
Israele schiera il Raggio di Ferro negli Emirati: la difesa comune anti-Iran prende forma
Il più avanzato scudo laser d’Israele, il cosiddetto Raggio di Ferro, è stato dispiegato per la prima volta fuori dai confini nazionali, direttamente sul territorio degli Emirati Arabi Uniti. Durante l’ultimo scambio di attacchi aerei e missilistici con l’Iran, Tel Aviv ha trasferito d’urgenza ad Abu Dhabi una versione del sistema laser antimissile, insieme al radar di sorveglianza Spectro – in grado di individuare droni iraniani come gli Shahed a venti chilometri di distanza – e a elementi della Cupola di Ferro, accompagnati da diverse decine di militari israeliani per l’integrazione operativa. La mossa, ricostruita nelle stesse ore dalla stampa internazionale, segna un salto di qualità nella cooperazione militare fra i due firmatari degli Accordi di Abramo e ridisegna la geografia della deterrenza in Medio Oriente.
La decisione è maturata in un contesto in cui le minacce di Teheran non distinguono più fra i contendenti diretti. Secondo fonti della difesa israeliana, l’invio delle tecnologie più sensibili – molte delle quali ancora in fase prototipale, come il laser di Rafael Advanced Defense Systems – risponde alla necessità di proteggere un partner esposto ai droni lanciati dagli alleati sciiti dell’Iran, ma anche di sperimentare sul campo una difesa multistrato in un ambiente operativo reale. Nell’ottica delle capitali del Golfo, emerge con chiarezza il calcolo strategico: la normalizzazione con Israele non offre soltanto legittimazione politica o flussi commerciali, ma una copertura anti-aerea che i sistemi tradizionali dei paesi del Consiglio di Cooperazione faticano a garantire contro sciami di velivoli senza pilota. Un funzionario regionale, citato nelle ricostruzioni, ha definito questo schieramento «la prova del valore dell’amicizia con Israele».
L’operazione getta luce su un’architettura securitaria che Teheran osserva con malcelata preoccupazione. I media iraniani hanno descritto la presenza israeliana oltre il Golfo come una “collusione” che trasforma gli Accordi di Abramo in un vero e proprio patto militare, capace di accerchiare la Repubblica Islamica. Da Bruxelles e da Roma, gli analisti sottolineano che l’estensione di fatto dell’ombrello difensivo israeliano allo Stretto di Hormuz modifica gli equilibri in uno dei colli di bottiglia energetici più critici al mondo. Per l’Italia, importatore netto di gas e petrolio dalla regione, la prospettiva di una protezione rafforzata delle infrastrutture emiratine riduce il rischio di shock improvvisi sulle forniture, sebbene introduca un fattore di accelerazione tecnologica che potrebbe innescare una corsa agli armamenti ipersonici e laser anche da parte iraniana.
Sul piano industriale e operativo, la combinazione del radar Spectro prodotto da Elbit Systems con il fascio laser del Raggio di Ferro e i missili intercettori della Cupola di Ferro configura una maglia di sensori e fuoco integrata che potrebbe diventare il modello per una difesa aerea regionale estesa, capace di collegare gradualmente Israele, Emirati, Arabia Saudita e Giordania. Washington, già architetto politico degli Accordi, benedice tacitamente questa integrazione; Pechino e Mosca, al contrario, leggono nell’operazione un’ulteriore penetrazione occidentale nel loro cortile di sicurezza eurasiatico. Non è un caso che i primi collaudi operativi del Raggio di Ferro fossero stati condotti da Israele contro le salve di Hezbollah dal Libano, pochi mesi prima del trasferimento.
La sperimentazione di “scudi a energia” in un conflitto reale proietta l’alleanza israelo-emiratina ben oltre il simbolismo diplomatico. Mentre il sistema laser si avvia a diventare pienamente operativo, l’episodio suggerisce che la sicurezza mediorientale poggerà sempre più su pareti tecnologiche condivise, più che su fragili intese politiche. Per l’Europa, e in particolare per la proiezione mediterranea dell’Italia, il consolidamento di questo asse offre una rassicurazione immediata, ma pone con urgenza il tema di come sviluppare una capacità autonoma di interposizione e di difesa dei nodi energetici, prima che l’intera regione venga ridisegnata da scudi invisibili e laser silenziosi.
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