. Ma la strada verso una nuova escalation è lastricata di obiettivi mancati e ambizioni strategiche. Il raid di ieri sera non ha solo ucciso un comandante: ha squarciato la fragile cortina di una pace che forse non è mai esistita.
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