
L’America sospende i visti: nuove domande, passaporti danneggiati e stop alle green card
Stop alle procedure per permessi di soggiorno e lavoro mentre Washington introduce controlli più rigidi. Migliaia di richiedenti in attesa.
L’amministrazione Trump ha imposto una battuta d’arresto senza precedenti nel sistema immigratorio statunitense. Dal primo maggio il Servizio per la cittadinanza e l’immigrazione (Uscis) ha bloccato l’emissione di green card, permessi di lavoro, rinnovi del programma Daca e dello Status di protezione temporanea (Tps), mentre avvia una revisione sistematica dei controlli di sicurezza. Una pausa amministrativa che, secondo i funzionari di Washington, nasce dall’esigenza di contrastare le frodi, ma che di fatto congela le pratiche di centinaia di migliaia di migranti già in attesa.
Il provvedimento si inserisce in un quadro più ampio di inasprimento. Durante i colloqui per il visto, da poche settimane gli ufficiali consolari formulano due nuove domande – non ancora divulgate nella loro interezza – pensate per individuare potenziali rischi. Nel frattempo, il Dipartimento della Sicurezza interna e la dogana di frontiera hanno rafforzato le verifiche sui passaporti: un documento anche solo lievemente danneggiato, con pagine strappate o copertina consunta, può essere respinto, impedendo l’ingresso o l’uscita dal paese. Una misura che colpisce tanto i turisti quanto i residenti, e che lascia spazio a un’ discrezionalità applicativa difficile da contestare.
L’impatto sull’Europa e sull’Italia è diretto. Ogni anno decine di migliaia di cittadini italiani fanno richiesta di visto turistico o di lavoro per gli Stati Uniti; molti di loro si trovano ora in una zona grigia, con appuntamenti consolari rimandati o soggetti a interrogatori più approfonditi. La prospettiva dei diplomatici di Bruxelles è di preoccupazione: si teme che il giro di vite possa allargarsi ai programmi di esenzione dal visto (Visa Waiver), finora riservati ai passaporti biometrici europei, mettendo in discussione la reciprocità dei trattati transatlantici. L’ottica di Pechino, invece, legge queste misure come un’ulteriore prova della chiusura unilateralista americana, che potrebbe spingere i talenti e gli investitori cinesi verso altri mercati, dall’Europa al Sud-est asiatico.
Nel medio periodo, la pausa decisa dall’Uscis rischia di generare un ingorgo burocratico senza precedenti. Una volta riprese le emissioni, gli uffici dovranno smaltire un arretrato che si accumula giorno dopo giorno, mentre le nuove verifiche di background allungano i tempi di lavorazione. Gli analisti di Washington sottolineano che il vero nodo resta politico: queste misure, annunciate in vista delle elezioni di midterm, potrebbero essere utilizzate come leva elettorale, ma rischiano di alienare il sostegno delle comunità imprenditoriali che dipendono dalla manodopera immigrata. Per chi sogna il sogno americano, l’attuale scenario non lascia presagire un rapido ritorno alla normalità.
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