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domenica 14 giugno 2026

L’accordo Usa-Iran spacca i falchi di Teheran: proteste contro il ministro degli Esteri

Mentre Trump annuncia la firma imminente dell’intesa, manifestazioni di piazza a Teheran e Mashhad accusano il capo della diplomazia di tradimento.

La prospettiva di un accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in corso ha provocato una spaccatura senza precedenti all’interno dello schieramento conservatore iraniano. Mentre il presidente americano Donald Trump annunciava che l’intesa sarebbe stata firmata a breve, e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi confermava l’esistenza di un memorandum d’intesa da siglare “a distanza”, gruppi di sostenitori del regime sono scesi in piazza a Teheran e Mashhad per protestare contro quella che considerano una resa. I manifestanti, descritti dalle fonti locali come vicini alla fazione ultraconservatrice del Fronte della Resilienza, hanno scandito slogan durissimi: “Morte ad Araghchi, traditore infiltrato” e “Qalibaf, Araghchi, dov’è il sangue della mia guida?”. Le immagini diffuse sui social mostrano donne in chador nero che agitano bandiere rosse e nere, simbolo di lutto e vendetta, mentre gli analisti di Teheran sottolineano come il malcontento nasca dalla percezione che l’accordo rappresenti una capitolazione di fronte alle richieste americane.

Le proteste non si limitano alla piazza. Secondo quanto riferito da osservatori internazionali, l’annuncio dell’intesa ha innescato una crisi di fiducia tra le ali più radicali del sistema politico iraniano, che vedono nel negoziato una minaccia alla loro influenza. Il Fronte della Resilienza, che ha sempre osteggiato qualsiasi dialogo con Washington, ha trovato nei manifestanti un megafono per le proprie critiche. A Mashhad, città simbolo del potere religioso, la folla ha preso di mira la sede del ministero degli Esteri, mentre a Teheran l’attenzione si è concentrata su piazza Ibn Sina, dove i dimostranti hanno chiesto le dimissioni di Araghchi e del presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf. L’agenzia di stampa Fars, vicina alle posizioni più dure, ha commentato l’evento definendolo “amaro” e accusando i decisori di aver perso la fiducia del popolo.

Sul fronte internazionale, l’accordo è visto con favore da Bruxelles e da molte capitali europee, che sperano in una de-escalation regionale e nella riapertura dello Stretto di Hormuz, bloccato dalle ostilità. Per l’Italia, paese fortemente dipendente dalle rotte energetiche del Golfo, la normalizzazione dei traffici marittimi rappresenterebbe un sollievo immediato. Tuttavia, gli analisti di Bruxelles avvertono che la fragilità del consenso interno iraniano potrebbe minare la tenuta dell’intesa nel lungo periodo. Se da un lato l’amministrazione Trump preme per una firma rapida, dall’altro le frange più estreme del regime potrebbero cercare di sabotare l’implementazione, alimentando nuove tensioni. La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa: il vero banco di prova sarà la capacità di Teheran di gestire le divisioni interne mentre cerca di ricucire i rapporti con l’Occidente.

Divergenza — chi la racconta come
8%Bassa
3 blocchi · posizioni da −0.50 a −0.30
CriticoFavorevole
ALMEURIRN
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa arabo levante-Maghreb−0.50critical
Stampa europea continentale−0.30critical
Stampa iraniana e affini−0.40critical
Stampa arabo levante-Maghreb−0.50

La fazione iraniana più radicale scende in piazza a Mashhad e Teheran contro il ministro degli Esteri, accusato di tradimento per l'accordo con gli Stati Uniti. Le proteste, con donne in chador e bandiere rosse, gridano 'morte al traditore Araghchi', mentre il regime sembra diviso tra la firma imminente e la rabbia della base.

AllarmeIndignazione
Stampa europea continentale−0.30

La stampa europea continentale riporta le proteste in Iran contro il possibile accordo con gli USA, sottolineando la spaccatura tra la leadership e i sostenitori più intransigenti. I manifestanti, vicini al Fronte della Stabilità, accusano Araghchi e Qalibaf di tradimento, mentre il regime non ha ancora confermato la data della firma.

ScetticismoDistacco
Stampa iraniana e affini−0.40

I media iraniani descrivono le proteste come un'ondata di rabbia popolare contro l'accordo con l'America, con slogan che chiedono conto del sangue del 'Leader'. I manifestanti, definiti vicini al Fronte della Stabilità, gridano 'Araghchi, abbi vergogna, lascia il paese' e 'Qalibaf, Araghchi, dov'è il sangue del mio Leader?', mentre Trump annuncia la firma imminente.

AllarmeVittimismo
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domenica 14 giugno 2026

L’accordo Usa-Iran spacca i falchi di Teheran: proteste contro il ministro degli Esteri

Mentre Trump annuncia la firma imminente dell’intesa, manifestazioni di piazza a Teheran e Mashhad accusano il capo della diplomazia di tradimento.

La prospettiva di un accordo tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in corso ha provocato una spaccatura senza precedenti all’interno dello schieramento conservatore iraniano. Mentre il presidente americano Donald Trump annunciava che l’intesa sarebbe stata firmata a breve, e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi confermava l’esistenza di un memorandum d’intesa da siglare “a distanza”, gruppi di sostenitori del regime sono scesi in piazza a Teheran e Mashhad per protestare contro quella che considerano una resa. I manifestanti, descritti dalle fonti locali come vicini alla fazione ultraconservatrice del Fronte della Resilienza, hanno scandito slogan durissimi: “Morte ad Araghchi, traditore infiltrato” e “Qalibaf, Araghchi, dov’è il sangue della mia guida?”. Le immagini diffuse sui social mostrano donne in chador nero che agitano bandiere rosse e nere, simbolo di lutto e vendetta, mentre gli analisti di Teheran sottolineano come il malcontento nasca dalla percezione che l’accordo rappresenti una capitolazione di fronte alle richieste americane.

Le proteste non si limitano alla piazza. Secondo quanto riferito da osservatori internazionali, l’annuncio dell’intesa ha innescato una crisi di fiducia tra le ali più radicali del sistema politico iraniano, che vedono nel negoziato una minaccia alla loro influenza. Il Fronte della Resilienza, che ha sempre osteggiato qualsiasi dialogo con Washington, ha trovato nei manifestanti un megafono per le proprie critiche. A Mashhad, città simbolo del potere religioso, la folla ha preso di mira la sede del ministero degli Esteri, mentre a Teheran l’attenzione si è concentrata su piazza Ibn Sina, dove i dimostranti hanno chiesto le dimissioni di Araghchi e del presidente del Parlamento Mohammad Baqer Qalibaf. L’agenzia di stampa Fars, vicina alle posizioni più dure, ha commentato l’evento definendolo “amaro” e accusando i decisori di aver perso la fiducia del popolo.

Sul fronte internazionale, l’accordo è visto con favore da Bruxelles e da molte capitali europee, che sperano in una de-escalation regionale e nella riapertura dello Stretto di Hormuz, bloccato dalle ostilità. Per l’Italia, paese fortemente dipendente dalle rotte energetiche del Golfo, la normalizzazione dei traffici marittimi rappresenterebbe un sollievo immediato. Tuttavia, gli analisti di Bruxelles avvertono che la fragilità del consenso interno iraniano potrebbe minare la tenuta dell’intesa nel lungo periodo. Se da un lato l’amministrazione Trump preme per una firma rapida, dall’altro le frange più estreme del regime potrebbero cercare di sabotare l’implementazione, alimentando nuove tensioni. La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa: il vero banco di prova sarà la capacità di Teheran di gestire le divisioni interne mentre cerca di ricucire i rapporti con l’Occidente.

Divergenza — chi la racconta come
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La fazione iraniana più radicale scende in piazza a Mashhad e Teheran contro il ministro degli Esteri, accusato di tradimento per l'accordo con gli Stati Uniti. Le proteste, con donne in chador e bandiere rosse, gridano 'morte al traditore Araghchi', mentre il regime sembra diviso tra la firma imminente e la rabbia della base.

AllarmeIndignazione
Stampa europea continentale−0.30

La stampa europea continentale riporta le proteste in Iran contro il possibile accordo con gli USA, sottolineando la spaccatura tra la leadership e i sostenitori più intransigenti. I manifestanti, vicini al Fronte della Stabilità, accusano Araghchi e Qalibaf di tradimento, mentre il regime non ha ancora confermato la data della firma.

ScetticismoDistacco
Stampa iraniana e affini−0.40

I media iraniani descrivono le proteste come un'ondata di rabbia popolare contro l'accordo con l'America, con slogan che chiedono conto del sangue del 'Leader'. I manifestanti, definiti vicini al Fronte della Stabilità, gridano 'Araghchi, abbi vergogna, lascia il paese' e 'Qalibaf, Araghchi, dov'è il sangue del mio Leader?', mentre Trump annuncia la firma imminente.

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