
Istruzione e violenza di genere: due crisi globali che si intrecciano
L’India raggiunge l’accesso universale alla scuola primaria, ma un terzo degli studenti abbandona prima del diploma. In Brasile e Colombia emergono i costi nascosti della sicurezza.
Il sistema scolastico indiano, con oltre ventiquattro milioni di studenti iscritti, ha raggiunto un traguardo storico: la quasi totalità dei bambini inizia il percorso primario. Eppure, come emerge da un recente rapporto del NITI Aayog, questa copertura maschera una crisi profonda. Il tasso di abbandono si impenna dopo la scuola media, e solo una minoranza completa il ciclo superiore. Secondo gli analisti di Nuova Delhi, il dato segnala un fallimento nei meccanismi di transizione e di accompagnamento, con conseguenze pesanti sulla formazione del capitale umano del Paese.
Non mancano, però, segnali incoraggianti. Lo Stato dell’Himachal Pradesh, nato dalle rivendicazioni delle popolazioni montane, ha scalato la classifica nazionale dell’istruzione pubblica: dal ventunesimo posto nel 2021 ai primi cinque nel 2025, secondo il National Achievement Survey. Un balzo che dimostra come investimenti mirati e una gestione meno precaria possano rilanciare la scuola pubblica, da tempo piegata dalla contrattualizzazione selvaggia. Anche il Karnataka ha superato la soglia del cento per cento nel tasso lordo di iscrizione alla secondaria, ma gli esperti avvertono che l’enrolment non basta: servono qualità e continuità.
La dimensione della sicurezza, intanto, emerge con forza altrove. In Colombia, quasi un adolescente su tre ha subito episodi di bullismo nell’ultimo mese, mentre il cyberbullismo dilaga nelle piattaforme digitali. L’ottica di Bogotà collega questi dati alla necessità di politiche educative che integrino la salute emotiva e la convivenza. In Brasile, la fotografia è ancora più cupa: secondo il Fórum Brasileiro de Segurança Pública, il quarantanove per cento delle donne ha subito molestie nell’ultimo anno, e il trentasette per cento ha vissuto violenza fisica o psicologica. Dati che hanno spinto il Tribunale di Rio de Janeiro a lanciare una settimana di contrasto al fenomeno.
Guardando avanti, la sfida non è solo quantitativa. Per l’Europa e l’Italia, dove l’abbandono scolastico resta un problema nelle regioni del Sud, il caso indiano offre una lezione: l’accesso universale è condizione necessaria ma non sufficiente. Servono programmi che tengano insieme qualità didattica, prevenzione della violenza e sostegno psicologico. Il vero indicatore di sviluppo, forse, non è quanti iniziano la scuola, ma quanti la terminano in sicurezza e con competenze reali.
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