
John Ternus nuovo Ceo di Apple: la sfida di ereditare un impero senza tradire l’anima
Il cambio al vertice di Apple, dopo quindici anni di Tim Cook, non è un semplice passaggio di consegne: è un atto di fede nella continuità. John Ternus, ingegnere hardware cresciuto dentro la mela per venticinque anni, prenderà il timone in un momento in cui il colosso di Cupertino deve dimostrare di saper coniugare la sua anima artigianale con l’irruzione dell’intelligenza artificiale generativa. Se Steve Jobs aveva trasformato Apple in un’icona culturale e Cook in una macchina da profitti quasi inarrestabile — capitalizzazione oltre i tremila miliardi di dollari — il nuovo amministratore delegato si trova a dover rispondere a una domanda che, secondo gli analisti di Bruxelles, riguarda da vicino anche l’Europa: può la qualità artigianale sopravvivere in un mercato dominato da innovazioni rapide e spesso superficiali?
La traiettoria di Cook è stata, sotto molti aspetti, una lezione di discrezione e disciplina. Lui stesso, in una delle sue ultime interviste prima del ritiro, ha riconosciuto come primo grande errore il lancio disastroso di Apple Maps nel 2012, con indicazioni sballate e punti di riferimento fuorvianti. Da quell’incidente, Cook imparò una regola che ha poi applicato a ogni decisione successiva: ascoltare gli utenti e correggere senza orgoglio. È lo stesso pragmatismo che, nell’ottica di Wall Street, ha permesso ad Apple di moltiplicare i ricavi e di costruire un ecosistema di servizi diventato la seconda gamba del business. Ma Cook ha sempre saputo di non essere un visionario come Jobs. Come ha ricordato una recente analisi proveniente da Mosca, la vera forza del suo mandato è stata proprio la capacità di non voler imitare il fondatore, accettando di essere un amministratore che perfeziona sistemi piuttosto che un creatore di miracoli.
Ora tocca a Ternus, e il consiglio che Fran Tarkenton — leggenda del football americano e investitore di lunga data in Apple — ha voluto rilanciare affonda le radici in un vecchio monito di Steve Jobs a Cook: non chiederti mai cosa farebbe il tuo predecessore, prendi le tue decisioni. L’eredità più preziosa di Cook potrebbe essere proprio questa: avere costruito un’organizzazione così solida da poter sopravvivere anche senza una figura carismatica al vertice. Tuttavia, secondo i commentatori tedeschi, il rischio è che la continuità si trasformi in immobilismo proprio mentre la concorrenza — da Google a Samsung, dai produttori cinesi di chip alle startup europee specializzate in intelligenza artificiale — accelera.
Per l’Italia e per l’Europa, il tema ha una particolare risonanza. Apple è tra i primi investitori stranieri nel settore della componentistica in Italia, e la sua politica sulla privacy e sulla sicurezza dei dati ha spesso anticipato le direttive europee, diventando un punto di riferimento per il Regolamento generale sulla protezione dei dati. Se Ternus riuscirà a mantenere quella promessa di qualità e affidabilità che, come sostengono gli osservatori di Zurigo, in un’epoca di «immondizia digitale» alimentata dall’AI diventa un valore rarissimo, allora Apple potrà continuare a essere non solo un’azienda di successo, ma anche un baluardo contro la banalizzazione della tecnologia. Il futuro, però, lo scriveranno i chip per l’intelligenza artificiale, il prossimo grande prodotto dopo l’iPhone e la capacità di Ternus di essere, come Cook, sé stesso.
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