
Scienziati morti o spariti negli Usa: l'FBI cerca un filo comune, le famiglie accusano
L’FBI ha annunciato di aver avviato un’indagine multi-agenzia per verificare l’esistenza di un possibile collegamento tra una decina di morti e sparizioni di scienziati legati alla ricerca aerospaziale e nucleare degli Stati Uniti. La decisione arriva dopo che teorie del complotto, nate sui social network, hanno trovato eco persino al Congresso, spingendo due deputati repubblicani a chiedere verifiche. Al centro delle speculazioni, il caso dell’astrofisico canadese Carl Grillmair, ucciso a colpi di pistola a febbraio davanti alla sua casa in California. La vedova, Louise Grillmair, ha definito «assurde e disgustose» le ipotesi di un disegno criminoso occulto, sottolineando che l’uomo accusato dell’omicidio, un ventinovenne del posto, è già in carcere in attesa del processo. Per la famiglia, il tragico episodio è un fatto di cronaca locale, non un tassello di un mistero globale.
L’attenzione delle autorità federali, però, va oltre il singolo delitto. Secondo gli analisti di Washington, la concomitanza di decessi e scomparse tra ricercatori con accesso a programmi sensibili – alcuni dei quali ancora irrisolti – ha acceso un campanello d’allarme. La comunità scientifica internazionale segue con preoccupazione, perché un clima di sospetto potrebbe erodere la fiducia nelle istituzioni di ricerca. Dall’ottica di Ottawa, il caso Grillmair tocca direttamente la reputazione del mondo accademico canadese, mentre a Bruxelles si osserva con attenzione l’evolversi di un fenomeno che, se amplificato, rischia di alimentare narrazioni antiscientifiche anche in Europa.
Ciò che emerge dalle testimonianze dei familiari è un dolore privato trasformato in spettacolo pubblico. Per molti congiunti, le teorie complottiste aggiungono sofferenza inutile a un lutto già difficile. La sfida per l’FBI sarà duplice: chiarire se esiste davvero un nesso tra questi eventi – anche solo statistico – e, al tempo stesso, restituire serenità a chi ha perso una persona cara. Nel frattempo, il dibattito si sposta sempre più sul terreno della comunicazione: in un’epoca di disinformazione virale, ogni morte sospetta rischia di diventare una cartina di tornasole della fragilità del rapporto tra scienza e opinione pubblica.
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