
Israele ridisegna il confine libanese: demolizioni e droni, la tregua è già un'illusione
Mentre l'esercito israeliano pubblica la mappa di una fascia di controllo di 5-10 km in Libano, proseguono le distruzioni di case e la sorveglianza dei droni, nonostante il cessate il fuoco.
Il nuovo dispiegamento militare israeliano in Libano prende forma sulla carta e sul terreno, rendendo evidente che la tregua entrata in vigore pochi giorni fa è poco più di una cornice formale. Per la prima volta, domenica, lo Stato maggiore ha pubblicato la mappa della linea di controllo che si estende da est a ovest per 5-10 chilometri oltre il confine, inglobando decine di villaggi ormai deserti. Cinque divisioni e unità navali operano a sud della prima linea difensiva con l’obiettivo dichiarato di smantellare le infrastrutture di Hezbollah, mentre le demolizioni di case e strade “minate” continuano sistematicamente, su ordine del ministro della Difesa Israel Katz, nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti.
Sul terreno, la realtà è quella riferita da giornalisti e abitanti: a Dibbine e Srifa, nel sud, chi è tornato trova cumuli di macerie e il ronzio incessante dei droni israeliani che, riferiscono fonti locali, segnano una nuova forma di occupazione aerea permanente, decollati da sette postazioni militari illegali installate a nord della Linea Blu. A Hay el-Sellom, nella periferia sud di Beirut, i bombardamenti hanno lasciato quartieri dove persino gli escavatori faticano a districarsi tra i cavi elettrici. Secondo gli analisti libanesi, quella in corso non è una semplice operazione di sicurezza, ma la prosecuzione di una guerra più lunga: ciò che Israele non era riuscito a consolidare nel 2006, oggi tenta di imporre con la forza, ridisegnando la geografia del confine a colpi di ruspa ed esplosivo.
Dal punto di vista israeliano, la strategia è giustificata dalla necessità di prevenire attacchi come l’imboscata del 18 aprile, costata la vita a un soldato francese e a un riservista dell’Idf, e attribuita a una rete di tunnel e di “scudi umani” preparata da anni, secondo fonti della difesa. In netta contrapposizione, gli ambienti vicini a Hezbollah ribadiscono che il vero nodo della sovranità libanese è l’incapacità cronica dello Stato di Beirut di proteggere il sud da quella che descrivono come un’espansionismo israeliano mai interrotto. L’esercito regolare libanese, in effetti, non ha sparato un colpo, mentre le diplomazie arabe e occidentali si affannano a cercare una via d’uscita: il Libano chiederà a Washington un’estensione della tregua di dieci o venti giorni, e l’ambasciatore statunitense incontrerà i vertici istituzionali per preparare negoziati più ampi.
Questa dinamica interessa direttamente l’Europa e l’Italia, principale contributore della missione Unifil, le cui forze si trovano ora di fatto scavalcate da un’occupazione strisciante che mina la credibilità del sistema di sicurezza internazionale. Se l’obiettivo della tregua, nelle intenzioni della Casa Bianca, è agevolare un negoziato più vasto con l’Iran, la partita si gioca sui corpi dei civili e sulla capacità delle cancellerie di impedire che il Sud del Libano diventi una nuova Gaza, dove la diplomazia rincorre sempre una geografia già mutata.
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
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| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
Israele sta applicando la tregua con piena forza militare, demolendo case legate a Hezbollah e pubblicando una mappa della sua nuova zona di sicurezza nel Libano meridionale. L'uccisione di un soldato francese in un'imboscata di Hezbollah evidenzia le tattiche di scudi umani del gruppo e la fragilità del cessate il fuoco.
La tregua è solo una copertura per la continua distruzione e l'occupazione de facto del Libano meridionale da parte di Israele, che ridisegna il confine con bulldozer e droni. La debolezza storica dello Stato libanese, non solo le armi di Hezbollah, è la radice della crisi di sovranità, mentre Israele replica le sue tattiche di Gaza.
Israele ha pubblicato una mappa della sua nuova linea di dispiegamento militare nel Libano meridionale, che si estende per 5-10 km in territorio libanese e pone decine di villaggi per lo più abbandonati sotto il suo controllo. L'obiettivo dichiarato è creare una zona cuscinetto per proteggere il nord di Israele da Hezbollah, in un contesto di fragile cessate il fuoco.
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