
Allattamento al seno: in Bangladesh calo, in Indonesia resta un divario
Mentre in Bangladesh l'allattamento esclusivo cala, in Indonesia migliora ma un terzo dei bambini ne resta escluso; in Argentina mancano i congedi per metà dei lavoratori.
Durante la Settimana mondiale dell'allattamento materno 2026, i dati presentati in Bangladesh delineano un quadro in deterioramento: solo il 55% dei neonati riceve latte materno esclusivo nei primi sei mesi, contro il 65% del 2017-2018. Il paese, che nel 2020 guidava la classifica tra i paesi in via di sviluppo, è ora sesto. La denuncia arriva dal seminario congiunto della Bangladesh Breastfeeding Foundation e del ministero della Salute, dove si è sottolineato che la legge del 2013 sulla commercializzazione dei sostituti del latte non viene rispettata e che gli ospedali hanno perso il carattere 'baby-friendly'.
Anche in Indonesia il quadro resta imperfetto, seppur in miglioramento. Secondo l'IDAI, la copertura dell'allattamento esclusivo è salita dal 52% del 2017 a circa il 66% del 2024, ma un bambino su tre non ne beneficia. Naomi Esthernita Dewanto, presidente della task force ASI dell'IDAI, indica tra le cause la scarsa assistenza alle madri lavoratrici, la mancanza di spazi e tempi per l'estrazione del latte e l'aggressiva promozione delle formule artificiali. Il sostegno della famiglia, in particolare del partner, viene indicato come fattore cruciale.
L'Argentina evidenzia un'altra criticità: secondo un rapporto del CIPPEC diffuso in occasione della stessa settimana, la metà dei lavoratori non ha alcun congedo per nascita, e il permesso di paternità è fermo a due giorni, il più breve del Sudamerica. La ricerca mostra che l'allattamento esclusivo crolla dal 54% al 45% tra il secondo e il sesto mese di vita, con il tempo di licenza indicato come variabile chiave. Manuel Mera, direttore della protezione sociale del CIPPEC, ha parlato di 'capitale umano' e della necessità di ripensare le politiche di cura.
L'appuntamento del 2026 ha come tema la sostenibilità delle iniziative per l'allattamento. In Bangladesh, gli esperti chiedono un monitoraggio regolare e responsabilità, ricordando l'obiettivo del 60% entro il 2030. La strada resta lunga: le strutture sanitarie che avevano ricevuto il riconoscimento di 'ospedali amici dei bambini' hanno perso tale carattere, e la formazione del personale non viene impiegata. Il prossimo traguardo istituzionale da osservare è proprio il raggiungimento di quella soglia, fissata dalle autorità bangladesi.
| Stampa africana subsahariana | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.60 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
| Stampa sud-est asiatica | −0.20 | neutral |
Le autorità sanitarie e le famiglie africane promuovono l'allattamento come un dovere comunitario, valorizzando il ruolo di padri e doule nel sostenere le madri.
Raccontando storie di sostegno familiare e di campagne di strada, si sposta l'attenzione dalle carenze strutturali alle responsabilità individuali e familiari.
Non menziona le barriere strutturali come la mancanza di congedi parentali o le violazioni ospedaliere che ostacolano l'allattamento, né i dati allarmanti di altri Paesi.
Gli esperti di salute infantile e i partecipanti al seminario denunciano il declino dell'allattamento e la complicità degli ospedali, chiedendo interventi urgenti.
La quantificazione del declino (65%→55%, primo→sesto posto) e l'accusa di violazioni ospedaliere creano un senso di emergenza e di responsabilità istituzionale.
Non riconosce gli sforzi comunitari o il ruolo del congedo parentale, concentrandosi solo sui numeri e sulle violazioni ospedaliere.
Il rapporto CIPPEC e le voci della società civile denunciano un sistema di licenze del secolo scorso, chiedendo riforme per garantire il diritto alla cura.
L'uso di dati su natalità e occupazione femminile, insieme alla metafora del 'secolo scorso', dipinge le politiche attuali come obsolete e ingiuste.
Non offre dati sui tassi effettivi di allattamento, ma si concentra solo sull'accesso alle licenze, trascurando fattori culturali e di supporto familiare.
Gli esperti dell'associazione pediatrica e i medici forniscono indicazioni pratiche alle famiglie, cercando di migliorare le abitudini senza un attacco frontale alle istituzioni.
La normalizzazione del problema attraverso consigli concreti e il linguaggio medico rassicura le famiglie, de-politicizzando la questione.
Non affronta le cause strutturali come la mancanza di congedi o la promozione di sostituti, limitandosi a consigli pratici.
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